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Sardegna

isola del Mediterraneo occidentale (la più importante, dopo la Sicilia, di tutto il Mediterraneo, per estensione e popolazione), situata tra 38º 51‘ 52‘‘ e 41º 15‘ 42'' lat. N. e fra 8º 8‘ e 9º 50‘ long. E. Superficie: 24.090 km², comprese le isole minori adiacenti di Sant'Antioco, San Pietro, Asinara, La Maddalena, Caprera, ecc. (256,83 km²). Popolazione: 1.660.701 ab. (69 ab. per km²) (Sardi). Costituisce una regione autonoma a statuto speciale della Repubblica Italiana (regione sarda) ed è amministrativamente divisa in quattro province (Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano), con 377 comuni. Capol. Cagliari, sede del governo regionale.

La Sardegna ha la forma allungata di un rettangolo orientato nel senso dei meridiani, con le ampie insenature dei golfi dell'Asinara a nord e di Cagliari a sud; per tale sua forma, simile all'impronta di un piede umano, l'isola ebbe dagli antichi Greci i nomi di Ichnusa (da ìchnos, orma) e Sandaliotis. L'isola, bagnata dal mar Tirreno a est e a sud, dal mar di Sardegna a ovest, è separata dalla Corsica dalle Bocche di Bonifacio. È costituita da uno zoccolo antico, dell'era primaria, ricoperto qua e là da terreni secondari e terziari e, a ovest, da imponenti accumulazioni vulcaniche. La superficie è nel complesso prevalentemente montuosa, nonostante la lieve altitudine media del rilievo (364 m), con accentuato carattere di asperità, sia nei massicci montuosi, sia negli altipiani, dagli orli scoscesi. La zona montuosa orientale è occupata da un massiccio antico, scistoso e granitico, ridotto a penepiano e successivamente fratturato e sottoposto a movimenti tettonici, che gli diedero l'attuale configurazione; le direttrici del rilievo sono orientate da NE a SO (Limbara, 1.362 m; monte Albo, 1.127 m; monti di Alà, 1.076 m; catene del Goceano e del Marghine, 1.259 m nel monte Rasu) e culminano, al centro, nel massiccio del Gennargentu (punta La Marmora, 1.834 m, massima elevazione dell'isola). Geologicamente più varia e strutturalmente più complessa è la zona occidentale, in cui si distinguono altipiani vulcanici estendentisi dal golfo dell'Asinara a NE di Oristano; l'apparato vulcanico del monte Ferru, a nord di Oristano, caratterizzato da pendici basaltiche e trachitiche; la collinosa penisola della Nurra, a ovest di Sassari, costituita da rocce scistose primarie; l'ampia depressione tettonica del Campidano, colmata da sedimenti eocenici e pleistocenici, costituente un'ampia pianura alluvionale che si allunga tra Oristano e Cagliari; all'estremità sudoccidentale, a SO del Campidano, si trova uno dei più antichi massicci d'Italia, costituito dal nucleo roccioso cambriano dell'Iglesiente, rotto da faglie e ricco di giacimenti minerari (monte Linas, 1.236 m; monte Caravius, nel Sulcis, 1.116 m).

La costa, che ha uno sviluppo di 1.896,8 km (comprese le isole minori), è quasi rettilinea sul versante tirrenico; molto frastagliata nella parte settentrionale e nordorientale; si presenta generalmente alta e rocciosa, benché discreto sviluppo abbiano anche i tratti bassi e sabbiosi, in corrispondenza di pianure litoranee, orlati spesso da stagni costieri (attrezzati a peschiere o utilizzati come saline). Oltre ai golfi di Cagliari e dell'Asinara, insenature notevoli sono, nella costa occidentale, il golfo di Alghero e quelli di Oristano e di Palmas; sulla costa orientale i golfi di Orosei e degli Aranci.

