Il Fascismo, D'Annunzio, Jovine, Dante, Seneca, Nazionalismo e Imperialismo, Kipling, la bomba atomica,  fissione e fusione nucleare: cosa li unisce ?

 

    Il Fascismo, evento storico, sociale, culturale oltre e soprattutto che politico, a prescindere dalle tante interpretazioni o dalle diverse correnti di pensiero; storiografico, non può non essere smembrato e radiografato in 2 fenomeni complementari e sovrapponibili l'uno all'altro:

il Fascismo movimento e il Fascismo regime.

Il primo (il Fascismo movimento), come ha ben osservato il De Felice nella sua "Intervista sul Fascismo", è quel tanto di velleità rinnovatrice, di interpretazione di certe esigenze, di certi stimoli popolari; è l'anima rivoluzionaria del Movimento globalmente inteso.

Il Fascismo regime, invece, rappresenta l'altra faccia della medaglia, la parte conservatrice: il consolidamento e il rafforzamento di un potere già acquisito.

Il Fascismo movimento è quindi rinnovamento, frattura; il regime è continuità, assestamento.

Cercando di compiere un piccolo sforzo critico, è possibile notare come lo stesso movimento politico Fascista, nato con la costituzione dei Fasci di Combattimento in piazza San Sepolcro a Milano, il 23 Marzo del 1919, si sia dichiarato apertamente, nel suo Manifesto, anti-monarchico, anticlericale e popolare, mentre alla fine si sia affermato e abbia beneficiato dell'appoggio della monarchia dei Savoia, dello Stato pontificio, con la sottoscrizione dei Patti Lateranensi del ‘29, e della medio-alta borghesia industriale e latifondista.

Senza ombra di dubbio si può affermare che il Fascismo regime sia stato la reazione alla reazione Fascismo movimento, come del resto la poetica dannunziana, dall'1889 in poi, rappresenta la reazione al Decadentismo, a sua volta reazione letteraria alla caduta degli ideali e allo sconforto generale, italiano ed europeo, generato dalla difficile situazione sociale, economica e politica della seconda metà dell'800.

La vita "inimitabile" di D'Annunzio è l'esempio lampante di tale reazione. Con Gabriele D'Annunzio, la lirica decadente si carica di quel pizzico di sensualismo, di erotismo, di aspirazione politica, di ricercatezza estetica, eclettismo, di autoaffermazione, ingredienti che faranno sì che il poeta esca da quel nido, in cui si era rifugiato il Pascoli, ad esempio, che si apra al mondo e alla natura, che si compenetri nella natura ("La pioggia nel pineto"), non che si nasconda in essa, e che segni la rinascita del poeta-vate a tutti gli effetti, del superuomo nietzschiano. Non a caso Nietzsche e D'Annunzio ebbero parecchi aspetti in comune e per quanto riguarda la personalità, e per il pensiero politico, e per quello più propriamente letterario-filosofico.

La loro necessità di ricostruzione, di rigenerazione, di elevazione a status-simble (diremmo ai nostri giorni), è stata una forte base e giustificazione culturale ai movimenti politici totalitari in quel momento in ascesa (Fascismo e Nazismo).

Il loro pragmatismo, la loro interpretazione del mistico dello spirituale, li porterà all'esasperazione più estrema di ogni norma di comportamento, di ogni ideale, sino al punto di spingersi apocalitticamente al "Trionfo della morte"(D'Annunzio) e alla "Morte di Dio"(Nietzsche); opere che rappresentano la "pars destruens" della loro speculazione filosofica e che spianeranno la strada all' "Uebermensch" (l'oltre-uomo), dominatore, come ho già detto, della scena culturale e politica della prima metà del nostro secolo.

In netto contrasto con il pensiero di uomini come il D'Annunzio, i futuristi Nietzsche, Rosenberg, che appoggiarono e giustificarono teoricamente i regimi totalitari nazisti e fascisti, si pone la "sotterranea" poetica di un grande romanziere del nostro tempo: Francesco Jovine.

Francesco Jovine, che con la sua arte realista, naturalista, spesso verista, come sottolinea Luigi Russo, narra, nel fortunato romanzo "Le terre del Sacramento", le difficili vicende dell' " Impero di provincia" , come lui stesso ironicamente definisce l'ascesa del Fascismo nelle sue povere terre della provincia di Isernia.

