La Puglia, caratterizzata per
quasi tutta la sua estensione da forme basse e appiattite, è con il Veneto la
regione italiana a più basso livello altimetrico medio: le pianure (oltre
10.300 km²) e le colline (8.760 km² circa) occupano quasi interamente la
superficie territoriale; le montagne, situate tutte in zone periferiche,
coprono solo 286 km². Da un punto di vista strutturale il territorio può essere
diviso in quattro subregioni principali, che si susseguono da nord a sud senza
soluzione di continuità: il Gargano, il Tavoliere, chiuso a ovest
dall'esigua fascia appenninica, le Murge, che proseguono nella fertile
pianura costiera che si apre lungo il golfo di Taranto, e il Salento. Costituito in prevalenza da rocce calcaree e ricco di
fenomeni carsici, il Gargano, verdeggiante "sperone d'Italia", è un tozzo
promontorio (altitudine massima: Monte Calvo, 1.056 m) che si affaccia
sull'Adriatico con coste generalmente alte e dirupate tranne nel versante
settentrionale ove in un breve tratto pianeggiante si aprono i due laghi
costieri di Varano e di Lesina. Al largo della costa settentrionale è il
piccolo arcipelago delle Tremiti, facente parte amministrativamente, come la
regione garganica, della provincia di Foggia. Il corso del Candelaro, che chiude a sud il promontorio del
Gargano, costituisce convenzionalmente anche il confine fra la regione
garganica e il Tavoliere delle Puglie, che con i suoi 3.000 km² è la più vasta
pianura dell'Italia peninsulare. Affacciato sull'Adriatico con coste basse e
talora paludose per un breve tratto a ovest del corso del Fortore fino al
confine molisano e, a sud del Gargano, dalla foce del Candelaro fino al corso
dell'Ofanto, il Tavoliere è chiuso all'interno, presso il confine campano, dai
rilievi appenninici della Daunia (altitudine massima: monte Cornacchia, 1.151
m). Povero d'acque permanenti (se si esclude l'Ofanto, tutti gli altri corsi
d'acqua hanno regime torrentizio), il Tavoliere, per secoli tradizionale area
di pascolo, è oggi il regno dell'aridocoltura. Oltre il corso dell'Ofanto e fino alla cosiddetta "soglia
messapica" si estendono le Murge, esteso altopiano calcareo che corre
parallelamente alla costa adriatica; molto aride a causa della pressoché totale
mancanza di circolazione superficiale delle acque, le Murge sono caratterizzate
da vistosi fenomeni carsici (grotte di Castellana e varie altre, puli, ecc.) e
da solchi a incisione torrentizia (gravine). Oltre la soglia messapica si
estende l'altopiano calcareo della Penisola Salentina (Salento), il "tallone
d'Italia" (punto più orientale del territorio italiano: capo d'Otranto, 18° 31'
13'' long. E); poco elevato (altitudine massima: 200 m), anche il Salento è
caratterizzato da scarsità di acque superficiali e da fenomeni carsici
profondi: fa eccezione la fertile e verdeggiante pianura del Tavoliere di
Lecce. La Puglia è soggetta a clima mediterraneo, con estati molto
calde ed estremamente secche e inverni generalmente miti, tranne nelle zone
montuose interne. È la regione italiana che riceve la minor quantità di
precipitazioni, concentrate comunque nei mesi autunnali e invernali; la
distribuzione è piuttosto uniforme: la media del territorio regionale non
raggiunge i 700 mm di pioggia all'anno; valori lievemente più elevati si
registrano solo nell'interno della regione garganica (800-900 mm annui), valori
più bassi della media nell'interno del Tavoliere e del Salento (500-600 mm). Nell'ultimo mezzo secolo, la regione ha sempre fatto segnare
un saldo naturale fortemente positivo, nettamente superiore alla media
nazionale. Il conseguente aumento della popolazione è stato però meno
consistente di quanto prevedibile, dato che le difficoltà della situazione
economica locale hanno favorito per decenni un forte flusso migratorio, diretto
soprattutto verso le regioni settentrionali e i paesi europei più