Il clima, temperato, è caratterizzato da precipitazioni assai limitate (700 mm in media), con massimi in novembre-dicembre e febbraio-marzo; estati conseguentemente calde e asciutte, di lunga durata (da quattro a cinque mesi). La temperatura, mite lungo le coste (media invernale: 10°/11°; estiva: 23°/24°), si fa sempre più continentale con l'aumentare dell'altitudine (nelle località montane, la media invernale è di 6°; quella estiva, di 22°). L'idrografia dell'isola riflette chiaramente tali condizioni climatiche: i fiumi della Sardegna hanno un periodo di piena invernale e portata minima nei mesi estivi; il regime è quindi torrentizio, ma attualmente quasi tutti sono stati imbrigliati da sbarramenti artificiali, che hanno creato vasti laghi-serbatoi, utilizzati per la produzione di energia elettrica, per l'irrigazione delle zone a coltura e per l'alimentazione di acquedotti: lago Omodeo (Tirso), laghi del Coghinas; laghi del Flumendosa, del Mulargia, del Cuga. Unico lago naturale dell'isola è il Baratz, nella Nurra. I fiumi principali sono: il Tirso (150 km), il Coghinas, il Flumendosa (122 km; con un bacino di 1.775 km²), il Flumini Mannu (Flumini Mannu di Samassi), il Cixerri, il Cedrino, il Posada, il Temo. La vegetazione della Sardegna è quella tipica mediterranea. Diffusa è la macchia costituita da olivastri, oleandri, lauro, corbezzoli, filliree, ginepri, ecc. In alcune zone costiere si trovano le palme nane, utilizzate anche industrialmente, e alcune graminacee e piante basse legnose, tra le quali il lentisco, l'asfodelo (sfruttato dall'artigianato locale), il rosmarino; i boschi, quasi interamente distrutti dall'uomo, sono formati da lecci, roveri, tassi, agrifogli, castagni, noci, olmi, salici, pini e, soprattutto, da querce da sughero. Più interessante è la fauna, che presenta alcune specie animali mancanti nella fauna continentale.

Le condizioni di isolamento, la lunga persistenza in alcune zone della malaria, un tasso di mortalità che si è mantenuto a lungo di poco inferiore all'alto tasso di natalità, nonché diversi decenni di forte emigrazione sono fra le cause della scarsa popolosità della regione (una delle meno densamente popolate del paese, insieme con Valle d'Aosta, Basilicata e Trentino-Alto Adige). Anche nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale, quando la forbice fra il tasso di natalità e quello di mortalità si è allargata, determinando un forte saldo naturale attivo, la crescita reale della popolazione è risultata ben più modesta di quella virtuale perché numerosissimi sono stati i lavoratori sardi che hanno lasciato l'isola per andare a cercar lavoro sul continente, in Germania, in Belgio, in paesi lontani. Si calcola che nel decennio intercorso fra i censimenti del 1961 e del 1971 si sia verificato l'esodo di ben 153.000 persone, a fronte di una crescita della popolazione residente di sole 54.000 unità. Molto più consistente è stato l'aumento dei residenti nel decennio successivo (con un progresso di oltre 120.000 unità) in quanto la lieve riduzione del saldo naturale attivo ha pesato meno della netta caduta e infine del totale azzeramento del saldo migratorio negativo. Nel 1991 il tasso di natalità ha superato di 0,8 punti percentuali quello di mortalità, il numero degli abitanti è cresciuto soltanto di poche migliaia di unità l’anno. Differenze sensibili si hanno nella distribuzione interna della popolazione: meno popolata risulta la zona montuosa orientale (Gennargentu, altopiano di Bitti, Gallura), rispetto a quella occidentale, collinare o pianeggiante, corrispondente alle zone agricole e ai bacini minerari (Campidano di Oristano, Cagliaritano, Carbonia, Carloforte e Sant'Antioco). La popolazione risiede per lo più addensata nei centri, che sono circa seicento, generalmente distanti l'uno dall'altro, salvo in alcune zone interne della parte centrale dell'isola. Solo Cagliari raggiunge i 200.000 abitanti; Sassari i 100.000, mentre Nuoro e Oristano hanno una popolazione inferiore ai 50.000 abitanti; all'infuori dei capoluoghi, sono solo una cinquantina i centri con popolazione superiore ai 5.000 abitanti (una ventina dei quali con più di 10.000 ab.). La bassa densità di popolamento delle campagne, anche in zone di pianura o costiere, non ha riscontro in nessun'altra regione italiana. Al vertice dell'organizzazione del territorio è l'area metropolitana di Cagliari, estesa su una decina di comuni, con una popolazione di quasi 400.000 ab. La crescita demografica ed edilizia dal 1951 a oggi è stata, dopo quella di Roma, la più forte tra le grandi città italiane. La configurazione dell'isola fa sì che la Sardegna settentrionale tenda a dotarsi di una metropoli secondaria. Sassari offre una vasta gamma di servizi (banca regionale, università, quotidiano) e si integra con Porto Torres e Alghero (aeroporto) in un'area urbana tripolare. I Sardi parlano una lingua neolatina, il sardo. Ad Alghero si parla tuttora il catalano e a Carloforte (isola di San Pietro) si conserva un dialetto ligure. Ragioni storiche e geografiche hanno determinato la tradizionale divisione dell'isola in 21 subregioni, che sono, da sud a nord: Iglesiente, Sulcis, Campidano, Sarrabus, Quirra, Gerrei, Trexenta, Marmilla, Sarcidano, Ogliastra, Mandrolisai, Planargia, Barbagia di Ollolai, Barbagia di Belvì, Barbagia di Seulo, Baronia, Goceano, Logudoro, Gallura, Nurra, Anglona. Notevolissimo è il patrimonio tradizionale dell'isola, tuttora conservato dalla popolazione con orgoglio; costumi, feste, tradizioni varie costituiscono una delle caratteristiche precipue della popolazione sarda. Tra le manifestazioni più note del folclore isolano sono la sagra di Sant'Efisio a Cagliari (maggio), la festa del Redentore (29 agosto) a Nuoro, la cavalcata sarda a Sassari (giorno dell'Ascensione), il carnevale di Mamoiada (sfilata ritmica delle tipiche maschere pastorali dei "mammuthones"), di Oristano (gara equestre della Sartiglia), di Ottana (con le maschere bovine in legno dette "boes"), ecc.

