La
Toscana è una regione storico-geografica di transizione, sia per la posizione
geografica, sia per il clima e per il suo ruolo di passaggio fra l'Italia
continentale e il resto della penisola. Estremamente varia è la topografia
della regione, che risulta frazionata in numerose subregioni: Lunigiana,
Versilia, Garfagnana, Mugello, Casentino, Chianti, Maremma, Valdarno Superiore
e Inferiore, ecc. L'aspetto del rilievo è prevalentemente montuoso e collinare;
solo la nona parte del territorio è costituita da pianure alluvionali (Versilia,
pianure maremmane, lungo la costa, e Valdarno Inferiore). A nord la Toscana si
estende sul versante tirrenico e parzialmente anche su quello adriatico
dell'Appennino Tosco-Emiliano, dalla Cisa fino al passo di Bocca Trabaria (cime
principali: monte Prato, 2.053 m; Giovo, 1.991 m; Corno alle Scale, 1.945 m;
Sillara, 1.861 m; Falterona, 1.654 m). A NE del monte Cimone, fino alle
sorgenti del Tevere, l'Appennino dispiega vari paesaggi: catene calcaree,
groppe montuose rivestite di boschi di faggio, brevi, discontinue catene
parallele alla catena principale, fra le quali si aprono gli antichi bacini
lacustri dell'era quaternaria della Sieve (Mugello), dell'Arno superiore
(Casentino) e del Tevere (alta Val Tiberina). Parallela alla catena dello
spartiacque appenninico, da cui la separano le valli dell'Aulella, affluente
della Magra, e del Serchio (Garfagnana), si allunga a nord di Pisa e di Lucca
la catena delle Alpi Apuane (culminanti nel monte Pisanino, 1.946 m), di
natura antiappenninica ma di aspetto alpino (onde il nome), costituite da
scisti paleozoici ricoperti da marmi e da rocce sedimentarie del secondario. A
sud del Valdarno, tra la conca pianeggiante della val di Chiana e il mare,
s'innalza la catena del subappennino e dell'Antiappennino Toscano; sono
collinari quelli subappenninici, di varia forma e struttura quelli
antiappenninici: le Colline Metallifere, a sud di Siena, le Colline del
Chianti, ricoperte di viti, e, a SE, isolato, il massiccio trachitico del monte
Amiata. Rilievi pure isolati, lungo la costa, sono i promontori di Piombino e
dell'Argentario (antiche isole) e i monti dell'Uccellina (che rientrano fra le
numerose zone protette della regione). Appartengono al territorio l'isola d'Elba e le altre isole
dell' Lo sviluppo costiero è di 328 km; il litorale è generalmente
basso, coperto, come presso la foce dell'Arno, da cordoni di dune (tomboli);
verso l'interno, esso è accompagnato da una fascia più o meno larga di pianura
alluvionale, un tempo paludosa e malsana, poi bonificata: la Maremma
(pisano-livornese e grossetana). I rari promontori (Piombino, Punta Ala,
Argentario) separano ampie insenature falcate: golfo di Follonica, Cala di
Forno, golfo di Talamone. Il clima presenta notevoli varietà locali, in conseguenza
della molteplicità del rilievo; di tipo marittimo- mediterraneo, più marcato
nella fascia costiera, che è umida e ventosa, diventa continentale all'interno,
con escursioni termiche annue abbastanza rilevanti. Le piogge sono abbondanti
soprattutto nelle zone appenniniche settentrionali e nella zona del monte
Amiata; altrimenti sono poco abbondanti e prevalentemente autunnali (ottobre-
novembre) e primaverili (aprile-maggio); i mesi estivi sono caratterizzati da
prolungata siccità. Oltre all'Arno (241 km), il cui bacino (con gli affluenti:
Sieve, Elsa, Era, Ombrone pistoiese, ecc.) si estende su un terzo del
territorio regionale, bagnano la Toscana i fiumi Serchio, Cecina, Cornia,
Bruna, Albegna, Ombrone grossetano; scorrono in parte in territorio toscano il
Tevere (corso superiore), la Magra e il Fiora. Pochi sono i laghi: di
Massaciuccoli, di Chiusi, di Montepulciano, di Burano e altri, oltre alla
