Ludwig van Beethoven
--- vita e opere secondo LDC ---
Ludwig
van Beethoven, il grande Ludwig van Beethoven, nacque a Bonn in una fredda
serata invernale: era il 17 di dicembre del 1770. In quel tempo l'Europa , scossa dalle guerre
fratricide, conosceva le ragioni dell' Illuminismo ed ignara si appropinquava
agli eventi che le avrebbero conferito un volto nuovo e moderno: la rivoluzione
francese, l'impero napoleonico, i moti indipendentisti della prima metà
dell'ottocento... Ma questa non è la sezione del mio sito dedicata alla storia,
perciò non mi dilungo più di tanto e ritorno subito al neonato Beethoven.
I genitori del nostro Ludwig - concedetemi un eufemismo - non
erano certo due geni !
Suo padre, Johann, era un mediocre tenore di coro e sua madre, Maria Magdalena
Keverich Layn, era la figlia dello chef del Principe Elettore, e, tra l'altro si
diceva, non andasse neanche molto d'accordo con i fornelli ! ( o forse la cucina
allora non aveva i fornelli !)
Come abbia fatto da questi due a nascere un genio, boh, non si sa !
Sin da piccolo, Ludwig, insieme ai suoi due fratelli, fu educato alla musica e alla composizione orchestrale, così come era tradizione di famiglia; suo nonno paterno omonimo, infatti, era stato un brillante organista di corte, invitato personalmente dal Principe Elettore a ricoprire l'ambita carica di Maestro di Cappella. (Forse Ludwig junior ereditò i geni direttamente da suo nonno Ludwig senior!)
Il giovinetto non perse tempo a bruciare le tappe; a soli 10 anni, era già in grado di suonare l'organo talmente bene che il suo maestro, Christian Gottlob Neive, anch'egli organista di corte, gli permetteva di sostituirlo in diverse occasioni, in alcune delle quali anche all'insaputa degli ascoltatori che puntualmente alla fine dell'esecuzione si congratulavano vivamente con Neive senza che questi avesse toccato un tasto.
Nel 1783, Ludwig, stanco dell'anonimato, iniziò a dar notizia di sè (e scusate se è troppo tardi !) : aiutato da suo padre e da Neive, pubblicò la sua prima composizione: "Variazione su una marcia di Dressler".
Con questo biglietto da visita, egli si presentò all'arciduca Maximilian Franz, nuovo Arcivescovo-Principe Elettore di Colonia, uomo colto e mecenate, con un profondo interesse per la musica e l'arte in genere, che presto lo nominò 'guarnista e sostituto dell'organista di corte' ed iniziò ad introdurlo nel ristretto ambiente dei notabili della città (quelli con la puzza sotto il naso, per intenderci).
E' in questo periodo che Beethoven inizia a studiare le opere di numerosi grandi compositori europei (secondo me in fondo in fondo sapeva già che li avrebbe superati tutti !).
Dopo vari e importanti riconoscimenti, egli nel 1787 decide di trasferirsi a Vienna e di iscriversi alla scuola di composizione diretta (niente di meno che) da Wolfgang Amadeus Mozart. Purtroppo, però, il fato aveva destinato che i due grandi compositori avrebbero presto dovuto dividersi; nello stesso periodo, infatti, la morte aleggiò sulla musica e falciò il padre di Mozart (evento che interruppe improvvisamente le lezioni viennesi di Wofgang) e la madre di Beethoven (cosa che costrinse quest'ultimo a far ritorno a Bonn e a dover fra l'altro farsi carico di tutta la sua famiglia, padre compreso, il quale dopo la perdita della sua compagna non trovò conforto se non nell'annegare il proprio dolore nell'alcool).
Ludwig, allora, per far quadrare i conti di famiglia, decise
di dare lezioni di musica ai figli del Cancelliere von Breuning e proprio
frequentando la casa di questi, egli iniziò a raffinare i suoi modi ed ebbe
spesso l'occasione di farsi conoscere dai frequenti nobili ospiti dei Breuning,
fra i quali il conte Ferdinand von Waldstein. Codesto, ottimo cultore di musica
e brillante mente illuminista, da subito apprezzò e prese a cuore il giovane
Ludwig, incentivandolo a coltivare il proprio talento e aiutando economicamente
lui e la sua famiglia più di una volta.