Nella produzione agricola, grande importanza rivestono la viticoltura, che dà pochissima uva da tavola e ottimo vino di qualità (poco meno di 1 milione di hl), e l'orticoltura (oltre il 21% della produzione nazionale di carciofi); in progresso è la floricoltura in serre. Recentemente, in seguito alla riduzione della superficie agraria seminata a frumento, si è avuto un lieve declino produttivo, più sensibile per il grano duro: complessivamente (grano duro e tenero) la produzione è di un milione e mezzo di q, con una resa vicina ai 20 q per ha. Produzione e superficie seminata a granturco sono invece in aumento. Buone anche le produzioni di riso, avena, patate, barbabietole da zucchero, tabacco, pesche, pere, mandorle e delle varie specie di agrumi. Più di un terzo del patrimonio italiano di ovini appartiene alla regione sarda (oltre 4 milioni di capi). Oltre che per gli ovini, la Sardegna è al primo posto tra le regioni italiane anche per i caprini, con poco più di 300.000 capi. Il 90% del latte prodotto da ovini e caprini è destinato alla produzione di formaggi, mentre il latte di produzione bovina è per metà trasformato in prodotti lattiero-caseari e per metà destinato al consumo diretto. La produzione regionale di lana sucida è la massima in Italia. Poche sono ancora le cooperative nel settore primario dove tuttavia la cooperazione si sta affermando nella vitivinicoltura (cantine sociali); attivi sono invece gli enti di sviluppo.

La superficie ricoperta di boschi ammonta a 440 mila ha: la più estesa dell'Italia meridionale e insulare, dopo quella della Calabria. Come in tutta Italia, grandi estensioni di terreni coltivati marginali e di pascoli sono stati abbandonati al pascolo naturale e all'incolto. In Sardegna questi abbandoni hanno raggiunto punte massime. L'azione di rimboschimento è in grave ritardo, ostacolata da condizioni poco favorevoli (forte ventosità). I boschi coprono meno di un quinto del territorio e sono i più colpiti in Italia dagli incendi periodici, con una forte componente dolosa.

La produzione della pesca marittima e lagunare s'aggira intorno ai 150.000 q, mentre nelle tonnare e tonnarelle, che si contano numerose lungo le coste occidentali dell'isola, la produzione appare attualmente in progressivo declino.

Per quanto riguarda le risorse del sottosuolo, la Sardegna è la terza, per importanza, fra le regioni italiane, dopo la Toscana e la Sicilia. Principale regione mineraria è l'Iglesiente, con il Sulcis, dove lo sfruttamento dei giacimenti carboniferi (litantrace, lignite) ha determinato la creazione di una vera città mineraria: Carbonia. I costi di produzione limitano tuttavia le possibilità di esportazione del minerale, il che ha favorito la costruzione di grandi impianti termoelettrici (Portovesme). Altri prodotti minerari sono: piombo, zinco, con l'argento come sottoprodotto, antimonio, minerali di ferro, di nichel e cobalto, manganese e rame. Tra i minerali non metalliferi: caolino, fluorite, barite, pirite, ecc., oltre al cloruro di sodio ricavato dalle saline di Cagliari, dell'isola di Sant'Antioco e di Carloforte. All'industria estrattiva fanno capo quelle metallurgiche, elettrometallurgiche ed elettrochimiche.