"Le terre del Sacramento" è, come del resto ci hanno insegnato tutti i romanzi del Verga, uno strumento di denuncia sociale: le morte paludi molisane, i caldi meriggi d'Estate, i campi aridi e incolti, fanno da sfondo alle crudeli vicende di poveri contadini costretti a combattere contro la soverchiante inerzia del potere, contro gli intrighi dei signorotti, contro l'ignoranza, contro le superstizioni; ma tutto invano: alla fine, al forte (l'avvocato Cannavale) subentrerà un altro forte (lo squadrismo rurale fascista) e il debole sarà sempre più debole; questo il crudo messaggio che Jovine vuole trasmetterci.

La sua spietata avversione al potere è una costante sia delle sue opere, sia della sua vita; basti ricordare che, per la sua aperta avversione al regime, egli nel ‘37 chiese ed ottenne di essere trasferito, come insegnante di Lettere, a Tunisi e quindi al Cairo.

Il rapporto intellettuale-potente è sempre stato un rapporto difficile.

Anche Dante, in tutto il suo "iter mentis in Deum", non perde occasione di denunciare l'avidità, l'ingordigia, l'incompetenza del potente, ormai incapace di svolgere il ruolo storico di intermediario tra Dio e il popolo.

L'invettiva del "sommo poeta" fiorentino si fa pungente sia verso l'imperatore sia verso la Curia romana e in particolar modo verso il "papa teocratico" Bonifacio VIII, che nel XXVII canto della prima cantica, chiama, per mezzo di Guido da Montefeltro, " lo principe d'i novi Farisei" o il "gran prete" , sottolineando più volte la corruzione e l'ipocrisia religiosa di tale pontefice, colpevole, tra l'altro, del terribile esilio a cui lo stesso Dante era stato costretto con l'inganno.

Quindi, l'avversione di una parte dell'intellettualismo alla demagogia e agli abusi del potere non è propria del contesto storico fascista o di un determinato quadro spazio-temporale, ma, analizzando il corso della Storia, possiamo affermare che sia stata una costante fondamentale ed ineliminabile; l'abbiamo intercettata negli anni ‘20 e ‘40 , nel 1300, ma andando ancora a ritroso, non la si può non ritrovare nel mondo latino, negli scritti di Seneca, ad esempio, filosofo prima costretto anch'egli all'esilio in Corsica, poi portato allo storico venicidio con Petronio e Lucano.

Mondo latino che diventa, proprio nel ventennio fascista, il modello da imitare e di cui farsi vanto. L'intento di Mussolini, infatti, era quello, con le opere di bonifica e di incentivazione edilizia, di dare a Roma e all'Italia l'aspetto imperiale della florida età giulio-claudia, ricostruendo negli animi degli Italiani la consapevolezza di tale bagaglio culturale e di tale tradizione: gli Italiani, allora Romani e Latini, dovevano ritornare a dominare il mondo. Ecco quindi la giustificazione storico-ideologica che portò all'esasperazione del Nazionalismo e dell'Imperialismo, tanto in Italia quanto in tutto il resto del Mondo e in particolar modo nella Inghilterra post-vittoriana, che certamente in quegli anni possedeva l'impero coloniale più grosso e florido del globo terrestre, di cui fu esemplare cronista e sostenitore il grande Rudjard Kipling.

Kipling was an Englishman that was born in Bombay in 1865, so during the maximum period of english expansion in India.

His parents were two fervent and cultivated british settlers and so, obviously, he receved a strong nationalist education , that he put in evidence in all his works (he wrote short stories, novels and poems). For this reason, some critics have considered Kipling a crude imperialist, but today we can say that he was only a "Son of his Time".

In fact, we must remember that the historical period in which he lived was the greatest period of diffusion of political, moral and concrete notion of Imperialism.

In spite of this fact, Kipling's imperialistic ideal means a mission, the mission of the great english Empire towards the weaker people, that implied a great responsibility into give them civilization and law, such as is underlined in "Kim", his masterpiece.

So, Kipling's great task was that of exalting this mission and of searching in action the remedy of melancoly: this the real sense of his Imperialism.

Imperialismo sfrenato, senza limiti, che non conobbe barriere neanche nel campo bellico. La II Guerra Mondiale fu, tra l'altro, lo sconvolgente scenario intercontinentale, sul quale fecero ingresso sempre più sofisticate tecnologie, grazie ai passi da gigante fatti nei diversi campi scientifici e in particolar modo in quello chimico.

