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Molise

fino al 1963 unita all'Abruzzo; si affaccia all'Adriatico ed è compresa fra l'Abruzzo, il Lazio, la Campania e la Puglia; 4.438 km²; 331.446 ab. (74 per km²). Comprende le due province di Campobasso, capoluogo regionale, e Isernia, costituita in provincia nel 1970; 136 comuni.

Il Molise, la più piccola regione italiana dopo la Valle d'Aosta, è delimitato a NO dal corso del fiume Trigno, a SE da quello del Fortore; all'interno il confine segna un grande arco fino ai massicci della Meta, delle Mainarde e del Matese. Il territorio è prevalentemente montuoso e collinoso, mentre la pianura è limitata alla fascia litoranea; tra i principali rilievi spiccano il monte Capraro (1.721 m), il monte Campo (1.745 m) e si superano i 2.000 m nel Matese (monte Miletto, 2.050 m) e nella Meta (2.241 m). Nelle zone montuose prevalgono i calcari, in quelle collinari le arenarie, le marne e le argille. Numerosi sono nella regione i movimenti franosi e diffuso è il paesaggio a calanchi. La fascia costiera è costituita da terreni alluvionali, dove sono state compiute importanti opere di bonifica. Il Biferno è l'unico fiume completamente molisano, gli altri (Trigno, Sangro, Volturno, Fortore) appartengono al Molise solo per un tratto del loro corso. L'alta valle del Volturno offre un suolo fertile, favorito da buone condizioni termiche. Il clima varia sensibilmente dalla fascia costiera, dove risulta più mite (media annua 16°-20°) alle zone montane, dove è più rigido (media annua 8°-12°). Le precipitazioni sono prevalentemente autunnali e invernali, sotto forma di neve sui rilievi più alti.

A motivo della forte natalità, accompagnata da povertà di risorse e di possibilità di lavoro, la regione è stata interessata per decenni da un intenso movimento centrifugo; si calcola infatti che nel ventennio compreso fra i censimenti del 1951 e del 1971 oltre 200.000 molisani abbiano abbandonato la regione per emigrare in Germania, in Francia, in Svizzera o verso le regioni settentrionali e la zona di Roma. In seguito la pressione demografica si è attenuata, in conseguenza della sensibile diminuzione della natalità, fino a portare — grazie anche a una certa evoluzione del quadro economico locale — a un drastico ridimensionamento e al sostanziale annullamento del fenomeno migratorio; sicché nel corso degli anni Settanta si è registrata una chiara inversione di tendenza, con un incremento di circa 15.000 unità. Negli anni Ottanta, l'ulteriore diminuzione del tasso di natalità, ormai praticamente coincidente con quello di mortalità, ha stabilizzato la popolazione complessiva sui valori rimasti costanti negli anni Novanta (330.900 al censimento 1991).

Nel frattempo si è registrato un consistente riequilibrio fra i diversi tipi di inurbamento. I numerosi centri più piccoli, che ancora accolgono la maggior parte della popolazione, hanno perso abitanti a favore degli insediamenti di tipo cittadino. Nel 1951 l'unica città con più di 20.000 abitanti era Campobasso; oggi anche Isernia e Termoli superano quella quota e la popolazione complessiva dei tre centri è raddoppiata raggiungendo un totale di più di 100.000 unità.

