Il Molise, la più piccola regione
italiana dopo la Valle d'Aosta, è delimitato a NO dal corso del fiume Trigno, a
SE da quello del Fortore; all'interno il confine segna un grande arco fino ai
massicci della Meta, delle Mainarde e del Matese. Il territorio è
prevalentemente montuoso e collinoso, mentre la pianura è limitata alla fascia
litoranea; tra i principali rilievi spiccano il monte Capraro (1.721 m), il
monte Campo (1.745 m) e si superano i 2.000 m nel Matese (monte Miletto, 2.050
m) e nella Meta (2.241 m). Nelle zone montuose prevalgono i calcari, in quelle
collinari le arenarie, le marne e le argille. Numerosi sono nella regione i
movimenti franosi e diffuso è il paesaggio a calanchi. La fascia costiera è
costituita da terreni alluvionali, dove sono state compiute importanti opere di
bonifica. Il Biferno è l'unico fiume completamente molisano, gli altri (Trigno,
Sangro, Volturno, Fortore) appartengono al Molise solo per un tratto del loro
corso. L'alta valle del Volturno offre un suolo fertile, favorito da buone
condizioni termiche. Il clima varia sensibilmente dalla fascia costiera, dove
risulta più mite (media annua 16°-20°) alle zone montane, dove è più rigido
(media annua 8°-12°). Le precipitazioni sono prevalentemente autunnali e
invernali, sotto forma di neve sui rilievi più alti. A motivo della forte natalità, accompagnata da povertà di
risorse e di possibilità di lavoro, la regione è stata interessata per decenni
da un intenso movimento centrifugo; si calcola infatti che nel ventennio
compreso fra i censimenti del 1951 e del 1971 oltre 200.000 molisani abbiano
abbandonato la regione per emigrare in Germania, in Francia, in Svizzera o
verso le regioni settentrionali e la zona di Roma. In seguito la pressione
demografica si è attenuata, in conseguenza della sensibile diminuzione della
natalità, fino a portare — grazie anche a una certa evoluzione del quadro
economico locale — a un drastico ridimensionamento e al sostanziale
annullamento del fenomeno migratorio; sicché nel corso degli anni Settanta si è
registrata una chiara inversione di tendenza, con un incremento di circa 15.000
unità. Negli anni Ottanta, l'ulteriore diminuzione del tasso di natalità, ormai
praticamente coincidente con quello di mortalità, ha stabilizzato la
popolazione complessiva sui valori rimasti costanti negli anni Novanta (330.900
al censimento 1991). Nel frattempo si è registrato un consistente riequilibrio
fra i diversi tipi di inurbamento. I numerosi centri più piccoli, che ancora
accolgono la maggior parte della popolazione, hanno perso abitanti a favore
degli insediamenti di tipo cittadino. Nel 1951 l'unica città con più di 20.000
abitanti era Campobasso; oggi anche Isernia e Termoli superano quella quota e
la popolazione complessiva dei tre centri è raddoppiata raggiungendo un totale
di più di 100.000 unità. Il sia pur lieve miglioramento della rete viaria, che si
basa essenzialmente sulla superstrada del Biferno che, dall'autostrada
Adriatica all'altezza di Termoli, raggiunge Campobasso, ha concorso a rompere
il tradizionale isolamento della regione e a innescare processi dinamici
nell'attività economica. Ad alcuni fenomeni caratteristici delle economie
sottosviluppate (crescita burocratica e parassitaria del capoluogo,
spopolamento delle campagne e forte inurbamento) si è affiancata una più vigile
attenzione dell'ente regione e alcuni interventi che hanno portato a un certo
miglioramento. Recentemente il reddito medio pro capite regionale (poco più di
16 milioni) è cresciuto a un ritmo leggermente superiore a quello nazionale, ma
ciò non è bastato a ridimensionare il forte distacco che ancora separa i due
valori. Le attività del settore primario, che occupano circa il 17% delle forze
di lavoro complessive, assicurano solo modeste produzioni di cereali, fave,
patate, olio e vino. Conservano una discreta importanza l'allevamento ovino e
caprino e la produzione di legname. Nel settore secondario, l'edilizia e
l'artigianato, che produce per il consumo locale, ancora prevalgono
sull'industria in senso stretto, che ha come unico polo di qualche consistenza
l'impianto Fiat di Termoli. Nel settore terziario, la pubblica amministrazione,
i servizi collettivi (istruzione, sanità) e il commercio al dettaglio
completano il quadro di un'economia periferica e assistita, che vive dei
molteplici flussi di spesa (opere pubbliche, stipendi, pensioni) attivati dallo
Stato, da cui anche gli enti locali dipendono quasi interamente per le loro
risorse finanziarie. In lenta crescita è il peso del turismo, le cui risorse
(bellezze naturali, attrattive archeologiche e termali) sono sfruttate in
minima parte. L'attività portuale di Termoli, il più importante centro
industriale della regione, è piuttosto limitata (linee passeggeri per le isole
Tremiti). Dopo le devastazioni subite nel corso della guerra
gotica(535-553), il territorio fu invaso dai Longobardi e aggregato al ducato
di Benevento (572). Da quel momento ebbe inizio un faticoso progresso che non
s'interruppe neppure con l'insediamento di un'orda di mercenari bulgari, che
costituirono un castaldato comprendente Sepino, Isernia, Trivento e Venafro. La
Chiesa riuscì ad acquistare nel Molise un notevole potere, basato sul possesso
di molte aree, dopo la conversione dei Longobardi al cattolicesimo. Con
l'inizio delle invasioni saracene del
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001