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Toscana

bagnata dal mar Tirreno e confinante con la Liguria, l'Emilia-Romagna, le Marche, l'Umbria e il Lazio; 22.992 km²; 3.523.238 ab. (153 ab. per km²). Comprende dieci province: Arezzo, Firenze, Prato, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa-Carrara, Pisa, Pistoia, Siena; 287 comuni. Capol. Firenze.

La Toscana è una regione storico-geografica di transizione, sia per la posizione geografica, sia per il clima e per il suo ruolo di passaggio fra l'Italia continentale e il resto della penisola. Estremamente varia è la topografia della regione, che risulta frazionata in numerose subregioni: Lunigiana, Versilia, Garfagnana, Mugello, Casentino, Chianti, Maremma, Valdarno Superiore e Inferiore, ecc. L'aspetto del rilievo è prevalentemente montuoso e collinare; solo la nona parte del territorio è costituita da pianure alluvionali (Versilia, pianure maremmane, lungo la costa, e Valdarno Inferiore). A nord la Toscana si estende sul versante tirrenico e parzialmente anche su quello adriatico dell'Appennino Tosco-Emiliano, dalla Cisa fino al passo di Bocca Trabaria (cime principali: monte Prato, 2.053 m; Giovo, 1.991 m; Corno alle Scale, 1.945 m; Sillara, 1.861 m; Falterona, 1.654 m). A NE del monte Cimone, fino alle sorgenti del Tevere, l'Appennino dispiega vari paesaggi: catene calcaree, groppe montuose rivestite di boschi di faggio, brevi, discontinue catene parallele alla catena principale, fra le quali si aprono gli antichi bacini lacustri dell'era quaternaria della Sieve (Mugello), dell'Arno superiore (Casentino) e del Tevere (alta Val Tiberina). Parallela alla catena dello spartiacque appenninico, da cui la separano le valli dell'Aulella, affluente della Magra, e del Serchio (Garfagnana), si allunga a nord di Pisa e di Lucca la catena delle Alpi Apuane (culminanti nel monte Pisanino, 1.946 m), di natura antiappenninica ma di aspetto alpino (onde il nome), costituite da scisti paleozoici ricoperti da marmi e da rocce sedimentarie del secondario. A sud del Valdarno, tra la conca pianeggiante della val di Chiana e il mare, s'innalza la catena del subappennino e dell'Antiappennino Toscano; sono collinari quelli subappenninici, di varia forma e struttura quelli antiappenninici: le Colline Metallifere, a sud di Siena, le Colline del Chianti, ricoperte di viti, e, a SE, isolato, il massiccio trachitico del monte Amiata. Rilievi pure isolati, lungo la costa, sono i promontori di Piombino e dell'Argentario (antiche isole) e i monti dell'Uccellina (che rientrano fra le numerose zone protette della regione).

Appartengono al territorio l'isola d'Elba e le altre isole dell'arcipelago toscano.

Lo sviluppo costiero è di 328 km; il litorale è generalmente basso, coperto, come presso la foce dell'Arno, da cordoni di dune (tomboli); verso l'interno, esso è accompagnato da una fascia più o meno larga di pianura alluvionale, un tempo paludosa e malsana, poi bonificata: la Maremma (pisano-livornese e grossetana). I rari promontori (Piombino, Punta Ala, Argentario) separano ampie insenature falcate: golfo di Follonica, Cala di Forno, golfo di Talamone.