laguna di Orbetello. Nell'ultimo mezzo secolo l'andamento della popolazione è
risultato in costante crescita, passando però da un ritmo piuttosto sostenuto
(187.000 unità in più fra i censimenti del 1961 e del 1971) a uno molto più
ridotto (soltanto 18.000 unità in più nel decennio compreso fra il 1981 e il
1991, quando il totale si è assestato intorno a 3.600.000 unità). La situazione
di crescita zero è dovuta soprattutto alla caduta della natalità, che ha
portato nella seconda metà degli anni Ottanta a un saldo naturale decisamente
negativo ( 0,4% annuo) che il buon attivo del bilancio migratorio stenta ormai
a pareggiare. La popolazione della Toscana presenta una densità inferiore alla
media nazionale ed è assai variamente distribuita. Si verificano infatti uno
spopolamento delle zone appenniniche (Montagna Pistoiese, Casentino, alto
Mugello), dovuto anche alla crisi dell'agricoltura montana, e una
concentrazione della popolazione nei centri del bacino di Firenze e della
pianura tra Firenze e Pistoia, nel Valdarno Inferiore, nella Versilia e in
alcune zone pedemontane. In seguito alla riforma agraria vasti tratti della
Maremma si sono ripopolati, ma solo una piccola minoranza della popolazione
vive nella campagna. Fin dal tempo degli Etruschi la Toscana è stata regione a
economia essenzialmente agricola, ma nell'ultimo mezzo secolo lo sviluppo della
grande e media industria ha portato una notevole trasformazione: oggi solo il
3,8% della popolazione attiva è occupato nell'agricoltura, contro il 34%
occupato nell'industria e il 61% in altre attività. La superficie agraria e
forestale è di oltre due milioni di ha, con una superficie media delle aziende
di 11,4 ha; prevalgono le aziende a conduzione diretta e con bestiame.
L'elemento base della produzione agricola è costituito dai cereali, soprattutto
dal frumento (terzo posto fra le regioni italiane) e dal mais; in aumento,
nelle zone di pianura, è la produzione di barbabietole da zucchero;
diffusissime sono le colture promiscue di viti e olivi con cereali e foraggi
sui pendii collinari; coltura tipica della regione è quella della vite, il cui
feudo è il Chianti. Assai rinomati in tutto il mondo sono i vini toscani, in
particolare del Chianti (la cui produzione è tutelata da appositi consorzi) e
dell'isola d'Elba. La regione è fra le prime produttrici di uva passa,
all'ottavo posto per il vino e al quarto per l'olio d'oliva. Le bonifiche
intraprese da lungo tempo e la riforma agraria realizzata hanno reso la Maremma
grossetana, in passato malsana e infruttuosa, una fertile zona cerealicola e
orticola. Intensa è l'orticoltura nel Valdarno, nella Lucchesia e nel
Grossetano; diffusa la patata; notevole la produzione di frutta (pere, pesche),
castagne e funghi. Recentemente la regione ha fortemente incrementato la
coltivazione del girasole da olio, per cui figura al primo posto nel paese con
oltre un terzo del totale. Nel Pistoiese è altresì sviluppata la floricoltura
(secondo posto dopo la Liguria). Nelle conche intermontane si coltiva il
tabacco (val di Chiana, Aretino). Il patrimonio zootecnico comprende suini
(quinto posto), bovini (in contrazione), ovini (quarto posto); l'allevamento,
un tempo pastorale (ovini e bovini), tende ad associarsi all'agricoltura, in
conseguenza delle riforme agrarie (Maremma, val di Chiana). Il patrimonio
boschivo è buono; il bosco, che occupa oltre un terzo della superficie
regionale, è per lo più ceduo, a macchia; nell'Appennino, fra gli 800-1.000 m
fino a 1.600- 1.700 m prevale il faggio (Casentino), ma non mancano abetine (Camaldoli,
Abetone, Vallombrosa) e pinete (San Rossore, ecc.). Scarsa importanza riveste