Beethoven ricambiò la di questi benevolenza dimostrando gratitudine come meglio
sapeva fare e cioè dedicandogli qualche anno dopo la "Sonata per pianoforte n°21
in DO magg op. 53", detta appunto "la Waldstein".
Nel 1792, alla morte del padre, Beethoven, dopo 5 anni
ritentò la strada viennese, stabilendosi nella città austriaca ed iscrivendosi
alla scuola di Johann Schenk e del maestro Franz Joseph Haydn, il più grande
compositore austriaco (e forse anche europeo) del momento.
Beethoven, però, era ormai crescito (aveva 22 anni) ed era stanco degli
ortodossi temi musicali e delle rigide regole di composizione del tempo; perciò,
alla ricerca della sua idea originale, iniziò a manifestare il suo stile e la
sua concezione della musica ai suoi insegnanti e a Haydn di persona, il quale
reputò inaccettabili tali posizioni rivoluzionarie, tanto da costringere
il suo allievo a cambiare maestro. Fu così la volta di Johann Georg
Albrechtsberger e di Antonio Salieri, direttore dell'opera di Vienna e ottimo
didatta di composizione vocale, con i quali il giovane talento termina la sua
formazione musicale.
E' di questo periodo la prima esibizione ufficiale di Beethoven (Burgtheater - 29 Marzo 1795) e la pubblicazione della sua opera 1: "Tre trio per pianoforte, violino e violoncello", grazie alla quale fece capire ai viennesi che presto qualcuno avrebbe raccolto l'eredità di Mozart.
In breve tempo, i concerti ai quali era invitato ad esibirsi si moltiplicarono, così come i notabili che insistevano per far la sua conoscenza : è del 1799 l'incontro con il Principe Karl Lichnowsky, suo protettore, al quale dedicò la "Sonata per pianoforte n°8 op 13" (meglio nota come "la Patetica") .
Vienna incominciava a star stretta al nostro brillante
compositore ! Così egli iniziò le sue tourneè in Europa: Praga, Dresda, Lipsia e
Berlino le tappe principali, durante le quali incontrò anche il Re di Prussia.
Datati 1800 sono la "Composizione dei quartetti dï archi, op. 18", il
"Concerto per pianoforte n°7" e la "Prima Sinfonia".
Tutte le luci del successo, però, non potettero dileguare il buio della malattia
e della sofferenza che, purtroppo, da tempo si paventava al grande Beethoven:
crudele e spietata la sorte aveva riservato per Ludwig, come per una arcana
legge del contrappasso, la più brutta condizione fisica immaginabile per un
musicista e per un grandissimo compositore quale egli fu. Ludwig, giorno dopo
giorno, diventava sempre più sordo, fino al momento in cui non potè più
nascondere la sua menomazione ai suoi più stretti amici.
Nonostante tutto, Ludwig cercò di reagire e di combattere la
malattia con tutte le sue forze; la sua produzione più importante, infatti,
doveva ancora venire alla luce !
La musica era nella sua mente. Le sue mani erano semplici esecutrici della
ragione: non potevano sbagliare ! Egli non aveva pieno riscontro di ciò che il
suo intelletto aveva partorito e per questo sapeva che la composizione doveva
necessariamente rasentare la perfezione !
A testimonianza del primo periodo di sconforto, di terrore e di sofferenze
sopportate nel silenzio, del 1801 è la celebre "Sonata al chiaro di luna"
(indirizzata alla contessa Guicciardi) e del 1802 sono il "Testamento di
Heilingenstadt", la "Seconda Sinfonia", "Concerto per painoforte n°3" e
"Cristo sul monte degli ulivi".
Il 1803 segnò la svolta stilistica beethoviana. La seconda fase della sua produzione, scevra dai canoni e dagli schemi tradizionali, iniziò con la "Terza Sinfonia" (la Eroica), opera dedicata a Napoleone e alle sue entusiasmanti e trionfali battaglie. Nel 1805 ultimò la "Leonore", opera lirica che inizialmente non riscosse molto successo, ma, solo 8 anni più tardi, quando sottoposta ad un intervento di lifting e ripresentata al pubblico con il nome di "Fidelio", diventò una delle rappresentazioni teatrali più famose per i temi di libertà, giustizia ed eroismo trattati, nonché per il quadro di esaltazione dell'amore coniugale e dell'ideale di femminilità che Beethoven aveva così bene riportato su pentagramma. Il 1806 fu la volta del "Concerto per quartetto d'archi ("Rasumowsky"), op. 59".