Il clima presenta notevoli varietà locali, in conseguenza della molteplicità del rilievo; di tipo marittimo- mediterraneo, più marcato nella fascia costiera, che è umida e ventosa, diventa continentale all'interno, con escursioni termiche annue abbastanza rilevanti. Le piogge sono abbondanti soprattutto nelle zone appenniniche settentrionali e nella zona del monte Amiata; altrimenti sono poco abbondanti e prevalentemente autunnali (ottobre- novembre) e primaverili (aprile-maggio); i mesi estivi sono caratterizzati da prolungata siccità. Oltre all'Arno (241 km), il cui bacino (con gli affluenti: Sieve, Elsa, Era, Ombrone pistoiese, ecc.) si estende su un terzo del territorio regionale, bagnano la Toscana i fiumi Serchio, Cecina, Cornia, Bruna, Albegna, Ombrone grossetano; scorrono in parte in territorio toscano il Tevere (corso superiore), la Magra e il Fiora. Pochi sono i laghi: di Massaciuccoli, di Chiusi, di Montepulciano, di Burano e altri, oltre alla laguna di Orbetello.

Nell'ultimo mezzo secolo l'andamento della popolazione è risultato in costante crescita, passando però da un ritmo piuttosto sostenuto (187.000 unità in più fra i censimenti del 1961 e del 1971) a uno molto più ridotto (soltanto 18.000 unità in più nel decennio compreso fra il 1981 e il 1991, quando il totale si è assestato intorno a 3.600.000 unità). La situazione di crescita zero è dovuta soprattutto alla caduta della natalità, che ha portato nella seconda metà degli anni Ottanta a un saldo naturale decisamente negativo (­ 0,4% annuo) che il buon attivo del bilancio migratorio stenta ormai a pareggiare. La popolazione della Toscana presenta una densità inferiore alla media nazionale ed è assai variamente distribuita. Si verificano infatti uno spopolamento delle zone appenniniche (Montagna Pistoiese, Casentino, alto Mugello), dovuto anche alla crisi dell'agricoltura montana, e una concentrazione della popolazione nei centri del bacino di Firenze e della pianura tra Firenze e Pistoia, nel Valdarno Inferiore, nella Versilia e in alcune zone pedemontane. In seguito alla riforma agraria vasti tratti della Maremma si sono ripopolati, ma solo una piccola minoranza della popolazione vive nella campagna.

Fin dal tempo degli Etruschi la Toscana è stata regione a economia essenzialmente agricola, ma nell'ultimo mezzo secolo lo sviluppo della grande e media industria ha portato una notevole trasformazione: oggi solo il 3,8% della popolazione attiva è occupato nell'agricoltura, contro il 34% occupato nell'industria e il 61% in altre attività. La superficie agraria e forestale è di oltre due milioni di ha, con una superficie media delle aziende di 11,4 ha; prevalgono le aziende a conduzione diretta e con bestiame. L'elemento base della produzione agricola è costituito dai cereali, soprattutto dal frumento (terzo posto fra le regioni italiane) e dal mais; in aumento, nelle zone di pianura, è la produzione di barbabietole da zucchero; diffusissime sono le colture promiscue di viti e olivi con cereali e foraggi sui pendii collinari; coltura tipica della regione è quella della vite, il cui feudo è il Chianti. Assai rinomati in tutto il mondo sono i vini toscani, in particolare del Chianti (la cui produzione è tutelata da appositi consorzi) e dell'isola d'Elba. La regione è fra le prime produttrici di uva passa, all'ottavo posto per il vino e al quarto per l'olio d'oliva. Le bonifiche intraprese da lungo tempo e la riforma agraria realizzata hanno reso la Maremma grossetana, in passato malsana e infruttuosa, una fertile zona cerealicola e orticola. Intensa è l'orticoltura nel Valdarno, nella Lucchesia e nel Grossetano; diffusa la patata; notevole la produzione di frutta (pere, pesche), castagne e funghi. Recentemente la regione ha fortemente incrementato la coltivazione del girasole da olio, per cui figura al primo posto nel paese con oltre un terzo del totale. Nel Pistoiese è altresì sviluppata la floricoltura (secondo posto dopo la Liguria). Nelle conche intermontane si coltiva il tabacco (val di Chiana, Aretino). Il patrimonio zootecnico comprende suini (quinto posto), bovini (in contrazione), ovini (quarto posto); l'allevamento, un tempo pastorale (ovini e bovini), tende ad associarsi all'agricoltura, in conseguenza delle riforme agrarie (Maremma, val di Chiana). Il patrimonio boschivo è buono; il bosco, che occupa oltre un terzo della superficie regionale, è per lo più ceduo, a macchia; nell'Appennino, fra gli 800-1.000 m fino a 1.600- 1.700 m prevale il faggio (Casentino), ma non mancano abetine (Camaldoli, Abetone, Vallombrosa) e pinete (San Rossore, ecc.). Scarsa importanza riveste la pesca. La regione ha conosciuto fin dal tempo degli Etruschi e dei Romani, poi nell'età dei Comuni e delle signorie, una spiccata attività industriale, la cui importanza relativa è andata diminuendo, e oggi è dispersa in numerose imprese di varia grandezza.

