la vita *

Vissuto fra il 1194 e il 1250, Federico, figlio di Enrico VI di Hohenstaufen e di Costanza d'Altavilla, fu incoronato re di Sicilia nel 1198; nel 1208 si liberò della tutela del pontefice Innocenzo III a cui era stato affidato dalla madre morente. Salito al trono di Germania nel 1212 e pacificati i principi tedeschi, fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero nel 1220 dal pontefice Onorio III, a patto di tenere distinta l'amministrazione della Sicilia da quella dell'Impero e d'intraprendere una crociata. Federico concentrò le sue cure sull' Italia meridionale ed in particolare sulla Sicilia; ne riorganizzò l'amministrazione e l'economia, emanando nel 1231 un'imponente raccolta di leggi che presero il nome di "Costituzioni di Melfi ".

 

Federico instaurò contro i feudatari un regime di assolutismo regio valendosi di funzionari capaci e fedeli, quali Roffredo da Viterbo e Pier delle Vigne , ma, nello stesso tempo, essendo ipse dotto, amante delle lettere e delle arti ed ottimo conoscitore della cultura greco-araba della Sicilia, abbellì l'isola e fece della sua corte palermitana un centro di mecenatismo.

Alla sua corte confluirono scienziati, filosofi, intellettuali da ogni parte di Europa, approfittando del carattere laico della sua politica (che fu dai suoi nemici condannata come eretica) e dando vita ad un intenso scambio culturale con il mondo arabo, come prova tra l'altro la fioritura della prima scuola poetica in volgare, la "Scuola siciliana", che nacque proprio in questo periodo e in queste circostanze.

Federico stesso ebbe il ruolo di autore all'interno della scuola poetica, infatti, egli scrisse raffinate poesie in volgare, compose un trattato di falconeria (De arte venandi cum avibus) e fu promotore di traduzioni dal greco e dall'arabo di trattati letterari e scientifici. Scomunicato da Gregorio IX nel 1227 per non aver compiuto la crociata promessa, Federico partì per la Terra Santa, dove, con abili negoziati, ottenne la liberazione di Gerusalemme, di cui cinse la corona nel 1228. Per ristabilire l'autorità imperiale sui comuni dell'alta Italia affrontò la rinnovata Lega lombarda e la sconfisse a Cortenuova nel 1237. Scomunicato una seconda volta da Gregorio IX nel 1239 in seguito al matrimonio tra il figlio Enzo e Adelasia di Gallura, che privava il Papato dell'eredità sarda, e poi una terza da Innocenzo IV nel Concilio di Lione del 1245. Contro Federico si ribellarono molte città italiane e insorsero i principi tedeschi. Sconfitto dalle forze comunali a Parma nel 1248 e a Fossalta l'anno seguente, morì nel 1250 nel castello di Lucera in Puglia e fu sepolto a Palermo.


la scuola poetica siciliana *

All'ombra del "regale solium" di Federico II, a Palermo, nasce la più splendida corte dell'epoca, e, con essa, La Scuola poetica siciliana. Interessantissimo centro di confluenza delle civiltà araba bizantina e latina, la scuola raccolse intorno a sè i dotti più famosi del tempo, a qualunque religione essi appartenessero, e protesse in sommo grado la poesia, che lo stesso imperatore, ut supra dixi, coltivò attivamente. Federico, conoscitore di italiano, tedesco, francese, catalano, arabo, latino e greco, diede un notevolissimo impulso al saper in ogni campo, dall'astronomia alla filosofia, dalla medicina alla geometria; fondò l' Università di Napoli nel 1224, ebbe una ricchissima biblioteca e fece tradurre per la prima volta in latino le opere di Aristotele e di Averroè. La lirica d'arte di questa scuola risente dell'atmosfera culturale della Sicilia duecentesca, non già perché rifletta in sé qualcosa di quell'apertura e vivacità di tendenze intellettuali, ma soltanto in quanto ne partecipa lo spirito di intelligenza orgogliosa e aristocratica. Assume come modello, negli atteggiamenti poetici e negli schemi metrici e formali, la letteratura provenzale; e dai Trovatori deriva così il convenzionalismo nella rappresentazione dell'amore, inteso come servizio e omaggio feudale (rapporto di vassallaggio) e della donna dipinta nella sua perfezione fredda e astratta; come anche il gusto degli artifici concettuali, delle immagini stereotipate, della fraseologia oscura e della metrica complicata. La creazione di un linguaggio convenzionale, che rifiuta la scorrettezza e la primitiva confusione dell'idioma parlato, è invero il primo avviamento alla formazione di una lingua letteraria obbediente a una legge di eleganza e di decoro. Solo attraveso il tirocinio artistico dei siciliani sarà possibile passare da una letteratura chiusa nell'ambito di un sentimento e di una sapienza semplici ed elementari, ad una grande letteratura cresciuta sul fondamento di una cultura vasta e profonda, specchio di una vita psicologica tanto più ricca e complessa. Di più, la scuola siciliana fu appunto una "scuola" : cioè il costruirsi, per la prima volta nella letteratura italiana, di un gusto orientato e definito negli argomenti poetici, nelle forme, nella lingua, di un gusto che nei suoi elementi fondamentali (materia lirica e psicologica, raffinatezza tecnica, dignità e squisitezza d'eloquio) era destinato a diventare punto di partenza e di ispirazione delle correnti poetiche che in seguito si formarono.


la personalita' *

Sulla forte personalità di Federico II di Svevia vi sono diverse fonti storiografiche che dipingono quest'uomo in diverso modo, a seconda del proprio pensiero politico e morale.

-Il monaco francescano Salimbene de Adam raffigura l'imperatore come «uno spirito del male », un cattivo cattolico che voleva operare contro il volere della Chiesa e quindi contro quello di Dio. Rappresenta la sua figura come «l'empio che ben merita la punizione divina ».

-Lo storico Abulafia, invece, afferma e rende nota la grande figura di questo regnante, anche se tende a ridimensionare il suo operato all'interno della Scuola siciliana e riguardo alle innovazioni amministrative dell'Impero, sottolineando l' incapacità a far decollare quell'amalgama culturale che era stata la caratteristica dell'Impero normanno e che si riscontrava in quello spagnolo coevo.

-Morghen lo descrive come un politico astuto e violento, «volpe e leone», «insofferente di ostacoli, tenace nel difendere le sue posizioni a viso aperto, dissimulatore abilissimo del suo pensiero e pronto a rinnegare persone o idee, solo preoccupato di raggiungere un ultimo fine ».

-Saluzzi presenta Federico II come colui che fece rinascere il mondo meridionale che dalla rottura dell'Impero romano non rappresentava più l'asse politico e culturale dell' Europa e non faceva più parlare di sè.

-Altri filologi lo dipingono come un «uomo di straordinaria cultura e di spensierata audacia, padrone di sei lingue, abile soldato, formidabile mecenate, aperto ad ogni tipo di cultura e a saperne apprezzare i meriti, quanto contestare le scempiaggini », insomma un vero e proprio "Stupor mundi".