Già la Germania di Hitler aveva fatto illecitamente uso delle cosiddette armi chimico-batteriologiche; ma, l'evento eclatante che aprì una nuova era e che ancora oggi fa molto riflettere, fu l'utilizzo, da parte degli U.S.A. di Truman, della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, rispettivamente il 6 e il 9 Agosto del 1945, ormai a guerra praticamente conclusa.

La "bomba atomica", così come venne e viene ancora oggi definita è, più correttamente parlando, una bomba nucleare all'Uranio.

-Nucleare- perché sfrutta l'importantissimo processo chimico di fissione di un nucleo atomico radioattivo, tramite una particella elementare; -all'Uranio- perché utilizza come elemento fissile l'92U235 , isotopo del più comune 92U238, ma che a differenza di quest'ultimo ha la capacità di innescare e sostenere quella reazione a catena responsabile degli effetti devastanti, rilevati sulle città del Giappone e non solo.

La fissione nucleare era un processo fisico-chimico conosciuto già parecchi anni prima del suo impiego bellico, grazie agli studi sulle particelle a dei coniugi -Joliot-Curie.

Bisogna però attendere il 1939 affinché si ottenga un importantissimo e decisivo passo in avanti su questa scia; è infatti grazie al nostro Enrico Fermi e ai ragazzi di via Panisperna che si giunge ad utilizzare, per la fissione, un proiettile neutronico rallentato e quindi abbastanza controllabile.

La fissione fermiana, dunque, consiste nello sparare, attraverso un acceleratore lineare (di solito un ciclotrone o un betatrone), una particella a carica neutra, ad altissima velocità, che vada ad incidere su un bersaglio di nuclei di U235, posto ad una certa distanza, scatenando nel primo nucleo colpito, rapide vibrazioni che porteranno, in un secondo momento, alla scissione di tale nucleo di U235 in due nuclei più leggeri quali il 56Ba142 e il 36Kr91.

Dai numeri atomici degli elementi ottenuti è facile osservare come la somma delle masse atomiche (142 + 91 = 233) sia inferiore alla massa atomica originaria (235).

Ciò è spiegabile se si tiene opportunamente conto della teoria relativistica einsteiniana e degli altri prodotti secondari della fissione, quali 2 neutroni e libere particelle g.

La massa mancante, infatti, secondo la legge di Lavoisier e secondo l'equazione E = m c2, si è trasformata in energia sotto forma di particelle elementari, che potranno disperdersi nell'ambiente o andare a fomentare un'altra scissione (effetto a catena).

Sugli stessi principi, ma su un procedimento inverso, si basa la "fusione nucleare", propria della costruzione di bombe H, ma innanzitutto processo vitale e perpetuo di tutte le stelle e quindi anche della nostra stella: il Sole.

Il 98% della materia esistente nell'Universo è costituita da idrogeno ed elio, in continua trasformazione.

Benché tali elementi siano presenti anche e soprattutto nello spazio intergalattico, è proprio nelle stelle che avvengono, grazie alle altissime temperature, le reazioni termonucleari più significative.

Il Sole è una fornace termonucleare in piena efficienza.

Molti sono coloro che si chiedono fino a quando la nostra stella continuerà a riscaldare e ad illuminare il sistema solare con la stessa intensità attuale e quindi, di conseguenza, fino a quando sarà possibile la vita sul nostro pianeta.

Bene, proprio osservando le percentuali di H ed He presenti in essa è possibile datare l'età del Sole (circa 5 miliardi di anni) e prevedere che continuerà a lavorare interrottamente e con lo stesso ritmo per altri 5 miliardi di anni.

Questo perché la quantità di H prodotto è in rapporto costante con quella di He (ottenuto per fusione di 4 nuclei di H).

La fusione nucleare si basa su 3 fasi principali:

- ciclo protone-protone, che porta alla formazione di un nucleo di deuterio + emissione di 1 positrone b+ e di 1 neutrino n;

H1 + H1 ® H2 + b+ + n (con trasformazione di un

protone in un neutrone)

- fusione deuterio-protone, che produce un nucleo di 2He3, un isotopo leggero dell' 2He4, con emissione di 1 fotone g;

H2 + H1 ® He3 + g

- fusione di nuclei di He3, che vede la trasformazione di 2 nuclei leggeri di 2He3 in uno più pesante e stabile di 2He4, con conseguente espulsione di 2 protoni, riutilizzabili per un nuovo ciclo;

He3 + He3 ® He4 + 2H1 + g .