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Umbria

chiusa tra il Lazio a sud, la Toscana a ovest, le Marche a nord e a est; 8.456 km²; 825.910 ab. (97 ab. per km²); comprende due province: Perugia a nord e Terni a sud, suddivise complessivamente in 92 comuni. Capol. Perugia.

Unica regione dell'Italia peninsulare non bagnata dal mare, l'Umbria è prevalentemente collinare e montuosa (solo il 6% del territorio è costituito da pianura); vi si distinguono a est i monti dell'Appennino Umbro-Marchigiano (versante tirrenico), con le sue grandi masse di calcari cretacei (monte di Maggio, 1.416 m; Subasio, 1.290 m; Monte Maggiore, 1.428 m; monte Coscerno, 1.685 m); parallele a esso, una serie di catene subappenniniche, che diminuiscono di altitudine man mano che si procede verso ovest (monte Martano, 1.094 m; monti di Amelia-monte Croce di Serra, 994 m, ecc.), costituite da rocce arenaceo-marnose, dolcemente declinanti, interrotte da banchi calcarei dalle forme più aspre (qualche fenomeno carsico); l'estremo allineamento occidentale è dato da ondulate, basse colline (Orvietano), al limite dei rilievi antiappenninici tosco-laziali, costituite da argille plioceniche rivestite qua e là di tufi vulcanici, con frequenti calanchi. Separano le varie quinte appenniniche e subappenniniche i bacini fluviali che nei tratti longitudinali si aprono in lunghe depressioni vallive (Val Tiberina, Valnerina) e in grandi conche tettoniche intermontane dal fondo pianeggiante (100-700 m d'alt.). Essi corrispondono a laghi del pliocene o del quaternario, colmati nel pleistocene e successivamente, in parte, riescavati, e si presentano oggi come conche alluvionali ricche di vegetazione e fertili, costituenti aree ad agricoltura intensiva: conche di Gubbio, di Gualdo Tadino, di Terni, di Norcia, di Cascia, la Val Tiberina, la Valle Umbra e, a occidente, la conca del Trasimeno. Le dolci colline del Perugino e dell'Orvietano e le pianeggianti conche intermontane ricoperte di colture, viti e olivi, costituiscono il paesaggio tipico dell'Umbria, l'"Umbria verde", in cui si ritrovano, peraltro più rudi e malinconici, i caratteri del paesaggio toscano. Il clima della regione è continentale, per quanto abbastanza mite, con notevoli escursioni termiche diurne e stagionali (temperatura media annua, a Perugia, di 13 ºC, con media di gennaio di 3º e di luglio di 22º), piogge prevalentemente autunnali e precipitazioni nevose invernali sui rilievi orientali, più elevati. L'Umbria appartiene interamente al bacino del Tevere, che la percorre da nord a sud per 210 km ricevendo le acque di numerosi affluenti: Chiascio, insieme con il subaffluente Topino (Valle Umbra), Nera, con il subaffluente Velino (cascata delle Marmore), dalla parte sinistra; Nestore e Paglia (con il subaffluente Chiana), da destra. Appartengono all'Umbria anche i laghi Trasimeno (il più esteso dell'Italia peninsulare) e di Piediluco (bacino del Velino).

La regione occupa uno degli ultimi posti fra le regioni italiane per quanto riguarda la popolazione assoluta, ma anche la densità è mediocre, di gran lunga inferiore alla media nazionale, con punte più alte nel Perugino e nella conca ternana, nella Valle Umbra, nella Val Tiberina, nella conca del Trasimeno e in Valnerina e con densità minime sui rilievi appenninici sudorientali (montagna norcina e spoletina). I centri abitati, generalmente piccoli, sono prevalentemente costruiti in altura.

Ancora in calo negli anni Sessanta, per il prevalere del forte passivo migratorio sul leggero attivo del saldo naturale, la popolazione complessiva della regione è poi risultata in ripresa negli anni Settanta, e ancora negli anni Ottanta e Novanta, quando il saldo naturale si è fatto leggermente negativo, abbondantemente compensato però dal netto attivo dell'interscambio migratorio con le altre regioni e con l'estero (811.831 ab. al censimento 1991).

Nel quadro dell'economia regionale continua a ridursi l'incidenza delle attività del settore primario, che occupano complessivamente meno del 10% delle forze di lavoro. Le maggiori produzioni sono sempre quelle di frumento, di olio e di vino, accompagnate da buone produzioni ortofrutticole (in particolare fave, peperoni, piselli). Rilevante è anche l'importanza dell'allevamento, soprattutto suino e ovino, ma anche bovino ed equino, e delle relative produzioni di carne, lana e latte.