industrializzati. Nonostante il relativo abbassamento del tasso di natalità, la
crescita della popolazione regionale si è fatta più sensibile negli anni
Settanta, quando le mutate condizioni socioeconomiche locali e generali hanno
comportato un netto ridimensionamento del fenomeno migratorio e la regione ha
visto crescere il numero dei suoi abitanti di poco meno del 10% nell'arco di un
decennio. In seguito il ritmo di crescita è diminuito in conseguenza di un
ulteriore abbassamento del tasso di natalità. A metà degli anni Novanta,
comunque, quest'ultimo era ancora vicino all’11‰ annuo, il tasso di mortalità
era di poco superiore al 7‰ annuo e il saldo naturale era pari al 4,2‰ annuo,
cioè il secondo del paese dopo quello della Campania. Nel complesso la densità della popolazione è di poco
superiore alla media nazionale, con forti squilibri fra zona e zona, sicché nel
barese e nel leccese risulta tripla di quella del foggiano. Oltre i capoluoghi
di provincia e le altre città molto popolose come Andria e Barletta, la regione
conta più di venti centri con oltre 30.000 abitanti e addirittura un centinaio
sopra i 10.000. Da alcuni anni l'economia della regione ha un'immagine
positiva presso la stampa e l'opinione pubblica italiana. Il livello di reddito
pro capite è tra i più elevati del Sud. Con il 7,1% della popolazione
nazionale la Puglia contribuisce alla produzione del reddito italiano per il
5,2%. Un peso notevole ha il settore agricolo (10,8% della produzione
nazionale) al cui interno è impiegato il 13,2% degli occupati; l’industria
(3,7% della produzione nazionale) occupa, invece, il 24,3% dei lavoratori,
mentre nel territorio è impiegato il restante 62%.. L'agricoltura pugliese è caratterizzata da grandi
monocolture: colture di cereali (grano) nel Tavoliere (oltre 11 milioni di q
nel 1995); tabacco nella Penisola Salentina; mandorlo nelle province di
Brindisi, Bari, Lecce, Taranto; orticoltura (insalate, meloni, peperoni,
melanzane, cavoli, ecc.) nelle zone costiere a nord di Bari; viticoltura e
olivicoltura, diffuse e costituenti i settori predominanti. Con l'Emilia-Romagna,
la Sicilia e il Veneto, la Puglia detiene il primato delle uve da vino, ed è al
primo posto assoluto nella produzione di uve da tavola (regina di Puglia,
italia, cardinal, baresana, ecc.). Nella produzione di uva da vino, accanto ai
tradizionali vigneti ad alberello, che danno in media una produzione
aggirantesi sui 60-70 q per ha, si va sempre più diffondendo il sistema "a
tendone" — in passato prerogativa delle colture di uve da tavola — che consente
di superare anche i 200 q per ha. Mentre per l'uva da tavola la massima
produttrice è la provincia di Bari, per l'uva da vino si classificano ai primi
posti le province di Lecce, Bari e Brindisi (primitivo, ottavianello, negro
amaro, malvasia, bombino, verdeca, pergolone, san severo, ecc.). La produzione
olearia pone la Puglia al primo posto tra le regioni italiane: la coltura
dell'olivo si estende su una superficie di 400.000 ha (olivi cima di Bitonto,
cima di Mola, coratina, ogliarola, cellina di Nardo, ecc.) e fornisce
all'incirca il 37% in media della produzione annua nazionale. Attivi sono i
consorzi di bonifica (della Capitanata, del Gargano, della Fossa premurgiana,
d'Arneo, d'Ugento e Li Foggi, di Stornara e Tara), ma tutti i programmi di
sviluppo dell'agricoltura dipendono dall'approvvigionamento idrico, che
costituisce un problema solo in parte risolto, per il crescente fabbisogno
delle popolazioni. Sono stati scavati innumerevoli pozzi artesiani e sono state
costruite grandiose dighe, purtroppo rimaste talvolta inutilizzate per la
mancanza delle indispensabili opere integrate. L'allevamento, poco sviluppato nel settore dei bovini e in
quello dei suini, è ancora abbastanza fiorente nel settore degli ovini, specie
nel Tavoliere e nei monti della Daunia. Una risorsa importante per le
