Unica regione dell'Italia peninsulare non bagnata dal mare, l'Umbria è
prevalentemente collinare e montuosa (solo il 6% del territorio è costituito da
pianura); vi si distinguono a est i monti dell'Appennino Umbro-Marchigiano
(versante tirrenico), con le sue grandi masse di calcari cretacei (monte di
Maggio, 1.416 m; Subasio, 1.290 m; Monte Maggiore, 1.428 m; monte Coscerno,
1.685 m); parallele a esso, una serie di catene subappenniniche, che
diminuiscono di altitudine man mano che si procede verso ovest (monte Martano,
1.094 m; monti di Amelia-monte Croce di Serra, 994 m, ecc.), costituite da
rocce arenaceo-marnose, dolcemente declinanti, interrotte da banchi calcarei
dalle forme più aspre (qualche fenomeno carsico); l'estremo allineamento
occidentale è dato da ondulate, basse colline (Orvietano), al limite dei
rilievi antiappenninici tosco-laziali, costituite da argille plioceniche
rivestite qua e là di tufi vulcanici, con frequenti calanchi. Separano le varie
quinte appenniniche e subappenniniche i bacini fluviali che nei tratti
longitudinali si aprono in lunghe depressioni vallive (Val Tiberina, Valnerina)
e in grandi conche tettoniche intermontane dal fondo pianeggiante (100-700 m
d'alt.). Essi corrispondono a laghi del pliocene o del quaternario, colmati nel
pleistocene e successivamente, in parte, riescavati, e si presentano oggi come
conche alluvionali ricche di vegetazione e fertili, costituenti aree ad
agricoltura intensiva: conche di Gubbio, di Gualdo Tadino, di Terni, di Norcia,
di Cascia, la Val Tiberina, la La regione occupa uno degli ultimi posti fra le regioni
italiane per quanto riguarda la popolazione assoluta, ma anche la densità è
mediocre, di gran lunga inferiore alla media nazionale, con punte più alte nel
Perugino e nella conca ternana, nella Valle Umbra, nella Val Tiberina, nella
conca del Trasimeno e in Valnerina e con densità minime sui rilievi appenninici
sudorientali (montagna norcina e spoletina). I centri abitati, generalmente
piccoli, sono prevalentemente costruiti in altura. Ancora in calo negli anni Sessanta, per il prevalere del
forte passivo migratorio sul leggero attivo del saldo naturale, la popolazione
complessiva della regione è poi risultata in ripresa negli anni Settanta, e
ancora negli anni Ottanta e Novanta, quando il saldo naturale si è fatto
leggermente negativo, abbondantemente compensato però dal netto attivo
dell'interscambio migratorio con le altre regioni e con l'estero (811.831 ab.
al censimento 1991). Nel quadro dell'economia regionale continua a ridursi
l'incidenza delle attività del settore primario, che occupano complessivamente
meno del 10% delle forze di lavoro. Le maggiori produzioni sono sempre quelle
di frumento, di olio e di vino, accompagnate da buone produzioni ortofrutticole
(in particolare fave, peperoni, piselli). Rilevante è anche l'importanza
dell'allevamento, soprattutto suino e ovino, ma anche bovino ed equino, e delle
relative produzioni di carne, lana e latte. Con una quota dell'1,4% della popolazione italiana, l'Umbria
partecipa per il 2% al prodotto agricolo nazionale, un risultato notevole per
una regione quasi interamente montana e collinare, a cui contribuiscono anche
colture intensive specializzate come il tabacco. I boschi coprono un terzo del
territorio. La quota di produzione industriale (1,4% del totale italiano) è
allineata al peso demografico della regione. È una situazione di
"semisviluppo", in posizione intermedia tra Nord industriale e Sud assistito,
meno favorevole di quella di regioni confinanti quali la Toscana e le Marche.
Terni, divenuta polo industriale cento anni fa per decisione politica, è ancora
oggi un grande centro di industria pesante siderurgica e chimica. L'industria
leggera si è sviluppata soprattutto tra Perugia e Foligno. Le maggiori aziende,
una del settore abbigliamento e l'altra dolciaria con dimensioni di piccola
multinazionale, hanno registrato difficoltà gravi. La crisi occupazionale della
grande industria e l'insufficiente sviluppo della piccola e media impresa hanno
reso pesante la costruzione del mercato del lavoro. La composizione per settori
dell'occupazione si avvicina a quella della media nazionale: agricoltura 7,4%,
industria 31,5%, servizi e pubblica amministrazione 58%. Il dato preoccupante è
l'elevata disoccupazione. Ostacoli allo sviluppo economico sono la posizione di
"isolato" interno, lontano dal mare e toccato solo marginalmente dai grandi
assi ferroviari e autostradali, e la morfologia del territorio che pone limiti
a un'agricoltura efficiente e produttiva. Questo isolamento è stato in parte
spezzato con la realizzazione del raccordo autostradale Perugia- Bettole e
dalla superstrada E45. Nel settore che da tempo risulta fra i più dinamici
dell'economia italiana, quello turistico, l'Umbria ha una quota di attività
modesta e inferiore al suo peso demografico. Grazie ai suoi centri religiosi e
al patrimonio storico-ambientale, la quota di stranieri è lievemente superiore
alla media nazionale. Possibilità di ulteriore sviluppo sono legate
all'eccezionale patrimonio artistico e religioso della regione, che è patria di
grandi santi (san Francesco e santa Chiara, san Benedetto e santa Scolastica,
santa Rita da Cascia) e ricca di santuari (Assisi, Cascia, Montefalco); a
molteplici iniziative artistico-culturali (università per Stranieri di Perugia,
festival di Spoleto, "La Cittadella" della Pro Civitate Christiana ad Assisi,
ecc.); al richiamo esercitato dai numerosi centri d'arte medievale e
rinascimentale, spesso di grande interesse anche dal punto di vista
archeologico. Negli ultimi anni si è affermato l’agriturismo. Nel settembre del 1997 la regione è stata colpita da un
violento terremoto che ha causato danni gravissimi, in taluni casi
irreparabili, al patrimonio artistico e a numerose abitazioni. Corrispondente al territorio abitato dagli Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente la regione fu percorsa e
devastata dalle orde barbariche e poi dagli eserciti bizantini. Con
l'occupazione longobarda (seconda metà del
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001