La
regione è prevalentemente montuosa e collinosa, con brevi tratti pianeggianti
lungo la costa. Il limite amministrativo coincide quasi interamente con il
confine fisico definito da rilievi appenninici e da corsi d'acqua. A nord si
estende dal promontorio di Gabicce alle catene del Montefeltro, tagliando la
valle del Conca, del Marecchia e di altri loro piccoli affluenti; a ovest il
confine segue la displuviale appenninica dal monte Fumaiolo alle pendici
settentrionali dei monti della Laga; da queste corre a sud, fino alla foce del
Tronto. I rilievi sono costituiti da numerose catene di formazione
geologicamente recente, disposte in serie parallele e ricoperte per lo più da
terreni marnosi e arenacei dove affiorano qua e là scisti argillosi. A nord si
elevano le due catene del Montefeltro in cui spiccano il monte Fumaiolo (1.408
m) e il monte Carpegna (1.415 m); a ovest, tra i bacini del Metauro e del
Chienti, si estende una dorsale in cui dominano i terreni calcarei del
giurassico, con aspre vette (monte Nerone, 1.526 m; monte Catria, 1.702 m;
monte Pennino, 1.570 m); a est si eleva un'altra dorsale che prende nome dal
monte San Vicino (1.485 m); essa si collega a sud con i monti Sibillini, i
quali raggiungono nel monte Vettore (2.478 m) la massima elevazione
dell'Appennino Marchigiano e conservano tracce dell'erosione glaciale,
rappresentate da circhi e depositi morenici. Frequenti sono anche, in questi
monti, i fenomeni carsici. A questi rilievi si appoggia una fascia di colline
mioceniche e plioceniche, formate da terreni argillosi e sabbioso-arenacei, che
costituiscono il subappennino. In questa zona collinosa che si spinge fino
all'Adriatico sono frequenti le frane, i calanchi, i fenomeni di soliflussione
e le caratteristiche "ripe", dallo scosceso pendio argilloso. Il litorale,
specialmente nella parte settentrionale, fino ad Ancona, è in gran parte
costituito dai materiali portati dai fiumi, che hanno formato numerosi conoidi
deltizi, collegati da estesi tratti sabbiosi. Alle coste basse si alternano
tratti alti e ripidi, come nella zona del monte Conero. I corsi d'acqua marchigiani hanno in comune molte
caratteristiche: regime irregolare, limitati bacini imbriferi, corso breve e
rapido e andamento parallelo. Il Marecchia, il Foglia, il Metauro, il Cesano,
l'Esino, il Potenza, il Chienti, il Tronto sono i principali. Spesso, attraversando le dorsali montuose, i fiumi formano
gole pittoresche, di cui le più note sono quelle del Furlo (fiume Candigliano,
affluente del Metauro), di Serra San Quirico (fiume Esino), di San Severino
(fiume Potenza), di Belforte (fiume Chienti), di Arquata (fiume Tronto).
L'unico lago è quello di Pilato, fra le cime del monte Vettore, a 1.940 m, di
origine glaciale. Il clima della regione è favorevolmente influenzato dal
grado di marittimità e dalla posizione dei rilievi appenninici: le minime
temperature durante la stagione invernale raramente scendono sotto lo zero
anche in molte località elevate delle zone montuose e le massime raggiungono i
30º con valori medi annui oscillanti fra 10º e 15º. Le precipitazioni
registrano massimi di 1.250 mm nelle zone oltre i 1.000 m e circa 700 mm nelle
regioni costiere. Pur percorsa da fenomeni di migrazione interna (dalle zone
montuose verso le città maggiori e i centri della costa), per altro di entità
decrescente, la regione presenta una distribuzione della popolazione abbastanza
equilibrata fra le varie province e senza processi di eccessiva concentrazione
urbana. Il numero degli abitanti è lentamente ma costantemente cresciuto fra il
censimento del 1961 (1.347.489 ab.) e quello del 1981 (1.412.404 ab.). In
seguito il tasso di natalità è sceso di uno-due punti sotto quello di mortalità
e la regione ha incominciato a far registrare un saldo naturale negativo di
circa 2.000 unità l'anno. Il calo di nascite è stato compensato in parte dal
saldo migratorio positivo (+32.000 unità dal 1981 al 1991); tale situazione ha
prodotto un lieve calo demografico (1.429.205 ab. al censimento del 1991). Lo spazio marchigiano è caratterizzato da un sempre più
accentuato dualismo fra fascia costiera e aree interne collinari e montane. I
comuni costieri si sono saldati fra loro formando una regione urbana lineare.