la pesca. La regione ha conosciuto fin dal tempo degli Etruschi e dei Romani,
poi nell'età dei Comuni e delle signorie, una spiccata attività industriale, la
cui importanza relativa è andata diminuendo, e oggi è dispersa in numerose
imprese di varia grandezza. La Toscana è, dopo la Sardegna, la più ricca regione
mineraria d'Italia; produceva infatti prima dell'interruzione dell'estrazione
la totalità del mercurio italiano (monte Amiata, Grossetano); ha le più grandi
miniere di ferro (isola d'Elba, Vallaspra); vantava una cospicua produzione di
piriti di ferro (Grossetano, isola d'Elba) prima dell’interruzione
dell’estrazione nel 1994; giacimenti di ematite (monte Tambura), lignite (Valdarno),
piombo e zinco (Campiglia Marittima, Grossetano), minerali di rame (Massa
Marittima), magnesite, marmo (marmi bianchi statuari delle Apuane, marmi
paonazzi, cipollino, ecc.; marmi gialli del Senese, rossi dell'Amiata, i
serpentini di Prato, travertini di Rapolano), salgemma e alabastro (Volterra);
soffioni boraciferi (Larderello), sfruttati anche per la produzione di energia,
e sorgenti idrotermali. Alle tradizionali industrie del marmo (Massa Carrara) e
tessili (Prato, Livorno, Pisa, ecc.), si sono aggiunte le industrie
siderurgiche e quelle metallurgiche che sono tuttora rappresentate a Piombino,
Firenze, Massa, San Giovanni Valdarno, Follonica, Livorno; le costruzioni
navali e raffinerie di petrolio (Livorno); le industrie meccaniche (Firenze,
San Giovanni Valdarno, Pistoia), automobilistica (Marina di Pisa),
motociclistica (Pontedera, Firenze, Pisa); la meccanica di precisione a
Firenze; il cementificio (Livorno, lncisa in Val d'Arno, Avenza); le industrie
chimiche (Rosignano Solvay, Livorno, Pistoia, Massa, Firenze, Pescia,
Larderello, ecc.) e farmaceutiche (Firenze, Pisa); il mobilificio (Cascina,
Firenze), la manifattura del tabacco (Firenze), la fabbricazione di fiammiferi
(Empoli); le vetrerie (Empoli, Livorno, Pisa); l'industria della concia (Santa
Croce sull'Arno), delle calzature e dei lavori in pelle (Firenze, Montelupo
Fiorentino, Pistoia, Fucecchio, ecc.), grafiche, della carta (valli del
Pistoiese), ecc. Tradizioni secolari d'arte hanno le industrie ceramiche
(Firenze, Signa, Doccia, Sesto Fiorentino) e delle terrecotte. Nel campo delle
industrie alimentari prevalgono le industrie enologiche, olearie (Lucca),
conserviere (Monsummano Terme, Livorno), lo zuccherificio (Castiglion
Fiorentino), il birrificio, il caseificio (tipici formaggi toscani sono il
pecorino, il raveggiolo, il brancolino) e il salumificio (Casentino, Chianti),
il pastificio (Sansepolcro), le industrie dolciarie, ecc. Industrie di gloriose
tradizioni artigianali sono quelle del cappellificio (Montevarchi), della
paglia (Firenze, Lastra a Signa, Signa), dell'abbigliamento (Firenze, Arezzo),
dei tappeti, dei pizzi, dei tessuti di lana (Prato, Casentino). L'artigianato
vero e proprio è largamente diffuso nella regione: lavorazione del cuoio,
legno, ferro battuto, alabastro, gesso, paglia e rafia, ceramiche, ricami,
vetri artistici. Da decenni prosegue senza interruzioni la crescita del settore
terziario, sia in termini di occupati sia in termini di incidenza sul prodotto
regionale lordo (ormai superiore al 50% del totale). L'impiego nella pubblica
amministrazione e nelle altre attività del terziario non immediatamente
produttivo è su valori percentuali inferiori alla media nazionale; quello nei
trasporti, nel credito, nelle comunicazioni e negli altri servizi produttivi si
discosta poco dai valori standard, mentre supera la media l'attività del
commercio, degli alberghi e dei pubblici esercizi. Molto sviluppata, infatti, è
l'industria turistico-alberghiera. Il patrimonio artistico delle sue città, la