La Toscana è, dopo la Sardegna, la più ricca regione mineraria d'Italia; produceva infatti prima dell'interruzione dell'estrazione la totalità del mercurio italiano (monte Amiata, Grossetano); ha le più grandi miniere di ferro (isola d'Elba, Vallaspra); vantava una cospicua produzione di piriti di ferro (Grossetano, isola d'Elba) prima dell’interruzione dell’estrazione nel 1994; giacimenti di ematite (monte Tambura), lignite (Valdarno), piombo e zinco (Campiglia Marittima, Grossetano), minerali di rame (Massa Marittima), magnesite, marmo (marmi bianchi statuari delle Apuane, marmi paonazzi, cipollino, ecc.; marmi gialli del Senese, rossi dell'Amiata, i serpentini di Prato, travertini di Rapolano), salgemma e alabastro (Volterra); soffioni boraciferi (Larderello), sfruttati anche per la produzione di energia, e sorgenti idrotermali.

Alle tradizionali industrie del marmo (Massa Carrara) e tessili (Prato, Livorno, Pisa, ecc.), si sono aggiunte le industrie siderurgiche e quelle metallurgiche che sono tuttora rappresentate a Piombino, Firenze, Massa, San Giovanni Valdarno, Follonica, Livorno; le costruzioni navali e raffinerie di petrolio (Livorno); le industrie meccaniche (Firenze, San Giovanni Valdarno, Pistoia), automobilistica (Marina di Pisa), motociclistica (Pontedera, Firenze, Pisa); la meccanica di precisione a Firenze; il cementificio (Livorno, lncisa in Val d'Arno, Avenza); le industrie chimiche (Rosignano Solvay, Livorno, Pistoia, Massa, Firenze, Pescia, Larderello, ecc.) e farmaceutiche (Firenze, Pisa); il mobilificio (Cascina, Firenze), la manifattura del tabacco (Firenze), la fabbricazione di fiammiferi (Empoli); le vetrerie (Empoli, Livorno, Pisa); l'industria della concia (Santa Croce sull'Arno), delle calzature e dei lavori in pelle (Firenze, Montelupo Fiorentino, Pistoia, Fucecchio, ecc.), grafiche, della carta (valli del Pistoiese), ecc. Tradizioni secolari d'arte hanno le industrie ceramiche (Firenze, Signa, Doccia, Sesto Fiorentino) e delle terrecotte. Nel campo delle industrie alimentari prevalgono le industrie enologiche, olearie (Lucca), conserviere (Monsummano Terme, Livorno), lo zuccherificio (Castiglion Fiorentino), il birrificio, il caseificio (tipici formaggi toscani sono il pecorino, il raveggiolo, il brancolino) e il salumificio (Casentino, Chianti), il pastificio (Sansepolcro), le industrie dolciarie, ecc. Industrie di gloriose tradizioni artigianali sono quelle del cappellificio (Montevarchi), della paglia (Firenze, Lastra a Signa, Signa), dell'abbigliamento (Firenze, Arezzo), dei tappeti, dei pizzi, dei tessuti di lana (Prato, Casentino). L'artigianato vero e proprio è largamente diffuso nella regione: lavorazione del cuoio, legno, ferro battuto, alabastro, gesso, paglia e rafia, ceramiche, ricami, vetri artistici. Da decenni prosegue senza interruzioni la crescita del settore terziario, sia in termini di occupati sia in termini di incidenza sul prodotto regionale lordo (ormai superiore al 50% del totale). L'impiego nella pubblica amministrazione e nelle altre attività del terziario non immediatamente produttivo è su valori percentuali inferiori alla media nazionale; quello nei trasporti, nel credito, nelle comunicazioni e negli altri servizi produttivi si discosta poco dai valori standard, mentre supera la media l'attività del commercio, degli alberghi e dei pubblici esercizi. Molto sviluppata, infatti, è l'industria turistico-alberghiera. Il patrimonio artistico delle sue città, la bellezza delle sue spiagge e isole, le attrezzatissime stazioni idrominerali e termali, i centri di villeggiatura appenninici e subappenninici, le numerose istituzioni e manifestazioni culturali, artistiche e folcloristiche richiamano ogni anno turisti da ogni parte d'Italia e del mondo. Turismo e commercio si avvalgono di un'ottima rete di comunicazioni stradali e ferroviarie. L'asse della regione, orientata da est a ovest, è costituito dalla valle dell'Arno, attraverso la quale si svolgono le comunicazioni tra la Toscana interna e quella costiera; da nord a sud, le comunicazioni avvengono in parte attraverso la valle dell'Arno, la val di Chiana e lungo il litorale (Via Aurelia; autostrada Sestri Levante-Livorno). Le comunicazioni con la Valle Padana e il versante adriatico, meno agevoli, sfruttano i valichi appenninici dell'Abetone, della Cisa, della Porretta, della Futa, del Muraglione, dei Mandrioli, ecc. La regione è attraversata dall'autostrada del Sole, dalla Cassia (Roma-Siena), dalla superstrada Firenze-Siena, e dalla moderna autostrada Firenze-Mare, mentre è ancora in fase di progetto l'autostrada Livorno- Civitavecchia. Principali porti marittimi sono Livorno, Marina di Carrara, Viareggio, Piombino, Porto Santo Stefano, Portoferraio. Aeroporti: Pisa, Firenze, Grosseto.