Su un settimo del territorio si addensa il 50% della popolazione, con una
densità media di 450 ab. per km². Vertice dell'organizzazione del territorio è
l'area urbana di Ancona, che raggiunge i 150.000 ab. inglobando i comuni di
Falconara Marittima e Chiaravalle. La zona di basse colline digradanti verso il
mare forma una fascia intermedia, con città e borghi attivi. Le colline più
interne e la montagna si estendono su metà del territorio regionale. La densità
scende a poco più di un decimo di quella della fascia costiera. Nonostante la recente forte crescita del settore industriale
e del terziario, la regione mantiene un'importanza relativa superiore al suo
peso demografico: con il 2,5% della popolazione italiana, essa fornisce infatti
il 3,1% della produzione agricola nazionale. Tra le maggiori produzioni
emergono quella del frumento (9% della produzione nazionale), dell'orzo (per la
quale è al terzo posto tra le regioni italiane con una produzione pari all'8,7%
di quella nazionale), del cavolfiore e del finocchio. Rilevante è il concorso
della pesca all'economia regionale, con il 10% del totale nazionale, mentre per
i molluschi e i crostacei la quota supera il 7%. Lo sviluppo del settore
industriale, maturato solo in tempi recenti, è risultato ben adeguato ai tempi,
e ha portato le imprese marchigiane a ritagliarsi uno spazio soddisfacente nel
quadro generale delle esportazioni italiane e a mantenere in leggera crescita
durante gli anni Ottanta e Novanta — in contrasto con la tendenza nazionale —
la percentuale degli occupati nel settore. Poche le imprese di grandi
dimensioni (stabilimenti navali e impianti petrolchimici) localizzate nell'area
tra Pesaro e Ancona, mentre sono numerose quelle medie e piccole operanti nel
settore meccanico (motociclo), calzaturiero, del vestiario e dell'abbigliamento
e che si avvalgono in modo consistente del lavoro a domicilio. Tradizionali e
rinomate sono le produzioni della carta (Fabriano), degli strumenti musicali (Castelfidardo)
e la lavorazione della seta (lesi). Di non eccessivo rilievo le attività
portuali, incentrate sul porto di Ancona. Le attività del settore terziario, in
costante espansione, sono arrivate a occupare oltre la metà delle forze di
lavoro complessive. Di particolare rilievo il settore turistico, che registra
circa 1 milione di arrivi e circa 7 milioni di presenze annue. Il maggior
richiamo è costituito dalle spiagge adriatiche, molto affollate durante la
breve stagione estiva (Gabicce Mare, Pesaro, Marotta, Senigallia, Ancona,
Numana, Porto Recanati, Civitanova Marche, Porto San Giorgio, Lido di Fermo,
Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto), ma molteplici
iniziative tendono a valorizzare il patrimonio turistico delle numerose
cittadine dell'interno (Cagli, Arcevia, Camerino, Tolentino); i grandi centri
storici di Urbino, Ascoli, Fano, Iesi; i suggestivi "balconi" delle Marche:
Recanati, Osimo, Loreto (grande meta del turismo religioso), Cingoli e — per il
turismo invernale — alcune zone d'alta montagna (Sibillini). Nel 1997 la
regione, in particolare la provincia di Macerata, è stata colpita da
innumerevoli e violente scosse di terremoto. Alcuni centri hanno subito ingenti
danni. I resti delle più remote culture preistoriche marchigiane
sono stati rinvenuti sul monte Conero e sul greto dei fiumi Misa e Nevola, dove
sono numerosi i manufatti riferibili al paleolitico. Cospicui sono anche i
reperti neolitici, rinvenuti un po' dovunque e specialmente nelle grotte della
gola di Frasassi, presso Genga ad Attiggio e ad Arcevia, dove sono interessanti
i materiali attribuibili alle culture eneolitiche. Anche le culture dell'età
del bronzo sono ben rappresentate, con ceramiche di tipo appenninico e
subappenninico e alcuni ripostigli con oggetti bronzei. Le civiltà più
rappresentate sono però quelle dell'età del ferro, alla quale sono riferibili
varie necropoli come quelle di Novilara (presso Pesaro), di Numana e Sirolo, di
Ripatransone, di Fabriano, di Monte Roberto, di Pianello di Genga e di Fermo,
nelle quali si nota con evidenza la facies picena. In età preromana il territorio corrispondente all'odierna regione delle
Marche era abitato a sud dell'Esino dai Piceni (Piceno) e nella fascia
costiera, tra l'Esino e Pesaro, dai Galli Senoni, che vi si erano insediati
all'inizio del
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001