bellezza delle sue spiagge e isole, le attrezzatissime stazioni idrominerali e
termali, i centri di villeggiatura appenninici e subappenninici, le numerose
istituzioni e manifestazioni culturali, artistiche e folcloristiche richiamano
ogni anno turisti da ogni parte d'Italia e del mondo. Turismo e commercio si
avvalgono di un'ottima rete di comunicazioni stradali e ferroviarie. L'asse
della regione, orientata da est a ovest, è costituito dalla valle dell'Arno,
attraverso la quale si svolgono le comunicazioni tra la Toscana interna e
quella costiera; da nord a sud, le comunicazioni avvengono in parte attraverso
la valle dell'Arno, la val di Chiana e lungo il litorale (Via Aurelia;
autostrada Sestri Levante-Livorno). Le comunicazioni con la Valle Padana e il
versante adriatico, meno agevoli, sfruttano i valichi appenninici dell'Abetone,
della Cisa, della Porretta, della Futa, del Muraglione, dei Mandrioli, ecc. La
regione è attraversata dall'autostrada del Sole, dalla Cassia (Roma-Siena),
dalla superstrada Firenze-Siena, e dalla moderna autostrada Firenze-Mare,
mentre è ancora in fase di progetto l'autostrada Livorno- Civitavecchia.
Principali porti marittimi sono Livorno, Marina di Carrara, Viareggio,
Piombino, Porto Santo Stefano, Portoferraio. Aeroporti: Pisa, Firenze,
Grosseto. Corrispondente all'incirca all' I periodi di regno di Cosimo II (1609-1621) e di Ferdinando
II (1621-1670) segnarono peraltro l'inizio di una fase di ristagno e un forte
indebolimento sul piano internazionale: la Spagna riprese in pieno il controllo
della politica estera del granducato, nonostante un tentativo di Ferdinando II
(alla metà del secolo) di promuovere una politica unitaria degli Stati
italiani. Anche sul piano economico, a partire dalla metà del secolo, la
situazione fu caratterizzata da un'evidente fase di regressione, che sotto i
due successivi granduchi, Cosimo III (1670-1723) e Gian Gastone (1723- 1737),
andò accentuandosi; i due ultimi Medici assistettero quindi impotenti alle
decisioni delle potenze europee che, prevedendo l'estinguersi della dinastia,
disponevano della successione. Assegnata dapprima (Londra, 1718) a Carlo,
figlio di Filippo V di Spagna, la Toscana finì poi sotto il dominio di
Francesco Stefano di Lorena (1737-1765), marito della futura imperatrice Maria
Teresa. Sotto la nuova dinastia il granducato, anche se ridotto a condizione di
satellite dell'Impero, venne a beneficiare dell'orientamento favorevole alle
riforme illuminate che andava prevalendo nei domini absburgici. L'opera
riformatrice fu ampiamente sviluppata sotto Pietro Leopoldo I (1765-1790);
grazie all'abolizione delle dogane interne (con una serie di provvedimenti che
vanno dal 1767 al 1783) la produzione agricola toscana ricevette un notevole
impulso; tra il 1747 e il 1789 venne anche realizzata la libera commerciabilità
dei beni immobili, favorendo così il rafforzamento e l'ampliamento della classe
dei proprietari terrieri. Nel 1781 quest'opera sfociò in un progetto di
costituzione, redatto da Francesco Maria Gianni; con l'aiuto di questo e di
Pompeo Neri, Pietro Leopoldo I mise in atto un'ampia azione anche sul terreno
ecclesiastico che mosse da riforme giurisdizionaliste e sboccò in un tentativo
di riforma che risentiva di una forte ispirazione giansenista; per quanto
interrotto, questo indirizzo lasciò poi una forte impronta nella successiva
cultura liberale toscana. Con l'avvento di Ferdinando III (1790-1801; 1814-
1824) il riflusso conservatore, già percepibile negli ultimi anni di Pietro
Leopoldo, riuscì a imporsi con un'azione che trovò il suo punto di forza
nell'irrigidimento dei regimi assolutisti di fronte agli avvenimenti francesi.