Nel frattempo Beethoven aveva iniziato una profonda relazione con la contessa Josephine von Brunswig, alla quale aveva dato qualche lezione di pianoforte dopo la morte del marito. Lei, però, per rispetto del marito e dei suoi due figli, ma forse soprattutto a causa della modesta condizione sociale di Ludwig, decise di troncare il rapporto che da semplice buona amicizia minacciava di trasformarsi in ben altro. Per gli appassionati di gossip, dirò che la contessa qualche anno più tardi sposò un altro, quasi certamente un po' più ricco del povero nostro scaricato !
Dopo il 1810, superata la delusione amorosa, Beethoven riprese a sfornare capolavori a raffica: "Egmond", "Sesta Sinfonia" ("Pastorale"), "Settima Sinfonia", "Ottava Sinfonia", "Concerto per pianoforte n° 4", "Concerto per pianoforte n° 5" ("Imperatore"), "Concerto per violino", Sonata per pianoforte n°21 op. 53" e "Sonata per pianoforte op 57" ("Appassionata"), musiche per spettacolo "Le rovine di Atene", op. 113 e "König Stephan", op. 117. Grazie a queste opere il mondo non ebbe più dubbi: Beethoven veniva definitivamente incoronato migliore compositore del suo tempo.
Il 1813 fu l'anno della celebrazione della vittoria degli inglesi di Wellington su Napoleone nella "Sinfonia della Battaglia" ("Die Schlacht von Vittoria) con il celebre brano "God Save the King", accolto dal pubblico con inaspettati fragorosi applausi.
Due anni dopo, la morte del fratello Caspar Anton Carl scosse profondamente Ludwig; egli decise di prendere, come secondo volontà di suo fratello, sotto la sua custodia suo nipote, trascinando in tribunale sua cognata, accusandola di immoralità. Dopo anni Beethoven vinse la causa ed iniziò ad insegnare al ragazzo la musica. Quest'ultimo, però, lo deluderà fortemente quando preferirà la carriera militare all'arte di suo zio.
Beethoven apparve seduto ad un pianoforte per l'ultima volta davanti un pubblico di teatro il 16 aprile 1814, quando presentò la sua op. 97 "Trio per pianoforte, violino e violoncello". Nonostante il suo ritiro dalle scene, continuò dietro le quinte il suo hobby vitale: la composizione. Di lì a poco, scrisse la "Missa Solemnis", in cui egli esprime tutta la sua spiritualità e fede in Dio. La messa, così come la "Nona Sinfonia" (la "Corale") e la "Diabelli Variationen", venne finanziata con una colletta direttamente dai viennesi, in quanto nessun produttore aveva intenzione di pubblicare componimenti giudicati troppo complicate e sui generis per l'epoca. Comunque, alla fine, nell'aprile del 1824, il successo del concerto tenutosi a San Pietroburgo diede ragione a Beethoven e a tutti coloro che avevano affidato i pochi spiccioli per la riuscita pubblica.
Gli anni seguenti, videro purtroppo il lento spegnersi di una cometa che stava ormai lasciando il suo tempo; Il grande compositore, ultimamente anche dedito all'alcool, fu presto preda della polmonite e, affetto oltretutto da itterizia e idropisia, vide le sue condizioni peggiorare giorno o dopo giorno. Così dopo aver pensato ad una "Decina Sinfonia" e aver scritto alla London Philharmonic Society, esortandola ad organizzare un concerto di beneficenza in suo onore, entrò in coma, fino a spegnersi il 26 marzo 1827 alle ore 17.30. Al suo funerale (29 marzo) sembrava partecipare tutta l'Europa: dopo l'orazione funebre composta dal grande Grillparzer, 20.000 persone, un fiume di gente accodata al feretro (fra i quali anche Schubert, Hummel e Kreutzer) porgeva l'estremo saluto ad un uomo che non sui campi di battaglia, non tra i banchi della politica, non tra le barricate della rivoluzione, ma tra i righi e gli spazi del pentagramma era ugualmente stato esemplare interprete del suo tempo.
Dionigi Cristian Lentini