In seguito alla costruzione di grandi centrali idroelettriche e termoelettriche, la produzione di energia elettrica supera i 10 milioni di kWh, dei quali meno del 5% di origine idrica. Tra le altre industrie, importanti sono gli stabilimenti enologici, i caseifici, i pastifici, gli zuccherifici (Oristano, Villasor), le industrie conserviere, gli impianti per la lavorazione del tonno e delle sardine (Carloforte, Porto Torres), i birrifici (Macomer, Oristano e Cagliari), il liquorificio (Villacidro), la vetreria (Alghero), la lavorazione del sughero (Tempio Pausania, Calangianus, Sassari, Sorgono, Ghilarza). In ogni caso, più che alle piccole imprese dei settori tradizionali, negli anni Sessanta e Settanta la grande scommessa relativa al decisivo sviluppo industriale dell'isola è stata affidata ai nuovi impianti delle grandi produzioni di base, soprattutto petroliferi, energetici e chimici, realizzati con massicci apporti del settore pubblico (Cagliari, Sarroch, Sulcis-Iglesiente, Portovesme, Villacidro, Porto Torres, Ottana, Assemini, Isili, Lula, Macomer, TortoliArbatax, Olbia). Alla creazione dei grandi impianti e delle relative infrastrutture non è corrisposta se non in minima parte l'attesa ricaduta a pioggia in un indotto attivo e ben differenziato. Sicché le iniziative realizzate sono risultate a bassa intensità di lavoro e l'intero settore industriale della regione è rimasto particolarmente esposto a pesanti periodi di crisi che hanno comportato, tra l’altro, lo smantellamento del comparto produttivo del piombo-zinco e hanno reso necessaria la riconversione di quello del carbone.

I maggiori porti petroliferi sono Porto Foxi, presso Sarroch (17 milioni di t di greggio arrivate, oltre 6 milioni di t esportate) e Porto Torres. Veloci e costanti sono ormai le comunicazioni marittime, anche se tuttora insufficienti in alcuni periodi dell'anno, quando più intenso diventa il traffico turistico. I "canguri", le moderne navi traghetto, si affiancano ormai alle navi tradizionali di linea collegando i porti di Genova, Civitavecchia, Napoli e Palermo con Cagliari, Olbia, Porto Torres, Alghero. La rete stradale ha superato la lunghezza di 12.000 km, con una circolazione di quasi 700.000 autoveicoli. In fase di potenziamento è la rete ferroviaria, mentre si sono moltiplicati i voli aerei delle società nazionali. La compagnia aerea regionale Alisarda effettua voli diretti per Roma, Pisa, Bologna, Milano, Torino e Nizza.

A partire dallo straordinario lancio della Costa Smeralda, le attività turistiche hanno avuto un paio di decenni di forte sviluppo. Anche lungo altri tratti di costa sono sorte successioni quasi ininterrotte di nuovi nuclei di espansione turistica, ai quali se ne è accompagnato qualcuno rivolto anche verso la montagna e le località termali. Non esente da intenti di pura speculazione e orientato ad attirare soprattutto una clientela di élite, successivamente il settore si è rivelato poco inserito nella realtà economica complessiva dell'isola e incapace di costituirne un determinante elemento propulsivo. Nel 1995 nel terziario era impiegato il 63% degli occupati, nell’agricoltura il 12 %, mentre il settore industriale dava lavoro al restante 24% degli occupati. Il tasso di disoccupazione giovanile è molto alto (52%).

Tracce sicure dell'insediamento umano in Sardegna risalgono ai tempi neolitici, epoca cui si riferiscono tuttavia pochi reperti di ossidiana. Più abbondanti sono invece i resti del successivo periodo eneolitico, che vide la fioritura di varie culture comprendenti tra l'altro forme tipiche dell'area mediterranea, tra cui i vasi campaniformi e gli idoli cicladici, nonché il diffondersi di culti legati ai monumenti megalitici. Dal II millennio a.C. fiorì infine una serie di culture raggruppate nella civiltà nuragica.

Ordinamento regionale. Isolata in seguito agli eventi bellici, dal gennaio 1944 la Sardegna fu retta da un alto commissario. In conformità a quanto dispone espressamente la costituzione italiana, l'isola è stata costituita in regione a statuto speciale (legge costituzionale 26 febbraio 1948). Organi: il consiglio regionale eletto a suffragio universale con sistema proporzionale ogni cinque anni in ragione di un consigliere ogni 20.000 abitanti; gli compete, insieme con la giunta e il popolo (disegno di legge presentato da 10.000 elettori) l'iniziativa delle leggi regionali; la giunta regionale composta di sette membri effettivi (assessori) nominati dal consiglio su proposta del presidente della giunta; responsabile davanti al consilio, esercita funzioni legislative e amministrative; il presidente della giunta regionale (presidente della regione) eletto dal consiglio regionale; rappresenta la regione, promulga le leggi e i regolamenti regionali, dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla regione (in tale veste è anche ufficiale del governo centrale), siede nel consiglio dei ministri (ma non con rango di ministro, prerogativa che spetta solo al presidente della regione siciliana) quando si discutano questioni che interessano la regione sarda. Lo statuto della Sardegna prevede infine il referendum abrogativo di leggi regionali, che può essere richiesto da almeno un terzo dei consiglieri o da 10.000 elettori. Un rappresentante del governo soprintende alle funzioni amministrative non delegate e alla coordinazione con quelle esplicate dalla regione.

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001