Corrispondente all'incirca all'Etruria, il territorio dell'odierna Toscana dopo il riordinamento augusteo dell'Italia costituì, insieme con parte degli odierni Umbria e Lazio, la VII regione (Etruria), la quale con la riforma di Diocleziano, che vi apportò lievi modifiche territoriali, si denominò di Tuscia e Umbria. Occupato dai Longobardi (seconda metà del VI sec.), il territorio toscano formò il ducato di Tuscia (fino al 770), ma poco dopo (774) fu dai Carolingi riorganizzato in comitato e quindi costituito a favore di Adalberto I (846) nella marca di Toscana, con capoluogo Lucca. Alla morte di Bonifacio II (1052) la marca passò alla moglie Beatrice di Lorena e da questa alla figlia Matilde, "la Gran Contessa", che organizzò nel castello di Canossa l'incontro tra Gregorio VII e l'imperatore Enrico IV (1077). Compresa nel testamento con il quale Matilde lasciò tutti i suoi possedimenti alla Chiesa (1115), la marca fu subito rivendicata dagli lmperatori, nel quadro della lotta con il papato per il possesso dei "beni matildini". Contro le mire della Chiesa l'Impero inviò infatti in Toscana suoi rappresentanti con il titolo di margravi e di vicari imperiali. Ma in quel periodo numerose città toscane, prendendo posizione contro i due contendenti, si dichiararono indipendenti e cominciarono a reggersi con propri statuti. Nacquero così i Comuni toscani, poi signorie e veri e propri Stati (Firenze, Siena, Pisa, Lucca, ecc.) nelle cui vicende è riassunta la storia della Toscana fino alla seconda restaurazione medicea (1530). Tale restaurazione, dovuta a Carlo V, segnò la fine del regime repubblicano in Firenze e l'avvio alla creazione di uno Stato regionale; per quanto imposto da forze esterne, questo assetto mise profonde radici nella città e nella regione, cancellando definitivamente lo spirito particolaristico che nella repubblica del 1527-1530 aveva avuto l'ultima manifestazione di rilievo. Alessandro de' Medici, dal 1532 duca di Firenze, iniziò l'opera di annullamento delle residue forze oligarchiche che avevano sostenuto la repubblica e osteggiato il principato; dopo il suo assassinio (1537) Cosimo I ne continuò e potenziò la politica, mantenendo in vita formalmente alcuni istituti repubblicani, ma svuotandoli di fatto e sottraendoli comunque al controllo delle grandi famiglie. Cosimo I, che ottenne nel 1569 dal papa Pio V il titolo granducale di Toscana, sviluppò la politica di consolidamento del potere di Firenze sull'intera regione, vincendo nel 1554-1555 la guerra contro Siena e intervenendo in modo determinante nella politica interna di Lucca durante la congiura di F. Burlamacchi (1546). La repubblica di Lucca conservò la sua autonomia ma rimase costretta a una limitata politica priva di sbocchi; con essa rimasero al di fuori del principato mediceo Massa e Carrara, Piombino, lo Stato dei Presidi e la contea di Pitigliano. Sulla restante regione il dominio di Cosimo si instaurò senza più contrasti, con una struttura unitaria, anche se giuridicamente e amministrativamente esso fu diviso tra "Stato vecchio" (Firenze e i suoi territori) e " Stato nuovo" (Siena). Alla morte di Cosimo I, il figlio Francesco (1574-1587) poté quindi ereditare uno Stato solidamente ordinato a cui, dal canto suo, egli si limitò a portare piccole riforme marginali, tra le quali spicca l'ampliamento del porto di Livorno, che s'avviava a divenire il maggiore dello Stato. Una ripresa dell'energica politica di Cosimo l fu segnata da Ferdinando I (1587-1609), che si affacciò alla grande politica europea, tentando di sottrarsi all'egemonia spagnola mediante un avvicinamento alla Francia (la figlia di Francesco, Maria, andò sposa a Enrico IV di Francia) e di contrastare l'espansione dello Stato sabaudo.

