La Sardegna ha la forma allungata di un
rettangolo orientato nel senso dei meridiani, con le ampie insenature dei golfi
dell'Asinara a nord e di Cagliari a sud; per tale sua forma, simile
all'impronta di un piede umano, l'isola ebbe dagli antichi Greci i nomi di
Ichnusa (da ìchnos, orma) e Sandaliotis. L'isola, bagnata dal
mar Tirreno a est e a sud, dal mar di Sardegna a ovest, è separata dalla
Corsica dalle Bocche di Bonifacio. È costituita da uno zoccolo antico, dell'era
primaria, ricoperto qua e là da terreni secondari e terziari e, a ovest, da
imponenti accumulazioni vulcaniche. La superficie è nel complesso
prevalentemente montuosa, nonostante la lieve altitudine media del rilievo (364
m), con accentuato carattere di asperità, sia nei massicci montuosi, sia negli
altipiani, dagli orli scoscesi. La zona montuosa orientale è occupata da un
massiccio antico, scistoso e granitico, ridotto a penepiano e successivamente
fratturato e sottoposto a movimenti tettonici, che gli diedero l'attuale
configurazione; le direttrici del rilievo sono orientate da NE a SO (Limbara,
1.362 m; monte Albo, 1.127 m; monti di Alà, 1.076 m; catene del Goceano e del
Marghine, 1.259 m nel monte Rasu) e culminano, al centro, nel massiccio del
Gennargentu (punta La Marmora, 1.834 m, massima elevazione dell'isola).
Geologicamente più varia e strutturalmente più complessa è la zona occidentale,
in cui si distinguono altipiani vulcanici estendentisi dal golfo dell'Asinara a
NE di Oristano; l'apparato vulcanico del monte Ferru, a nord di Oristano,
caratterizzato da pendici basaltiche e trachitiche; la collinosa penisola della
Nurra, a ovest di Sassari, costituita da rocce scistose primarie; l'ampia
depressione tettonica del Campidano, colmata da sedimenti eocenici e
pleistocenici, costituente un'ampia pianura alluvionale che si allunga tra
Oristano e Cagliari; all'estremità sudoccidentale, a SO del Campidano, si trova
uno dei più antichi massicci d'Italia, costituito dal nucleo roccioso cambriano
dell'Iglesiente, rotto da faglie e ricco di giacimenti minerari (monte Linas,
1.236 m; monte Caravius, nel Sulcis, 1.116 m). La costa, che ha uno sviluppo di 1.896,8 km (comprese le
isole minori), è quasi rettilinea sul versante tirrenico; molto frastagliata
nella parte settentrionale e nordorientale; si presenta generalmente alta e
rocciosa, benché discreto sviluppo abbiano anche i tratti bassi e sabbiosi, in
corrispondenza di pianure litoranee, orlati spesso da stagni costieri
(attrezzati a peschiere o utilizzati come saline). Oltre ai golfi di Cagliari e
dell'Asinara, insenature notevoli sono, nella costa occidentale, il golfo di
Alghero e quelli di Oristano e di Palmas; sulla costa orientale i golfi di
Orosei e degli Aranci. Il clima, temperato, è caratterizzato da precipitazioni
assai limitate (700 mm in media), con massimi in novembre-dicembre e
febbraio-marzo; estati conseguentemente calde e asciutte, di lunga durata (da
quattro a cinque mesi). La temperatura, mite lungo le coste (media invernale:
10°/11°; estiva: 23°/24°), si fa sempre più continentale con l'aumentare
dell'altitudine (nelle località montane, la media invernale è di 6°; quella
estiva, di 22°). L'idrografia dell'isola riflette chiaramente tali condizioni
climatiche: i fiumi della Sardegna hanno un periodo di piena invernale e
portata minima nei mesi estivi; il regime è quindi torrentizio, ma attualmente
quasi tutti sono stati imbrigliati da sbarramenti artificiali, che hanno creato
vasti laghi-serbatoi, utilizzati per la produzione di energia elettrica, per
l'irrigazione delle zone a coltura e per l'alimentazione di acquedotti: lago
Omodeo (Tirso), laghi del Coghinas; laghi del Flumendosa, del Mulargia, del
Cuga. Unico lago naturale dell'isola è il Baratz, nella Nurra. I fiumi
principali sono: il Tirso (150 km), il Coghinas, il Flumendosa (122 km; con un
bacino di 1.775 km²), il Flumini Mannu (Flumini Mannu di Samassi), il Cixerri,
il Cedrino, il Posada, il Temo. La vegetazione della Sardegna è quella tipica