Occupata dalla Francia nel 1799, riconquistata dagli Austriaci, fu assegnata,
in base al trattato di Lunéville e con la denominazione di regno d'Etruria, a
Ludovico I di Borbone (1801-1803) poi al figlio Ludovico II (1803-1807).
Annessa all'Impero napoleonico (1807), la Toscana fu nuovamente eretta in
granducato per Elisa Bonaparte Baciocchi (1809-1814). Riforme e miglioramenti amministrativi di impronta napoleonica
caratterizzarono la vita del granducato fino al 1814, quando, dopo una breve
occupazione da parte delle truppe di Murat, il congresso di Vienna lo restituì
a Ferdinando III con alcuni ampliamenti territoriali. La Restaurazione ebbe un
carattere particolarmente temperato e significò il ritorno agli ordinamenti di
Pietro Leopoldo. Sotto Leopoldo II (1824-1859) il clima tollerante fece della
Toscana un rifugio per gli esuli politici degli altri Stati italiani e il
centro di un movimento liberal-riformatore che ebbe la sua maggiore espressione
nel gruppo di G. P. Vieusseux; ciò, nonostante le pressioni reazionarie
dell'Austria. Nel 1848, dopo l'instaurazione del regime costituzionale con il
gabinetto presieduto da Cosimo Ridolfi, il granduca Leopoldo II dovette
permettere la partecipazione di truppe regolari e di volontari alla prima
guerra d'Indipendenza contro l'Austria; ma dopo il fallimento della campagna
militare si ebbe anche qui l'affacciarsi di un forte movimento democratico e un
nuovo ministero Guerrazzi-Montanelli chiese la convocazione di una costituente
nazionale a Roma. Leopoldo II abbandonò il trono e si rifugiò a Gaeta, mentre
le correnti liberal-moderate dissociavano le loro responsabilità dal
triumvirato Guerrazzi-Montanelli-Mazzoni, che aveva assunto il potere (febbraio
1849); quest'opposizione sembrò dapprima poter essere neutralizzata con
l'assunzione della dittatura da parte di Guerrazzi, ma nell'aprile 1849 i
moderati ripresero l'iniziativa, arrestarono Guerrazzi e chiesero il ritorno
del granduca. Questi attese tuttavia di poter rientrare dopo l'intervento delle
armi austriache (luglio 1849); tale atto significò la rottura della
collaborazione tra i moderati e il granduca; presero quindi forza le correnti
filosabaude, che facevano capo alla Società nazionale di La Farina, da una
parte, e, dall'altra, i gruppi mazziniani. Di fronte alla guerra del 1859 il
dominio di Leopoldo fu quindi investito da una crisi definitiva, che lo
costrinse all'esilio (27 aprile 1859), mentre in Firenze il governo provvisorio
di Ubaldino Peruzzi offrì la dittatura a Vittorio Emanuele II; questi accettò,
per ragioni di politica internazionale, solo il protettorato e inviò quale
commissario Carlo Boncompagni; alla presidenza del governo fu chiamato Bettino
Ricasoli che, in seguito all'armistizio di Villafranca, impose la soluzione
monarchica sabauda, ratificata il 15 marzo 1860 dal plebiscito per Vittorio
Emanuele II.
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001