I periodi di regno di Cosimo II (1609-1621) e di Ferdinando II (1621-1670) segnarono peraltro l'inizio di una fase di ristagno e un forte indebolimento sul piano internazionale: la Spagna riprese in pieno il controllo della politica estera del granducato, nonostante un tentativo di Ferdinando II (alla metà del secolo) di promuovere una politica unitaria degli Stati italiani. Anche sul piano economico, a partire dalla metà del secolo, la situazione fu caratterizzata da un'evidente fase di regressione, che sotto i due successivi granduchi, Cosimo III (1670-1723) e Gian Gastone (1723- 1737), andò accentuandosi; i due ultimi Medici assistettero quindi impotenti alle decisioni delle potenze europee che, prevedendo l'estinguersi della dinastia, disponevano della successione. Assegnata dapprima (Londra, 1718) a Carlo, figlio di Filippo V di Spagna, la Toscana finì poi sotto il dominio di Francesco Stefano di Lorena (1737-1765), marito della futura imperatrice Maria Teresa. Sotto la nuova dinastia il granducato, anche se ridotto a condizione di satellite dell'Impero, venne a beneficiare dell'orientamento favorevole alle riforme illuminate che andava prevalendo nei domini absburgici. L'opera riformatrice fu ampiamente sviluppata sotto Pietro Leopoldo I (1765-1790); grazie all'abolizione delle dogane interne (con una serie di provvedimenti che vanno dal 1767 al 1783) la produzione agricola toscana ricevette un notevole impulso; tra il 1747 e il 1789 venne anche realizzata la libera commerciabilità dei beni immobili, favorendo così il rafforzamento e l'ampliamento della classe dei proprietari terrieri. Nel 1781 quest'opera sfociò in un progetto di costituzione, redatto da Francesco Maria Gianni; con l'aiuto di questo e di Pompeo Neri, Pietro Leopoldo I mise in atto un'ampia azione anche sul terreno ecclesiastico che mosse da riforme giurisdizionaliste e sboccò in un tentativo di riforma che risentiva di una forte ispirazione giansenista; per quanto interrotto, questo indirizzo lasciò poi una forte impronta nella successiva cultura liberale toscana. Con l'avvento di Ferdinando III (1790-1801; 1814- 1824) il riflusso conservatore, già percepibile negli ultimi anni di Pietro Leopoldo, riuscì a imporsi con un'azione che trovò il suo punto di forza nell'irrigidimento dei regimi assolutisti di fronte agli avvenimenti francesi. Occupata dalla Francia nel 1799, riconquistata dagli Austriaci, fu assegnata, in base al trattato di Lunéville e con la denominazione di regno d'Etruria, a Ludovico I di Borbone (1801-1803) poi al figlio Ludovico II (1803-1807). Annessa all'Impero napoleonico (1807), la Toscana fu nuovamente eretta in granducato per Elisa Bonaparte Baciocchi (1809-1814).