mediterranea. Diffusa è la macchia costituita da olivastri, oleandri, lauro,
corbezzoli, filliree, ginepri, ecc. In alcune zone costiere si trovano le palme
nane, utilizzate anche industrialmente, e alcune graminacee e piante basse
legnose, tra le quali il lentisco, l'asfodelo (sfruttato dall'artigianato
locale), il rosmarino; i boschi, quasi interamente distrutti dall'uomo, sono
formati da lecci, roveri, tassi, agrifogli, castagni, noci, olmi, salici, pini
e, soprattutto, da querce da sughero. Più interessante è la fauna, che presenta
alcune specie animali mancanti nella fauna continentale. Le condizioni di isolamento, la lunga persistenza in alcune
zone della malaria, un tasso di mortalità che si è mantenuto a lungo di poco
inferiore all'alto tasso di natalità, nonché diversi decenni di forte
emigrazione sono fra le cause della scarsa popolosità della regione (una delle
meno densamente popolate del paese, insieme con Valle d'Aosta, Basilicata e
Trentino-Alto Adige). Anche nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale,
quando la forbice fra il tasso di natalità e quello di mortalità si è
allargata, determinando un forte saldo naturale attivo, la crescita reale della
popolazione è risultata ben più modesta di quella virtuale perché numerosissimi
sono stati i lavoratori sardi che hanno lasciato l'isola per andare a cercar
lavoro sul continente, in Germania, in Belgio, in paesi lontani. Si calcola che
nel decennio intercorso fra i censimenti del 1961 e del 1971 si sia verificato
l'esodo di ben 153.000 persone, a fronte di una crescita della popolazione
residente di sole 54.000 unità. Molto più consistente è stato l'aumento dei
residenti nel decennio successivo (con un progresso di oltre 120.000 unità) in
quanto la lieve riduzione del saldo naturale attivo ha pesato meno della netta
caduta e infine del totale azzeramento del saldo migratorio negativo. Nel 1991
il tasso di natalità ha superato di 0,8 punti percentuali quello di mortalità,
il numero degli abitanti è cresciuto soltanto di poche migliaia di unità
l’anno. Differenze sensibili si hanno nella distribuzione interna della
popolazione: meno popolata risulta la zona montuosa orientale (Gennargentu,
altopiano di Bitti, Gallura), rispetto a quella occidentale, collinare o
pianeggiante, corrispondente alle zone agricole e ai bacini minerari (Campidano
di Oristano, Cagliaritano, Carbonia, Carloforte e Sant'Antioco). La popolazione
risiede per lo più addensata nei centri, che sono circa seicento, generalmente
distanti l'uno dall'altro, salvo in alcune zone interne della parte centrale
dell'isola. Solo Cagliari raggiunge i 200.000 abitanti; Sassari i 100.000,
mentre Nuoro e Oristano hanno una popolazione inferiore ai 50.000 abitanti;
all'infuori dei capoluoghi, sono solo una cinquantina i centri con popolazione
superiore ai 5.000 abitanti (una ventina dei quali con più di 10.000 ab.). La
bassa densità di popolamento delle campagne, anche in zone di pianura o
costiere, non ha riscontro in nessun'altra regione italiana. Al vertice
dell'organizzazione del territorio è l'area metropolitana di Cagliari, estesa
su una decina di comuni, con una popolazione di quasi 400.000 ab. La crescita
demografica ed edilizia dal 1951 a oggi è stata, dopo quella di Roma, la più
forte tra le grandi città italiane. La configurazione dell'isola fa sì che la
Sardegna settentrionale tenda a dotarsi di una metropoli secondaria. Sassari
offre una vasta gamma di servizi (banca regionale, università, quotidiano) e si
integra con Porto Torres e Alghero (aeroporto) in un'area urbana tripolare. I
Sardi parlano una lingua neolatina, il Nella produzione agricola, grande importanza rivestono la
viticoltura, che dà pochissima uva da tavola e ottimo vino di qualità (poco
meno di 1 milione di hl), e l'orticoltura (oltre il 21% della produzione
nazionale di carciofi); in progresso è la floricoltura in serre. Recentemente,
in seguito alla riduzione della superficie agraria seminata a frumento, si è
avuto un lieve declino produttivo, più sensibile per il grano duro:
complessivamente (grano duro e tenero) la produzione è di un milione e mezzo di
q, con una resa vicina ai 20 q per ha. Produzione e superficie seminata a
granturco sono invece in aumento. Buone anche le produzioni di riso, avena,
patate, barbabietole da zucchero, tabacco, pesche, pere, mandorle e delle varie
specie di agrumi. Più di un terzo del patrimonio italiano di ovini appartiene
alla regione sarda (oltre 4 milioni di capi). Oltre che per gli ovini, la
Sardegna è al primo posto tra le regioni italiane anche per i caprini, con poco
più di 300.000 capi. Il 90% del latte prodotto da ovini e caprini è destinato
alla produzione di formaggi, mentre il latte di produzione bovina è per metà
trasformato in prodotti lattiero-caseari e per metà destinato al consumo
diretto. La produzione regionale di lana sucida è la massima in Italia. Poche
sono ancora le cooperative nel settore primario dove tuttavia la cooperazione
si sta affermando nella vitivinicoltura (cantine sociali); attivi sono invece
gli enti di sviluppo. La superficie ricoperta di boschi ammonta a 440 mila ha: la
più estesa dell'Italia meridionale e insulare, dopo quella della Calabria. Come
in tutta Italia, grandi estensioni di terreni coltivati marginali e di pascoli
sono stati abbandonati al pascolo naturale e all'incolto. In Sardegna questi
abbandoni hanno raggiunto punte massime. L'azione di rimboschimento è in grave
ritardo, ostacolata da condizioni poco favorevoli (forte ventosità). I boschi
coprono meno di un quinto del territorio e sono i più colpiti in Italia dagli
incendi periodici, con una forte componente dolosa. La produzione della pesca marittima e lagunare s'aggira
intorno ai 150.000 q, mentre nelle tonnare e tonnarelle, che si contano
numerose lungo le coste occidentali dell'isola, la produzione appare
attualmente in progressivo declino. Per quanto riguarda le risorse del sottosuolo, la Sardegna è
la terza, per importanza, fra le regioni italiane, dopo la Toscana e la
Sicilia. Principale regione mineraria è l'Iglesiente, con il Sulcis, dove lo
sfruttamento dei giacimenti carboniferi (litantrace, lignite) ha determinato la
creazione di una vera città mineraria: Carbonia. I costi di produzione limitano
tuttavia le possibilità di esportazione del minerale, il che ha favorito la
costruzione di grandi impianti termoelettrici (Portovesme). Altri prodotti
minerari sono: piombo, zinco, con l'argento come sottoprodotto, antimonio,
minerali di ferro, di nichel e cobalto, manganese e rame. Tra i minerali non
metalliferi: caolino, fluorite, barite, pirite, ecc., oltre al cloruro di sodio
ricavato dalle saline di Cagliari, dell'isola di Sant'Antioco e di Carloforte.
All'industria estrattiva fanno capo quelle metallurgiche, elettrometallurgiche
ed elettrochimiche. In seguito alla costruzione di grandi centrali
idroelettriche e termoelettriche, la produzione di energia elettrica supera i
10 milioni di kWh, dei quali meno del 5% di origine idrica. Tra le altre
industrie, importanti sono gli stabilimenti enologici, i caseifici, i
pastifici, gli zuccherifici (Oristano, Villasor), le industrie conserviere, gli
impianti per la lavorazione del tonno e delle sardine (Carloforte, Porto
Torres), i birrifici (Macomer, Oristano e Cagliari), il liquorificio (Villacidro),
la vetreria (Alghero), la lavorazione del sughero (Tempio Pausania, Calangianus,
Sassari, Sorgono, Ghilarza). In ogni caso, più che alle piccole imprese dei
settori tradizionali, negli anni Sessanta e Settanta la grande scommessa
relativa al decisivo sviluppo industriale dell'isola è stata affidata ai nuovi
impianti delle grandi produzioni di base, soprattutto petroliferi, energetici e
chimici, realizzati con massicci apporti del settore pubblico (Cagliari,
Sarroch, Sulcis-Iglesiente, Portovesme, Villacidro, Porto Torres, Ottana,
Assemini, Isili, Lula, Macomer, TortoliArbatax, Olbia). Alla creazione dei
grandi impianti e delle relative infrastrutture non è corrisposta se non in
minima parte l'attesa ricaduta a pioggia in un indotto attivo e ben
differenziato. Sicché le iniziative realizzate sono risultate a bassa intensità