popolazioni di molti centri costieri è rappresentata dalla pesca: proviene
dalla Puglia oltre il 15% della produzione ittica nazionale, e della produzione
di crostacei. I maggiori porti di pesca sono Manfredonia, sulla costa
adriatica, e Gallipoli, sulla costa ionica. Tuttora molto insufficiente è
l'industria di trasformazione dei prodotti agricoli, sia nel campo della
vinificazione, sia in quello della conservazione e dell'inscatolamento dei
prodotti ortofrutticoli, sia in quello della pastificazione. Vanto della Puglia è quello di possedere il triangolo
industriale del Mezzogiorno, con i vertici nelle città di Bari, Taranto e
Brindisi. Dopo un inizio lento, lo sviluppo industriale è proseguito con ritmo
costante, attorno ai poli di sviluppo costituiti dalle grandi imprese di base
dello Stato, o a partecipazione statale (Italsider di Taranto, Petrolchimico di
Brindisi, EFIM, ecc.). Le attività industriali moderne sono concentrate nelle
grandi aree urbane: Foggia (meccanica), Brindisi (petrolchimica), Bari
(meccanica), Taranto (siderurgia). Attualmente, però, i grandi poli industriali
attraversano un periodo di crisi. In alcuni centri minori si sviluppano
lavorazioni del comparto tessile-abbigliamento, o come produzione per conto
terzi commissionata da imprese extraregionali (emiliane, marchigiane) o come
iniziative imprenditoriali locali. La presenza di grandi impianti di industria
di base comporta un elevato fabbisogno energetico, coperto dalle centrali
termoelettriche regionali, che producono 1,4 miliardi di kWh. Il commercio è
assai attivo e in costante espansione: i porti di Bari e Brindisi svolgono una
funzione insostituibile nei rapporti commerciali col bacino del Mediterraneo
orientale e del Medio Oriente; a Bari infatti si svolge ogni anno la grande
Fiera del Levante, la più importante rassegna commerciale internazionale
dell'Italia, dopo quella di Milano. La regione pugliese, una delle più interessanti e meno
contaminate dal punto di vista paesaggistico e artistico-archeologico, sta
conducendo una vasta opera di potenziamento turistico, lungo la costa adriatica
(Ostuni, Fasano, Gargano, Tremiti) e ionica e nell'interno. Di grande interesse
culturale sono i ritrovamenti preistorici (grotta del Cervo di Porto Badisco;
oltre alle celebri grotte Romanelli e Zinzulusa). Nuovi porticcioli turistici
consentiranno il rilancio del turismo nautico, mentre ovunque gli interventi
della regione promuovono l'ammodernamento e il potenziamento delle strutture
ricettive. I resti preistorici più antichi rinvenuti in Puglia sono
amigdale e altri strumenti trovati nel Gargano, riferibili al paleolitico
inferiore; dalla grotta di Santa Croce, dall'estremo Salento e da altre
località costiere provengono resti litici attribuibili al paleolitico medio,
associati a resti scheletrici di tipo neandertaliano e a strumenti di selce del
paleolitico superiore. Il paleolitico medio e superiore sono peraltro
documentati riccamente nella grotta Romanelli. Numerose le testimonianze di
tutti i periodi successivi, con i resti ceramici delle culture neolitiche,
dell'eneolitico e dell'età del bronzo. Recentemente è stata esplorata la grotta
di Porto Badisco che presenta pitture di grandissimo interesse, attribuibili al
neolitico. All'età del ferro appartengono numerose vestigia della Magna Grecia
e, dove non giunse la colonizzazione ellenica, della cultura apula, con la
copiosa produzione ceramica di vari stili. Popolato in età storica da genti di stirpe illirica (Dauni, Iapigi, Peucezi,
Messapi, ecc.), oltre che da coloni greci insediatisi sulle coste (Taranto,
Gallipoli, ecc.), il territorio corrispondente all'od. Puglia comprendeva a
nord l'Apulia e a sud la Calabria (Penisola Salentina). Sottomesse nel corso
delle guerre contro i Sanniti e contro Pirro (secc.
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001