Riforme e miglioramenti amministrativi di impronta napoleonica caratterizzarono la vita del granducato fino al 1814, quando, dopo una breve occupazione da parte delle truppe di Murat, il congresso di Vienna lo restituì a Ferdinando III con alcuni ampliamenti territoriali. La Restaurazione ebbe un carattere particolarmente temperato e significò il ritorno agli ordinamenti di Pietro Leopoldo. Sotto Leopoldo II (1824-1859) il clima tollerante fece della Toscana un rifugio per gli esuli politici degli altri Stati italiani e il centro di un movimento liberal-riformatore che ebbe la sua maggiore espressione nel gruppo di G. P. Vieusseux; ciò, nonostante le pressioni reazionarie dell'Austria. Nel 1848, dopo l'instaurazione del regime costituzionale con il gabinetto presieduto da Cosimo Ridolfi, il granduca Leopoldo II dovette permettere la partecipazione di truppe regolari e di volontari alla prima guerra d'Indipendenza contro l'Austria; ma dopo il fallimento della campagna militare si ebbe anche qui l'affacciarsi di un forte movimento democratico e un nuovo ministero Guerrazzi-Montanelli chiese la convocazione di una costituente nazionale a Roma. Leopoldo II abbandonò il trono e si rifugiò a Gaeta, mentre le correnti liberal-moderate dissociavano le loro responsabilità dal triumvirato Guerrazzi-Montanelli-Mazzoni, che aveva assunto il potere (febbraio 1849); quest'opposizione sembrò dapprima poter essere neutralizzata con l'assunzione della dittatura da parte di Guerrazzi, ma nell'aprile 1849 i moderati ripresero l'iniziativa, arrestarono Guerrazzi e chiesero il ritorno del granduca. Questi attese tuttavia di poter rientrare dopo l'intervento delle armi austriache (luglio 1849); tale atto significò la rottura della collaborazione tra i moderati e il granduca; presero quindi forza le correnti filosabaude, che facevano capo alla Società nazionale di La Farina, da una parte, e, dall'altra, i gruppi mazziniani. Di fronte alla guerra del 1859 il dominio di Leopoldo fu quindi investito da una crisi definitiva, che lo costrinse all'esilio (27 aprile 1859), mentre in Firenze il governo provvisorio di Ubaldino Peruzzi offrì la dittatura a Vittorio Emanuele II; questi accettò, per ragioni di politica internazionale, solo il protettorato e inviò quale commissario Carlo Boncompagni; alla presidenza del governo fu chiamato Bettino Ricasoli che, in seguito all'armistizio di Villafranca, impose la soluzione monarchica sabauda, ratificata il 15 marzo 1860 dal plebiscito per Vittorio Emanuele II.

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001