Con una quota dell'1,4% della popolazione italiana, l'Umbria partecipa per il 2% al prodotto agricolo nazionale, un risultato notevole per una regione quasi interamente montana e collinare, a cui contribuiscono anche colture intensive specializzate come il tabacco. I boschi coprono un terzo del territorio. La quota di produzione industriale (1,4% del totale italiano) è allineata al peso demografico della regione. È una situazione di "semisviluppo", in posizione intermedia tra Nord industriale e Sud assistito, meno favorevole di quella di regioni confinanti quali la Toscana e le Marche. Terni, divenuta polo industriale cento anni fa per decisione politica, è ancora oggi un grande centro di industria pesante siderurgica e chimica. L'industria leggera si è sviluppata soprattutto tra Perugia e Foligno. Le maggiori aziende, una del settore abbigliamento e l'altra dolciaria con dimensioni di piccola multinazionale, hanno registrato difficoltà gravi. La crisi occupazionale della grande industria e l'insufficiente sviluppo della piccola e media impresa hanno reso pesante la costruzione del mercato del lavoro. La composizione per settori dell'occupazione si avvicina a quella della media nazionale: agricoltura 7,4%, industria 31,5%, servizi e pubblica amministrazione 58%. Il dato preoccupante è l'elevata disoccupazione. Ostacoli allo sviluppo economico sono la posizione di "isolato" interno, lontano dal mare e toccato solo marginalmente dai grandi assi ferroviari e autostradali, e la morfologia del territorio che pone limiti a un'agricoltura efficiente e produttiva. Questo isolamento è stato in parte spezzato con la realizzazione del raccordo autostradale Perugia- Bettole e dalla superstrada E45. Nel settore che da tempo risulta fra i più dinamici dell'economia italiana, quello turistico, l'Umbria ha una quota di attività modesta e inferiore al suo peso demografico. Grazie ai suoi centri religiosi e al patrimonio storico-ambientale, la quota di stranieri è lievemente superiore alla media nazionale. Possibilità di ulteriore sviluppo sono legate all'eccezionale patrimonio artistico e religioso della regione, che è patria di grandi santi (san Francesco e santa Chiara, san Benedetto e santa Scolastica, santa Rita da Cascia) e ricca di santuari (Assisi, Cascia, Montefalco); a molteplici iniziative artistico-culturali (università per Stranieri di Perugia, festival di Spoleto, "La Cittadella" della Pro Civitate Christiana ad Assisi, ecc.); al richiamo esercitato dai numerosi centri d'arte medievale e rinascimentale, spesso di grande interesse anche dal punto di vista archeologico. Negli ultimi anni si è affermato l’agriturismo.

Nel settembre del 1997 la regione è stata colpita da un violento terremoto che ha causato danni gravissimi, in taluni casi irreparabili, al patrimonio artistico e a numerose abitazioni.

Corrispondente al territorio abitato dagli Umbri, l'antica Umbria aveva un'estensione diversa e maggiore di quella attuale e, divenuta con Augusto la VI regione dell'Italia, comprese anche l'Ager Gallicus. Con la riforma dioclezianea, parte del suo territorio fu unito alla Tuscia e parte al Piceno.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente la regione fu percorsa e devastata dalle orde barbariche e poi dagli eserciti bizantini. Con l'occupazione longobarda (seconda metà del VI sec.), cominciarono a sorgere formazioni politiche caratterizzate da una certa stabilità. Fra queste principalmente il ducato di Spoleto (571) che molto presto comprese nella sua giurisdizione tutta l'Umbria e parte delle Marche, dell'Abruzzo e del Lazio. Le vicende del ducato di Spoleto, che sotto i Franchi (dal 789) divenne in pratica un feudo dell'Impero (anche se rivendicato dalla Chiesa in virtù della Promissio Carisiaca ), furono sostanzialmente le vicende di tutta la regione, nella quale frattanto avevano prosperato le sedi episcopali (Todi, Narni, Terni, Foligno, Spello, Assisi, Gubbio, Città di Castello, ecc.). Nel X sec. alcuni territori del ducato di Spoleto furono costituiti dall'imperatore Ottone I in un'entità feudale autonoma e attribuiti al conte tedesco Arnolfo (donde il nome di Terre Arnolfe. Nel secolo successivo molte città umbre si ressero con propri statuti comunali, ma molto presto furono dilaniate dalle guerre (specie Perugia e Assisi) e dalle lotte di fazione, che culminarono nelle coalizioni guelfe contro gli imperatori Federico I e Federico II (secc. XII - XIII). Sotto la spinta del predominante e vittorioso guelfismo e dell'azione di riconquista dell'Albornoz condotta nel XIV sec. contro talune signorie affermatesi nella regione (i Gabrielli a Gubbio, i Trinci a Foligno, i Baglioni e gli Oddi a Perugia, i Vitelli a Città di Castello, ecc.), l'Umbria cominciò a entrare concretamente nell'orbita della Santa Sede. Dopo le signorie personali dei condottieri umbri Braccio da Montone, Niccolò e Iacopo Piccinino ( XV sec.), la supremazia della Chiesa fu ulteriormente rafforzata da Alessandro VI e da Cesare Borgia (fine del XV sec.) e più tardi definitivamente affermata dal pontefice Paolo III (XVI sec.). Da quel momento la regione rimase sotto la giurisdizione diretta della Sede apostolica fino al 1798 allorché, occupata dai Francesi, aderì alla Repubblica Romana facendo parte del dipartimento del Clitunno e del Trasimeno, quest'ultimo ripristinato sotto il Regno Italico con capitale Spoleto (1809-1815). Tornata alla Chiesa con la Restaurazione, nel 1831 alcune sue città presero parte attiva alle insurrezioni della Romagna, mentre nel 1848 i patrioti umbri si batterono accanitamente per la Repubblica Romana. Conquistata dagli Austriaci intervenuti in appoggio allo Stato Pontificio nel 1849, divenne italiana con l'occupazione militare seguita dal plebiscito del novembre 1860.

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001