Il sia pur lieve miglioramento della rete viaria, che si basa essenzialmente sulla superstrada del Biferno che, dall'autostrada Adriatica all'altezza di Termoli, raggiunge Campobasso, ha concorso a rompere il tradizionale isolamento della regione e a innescare processi dinamici nell'attività economica. Ad alcuni fenomeni caratteristici delle economie sottosviluppate (crescita burocratica e parassitaria del capoluogo, spopolamento delle campagne e forte inurbamento) si è affiancata una più vigile attenzione dell'ente regione e alcuni interventi che hanno portato a un certo miglioramento. Recentemente il reddito medio pro capite regionale (poco più di 16 milioni) è cresciuto a un ritmo leggermente superiore a quello nazionale, ma ciò non è bastato a ridimensionare il forte distacco che ancora separa i due valori. Le attività del settore primario, che occupano circa il 17% delle forze di lavoro complessive, assicurano solo modeste produzioni di cereali, fave, patate, olio e vino. Conservano una discreta importanza l'allevamento ovino e caprino e la produzione di legname. Nel settore secondario, l'edilizia e l'artigianato, che produce per il consumo locale, ancora prevalgono sull'industria in senso stretto, che ha come unico polo di qualche consistenza l'impianto Fiat di Termoli. Nel settore terziario, la pubblica amministrazione, i servizi collettivi (istruzione, sanità) e il commercio al dettaglio completano il quadro di un'economia periferica e assistita, che vive dei molteplici flussi di spesa (opere pubbliche, stipendi, pensioni) attivati dallo Stato, da cui anche gli enti locali dipendono quasi interamente per le loro risorse finanziarie. In lenta crescita è il peso del turismo, le cui risorse (bellezze naturali, attrattive archeologiche e termali) sono sfruttate in minima parte. L'attività portuale di Termoli, il più importante centro industriale della regione, è piuttosto limitata (linee passeggeri per le isole Tremiti).

Dopo le devastazioni subite nel corso della guerra gotica(535-553), il territorio fu invaso dai Longobardi e aggregato al ducato di Benevento (572). Da quel momento ebbe inizio un faticoso progresso che non s'interruppe neppure con l'insediamento di un'orda di mercenari bulgari, che costituirono un castaldato comprendente Sepino, Isernia, Trivento e Venafro. La Chiesa riuscì ad acquistare nel Molise un notevole potere, basato sul possesso di molte aree, dopo la conversione dei Longobardi al cattolicesimo. Con l'inizio delle invasioni saracene del IX sec., il territorio decadde economicamente e nel X sec. vi si affermarono alcune signorie feudali che si ressero autonomamente; poco per volta si formarono nell'ambito del ducato di Benevento, da cui si erano staccate (840) Salerno e Capua, nove contee: Venafro, Larino, Trivento ( X sec.), Bojano, Isernia, Campomarino, Termoli, Sangro, Pietrabbondante (inizi dell' XIsec.). Fra queste cominciò a prevalere la contea (in origine castaldato) di Bojano, che ebbe come signori i conti normanni Rodolfo (1092) e poi Ugo I di Molhouse (o de Molinis o Molisio) [1095], donde per alcuni il nome della regione; quest'ultimo ingrandì i confini della contea, ponendo le basi di un compatto dominio feudale. Nella prima metà del XII sec. il conte Ugo II, ormai signore di un vasto e unitario Stato feudale che comprendeva Isernia, Venafro, Bojano, Trivento e Guardialfiera, poté assumere il titolo di conte di Molise (1144). Ma alla sua morte (1168) la contea del Molise (comitatus Molisii) fu ceduta dalla reggente Margherita di Navarra a Riccardo di Mandra e all'inizio del XIIIsec. pervenne a Tommaso di Segni conte di Celano, che a sua volta la perse a opera dell'imperatore Federico II. Questi, per eliminare i grandi feudatari della regione, la trasformò in giustizierato (iustitiarius Molisii et Terre laboris). Il Molise, dopo aver subito vari mutamenti in epoca angioina e aragonese, rimase aggregato alla Terra di Lavoro fino al XVI sec., quando fu unito alla Capitanata. La regione conobbe nei secc. XVI- XVIII periodi di disagio gravissimo, d'isolamento e di decadenza economico-sociale. Con l'occupazione da parte dei Francesi e con un decreto emanato nel 1806, il Molise fu staccato dalla Capitanata e reso provincia autonoma. La dominazione borbonica peggiorò le condizioni della regione e nemmeno l'unità d'Italia portò a un immediato risollevamento del Molise, che divenne anzi uno dei centri del brigantaggio. Nel corso della seconda guerra mondiale il territorio attorno a Campobasso fu teatro di combattimenti che ebbero termine con lo sbarco alleato a Termoli (settembre 1943). Dal 1963 il Molise costituisce regione autonoma.

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001