di lavoro e l'intero settore industriale della regione è rimasto
particolarmente esposto a pesanti periodi di crisi che hanno comportato, tra
l’altro, lo smantellamento del comparto produttivo del piombo-zinco e hanno
reso necessaria la riconversione di quello del carbone. I maggiori porti petroliferi sono Porto Foxi, presso Sarroch
(17 milioni di t di greggio arrivate, oltre 6 milioni di t esportate) e Porto
Torres. Veloci e costanti sono ormai le comunicazioni marittime, anche se
tuttora insufficienti in alcuni periodi dell'anno, quando più intenso diventa
il traffico turistico. I "canguri", le moderne navi traghetto, si affiancano
ormai alle navi tradizionali di linea collegando i porti di Genova,
Civitavecchia, Napoli e Palermo con Cagliari, Olbia, Porto Torres, Alghero. La
rete stradale ha superato la lunghezza di 12.000 km, con una circolazione di
quasi 700.000 autoveicoli. In fase di potenziamento è la rete ferroviaria,
mentre si sono moltiplicati i voli aerei delle società nazionali. La compagnia
aerea regionale Alisarda effettua voli diretti per Roma, Pisa, Bologna,
Milano, Torino e Nizza. A partire dallo straordinario lancio della Costa Smeralda,
le attività turistiche hanno avuto un paio di decenni di forte sviluppo. Anche
lungo altri tratti di costa sono sorte successioni quasi ininterrotte di nuovi
nuclei di espansione turistica, ai quali se ne è accompagnato qualcuno rivolto
anche verso la montagna e le località termali. Non esente da intenti di pura
speculazione e orientato ad attirare soprattutto una clientela di élite,
successivamente il settore si è rivelato poco inserito nella realtà economica
complessiva dell'isola e incapace di costituirne un determinante elemento
propulsivo. Nel 1995 nel terziario era impiegato il 63% degli occupati,
nell’agricoltura il 12 %, mentre il settore industriale dava lavoro al restante
24% degli occupati. Il tasso di disoccupazione giovanile è molto alto (52%). Tracce sicure dell'insediamento umano in Sardegna risalgono
ai tempi neolitici, epoca cui si riferiscono tuttavia pochi reperti di
ossidiana. Più abbondanti sono invece i resti del successivo periodo eneolitico,
che vide la fioritura di varie culture comprendenti tra l'altro forme tipiche
dell'area mediterranea, tra cui i vasi campaniformi e gli idoli cicladici,
nonché il diffondersi di culti legati ai monumenti megalitici. Dal Ordinamento regionale. Isolata in seguito agli eventi bellici, dal gennaio
1944 la Sardegna fu retta da un alto commissario. In conformità a quanto
dispone espressamente la costituzione italiana, l'isola è stata costituita in
regione a statuto speciale (legge costituzionale 26 febbraio 1948). Organi: il
consiglio regionale eletto a suffragio universale con sistema
proporzionale ogni cinque anni in ragione di un consigliere ogni 20.000
abitanti; gli compete, insieme con la giunta e il popolo (disegno di legge
presentato da 10.000 elettori) l'iniziativa delle leggi regionali; la giunta
regionale composta di sette membri effettivi (assessori) nominati dal
consiglio su proposta del presidente della giunta; responsabile davanti al
consilio, esercita funzioni legislative e amministrative; il presidente
della giunta regionale (presidente della regione) eletto dal consiglio
regionale; rappresenta la regione, promulga le leggi e i regolamenti regionali,
dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla regione (in tale
veste è anche ufficiale del governo centrale), siede nel consiglio dei ministri
(ma non con rango di ministro, prerogativa che spetta solo al presidente della
regione siciliana) quando si discutano questioni che interessano la regione
sarda. Lo statuto della Sardegna prevede infine il referendum abrogativo di
leggi regionali, che può essere richiesto da almeno un terzo dei consiglieri o
da 10.000 elettori. Un rappresentante del governo soprintende alle funzioni
amministrative non delegate e alla coordinazione con quelle esplicate dalla
regione.
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001