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Marche

bagnata a est dal mare Adriatico, e confinante a nord con l'Emilia-Romagna, a ovest con la Toscana e l'Umbria e a sud con il Lazio e l'Abruzzo; 9.694 km²; 1.443.172 ab. (148 per km²). È divisa in quattro province: Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro e Urbino; 246 comuni. Capol. Ancona.

La regione è prevalentemente montuosa e collinosa, con brevi tratti pianeggianti lungo la costa. Il limite amministrativo coincide quasi interamente con il confine fisico definito da rilievi appenninici e da corsi d'acqua. A nord si estende dal promontorio di Gabicce alle catene del Montefeltro, tagliando la valle del Conca, del Marecchia e di altri loro piccoli affluenti; a ovest il confine segue la displuviale appenninica dal monte Fumaiolo alle pendici settentrionali dei monti della Laga; da queste corre a sud, fino alla foce del Tronto. I rilievi sono costituiti da numerose catene di formazione geologicamente recente, disposte in serie parallele e ricoperte per lo più da terreni marnosi e arenacei dove affiorano qua e là scisti argillosi. A nord si elevano le due catene del Montefeltro in cui spiccano il monte Fumaiolo (1.408 m) e il monte Carpegna (1.415 m); a ovest, tra i bacini del Metauro e del Chienti, si estende una dorsale in cui dominano i terreni calcarei del giurassico, con aspre vette (monte Nerone, 1.526 m; monte Catria, 1.702 m; monte Pennino, 1.570 m); a est si eleva un'altra dorsale che prende nome dal monte San Vicino (1.485 m); essa si collega a sud con i monti Sibillini, i quali raggiungono nel monte Vettore (2.478 m) la massima elevazione dell'Appennino Marchigiano e conservano tracce dell'erosione glaciale, rappresentate da circhi e depositi morenici. Frequenti sono anche, in questi monti, i fenomeni carsici.

A questi rilievi si appoggia una fascia di colline mioceniche e plioceniche, formate da terreni argillosi e sabbioso-arenacei, che costituiscono il subappennino. In questa zona collinosa che si spinge fino all'Adriatico sono frequenti le frane, i calanchi, i fenomeni di soliflussione e le caratteristiche "ripe", dallo scosceso pendio argilloso. Il litorale, specialmente nella parte settentrionale, fino ad Ancona, è in gran parte costituito dai materiali portati dai fiumi, che hanno formato numerosi conoidi deltizi, collegati da estesi tratti sabbiosi. Alle coste basse si alternano tratti alti e ripidi, come nella zona del monte Conero.

I corsi d'acqua marchigiani hanno in comune molte caratteristiche: regime irregolare, limitati bacini imbriferi, corso breve e rapido e andamento parallelo. Il Marecchia, il Foglia, il Metauro, il Cesano, l'Esino, il Potenza, il Chienti, il Tronto sono i principali.

Spesso, attraversando le dorsali montuose, i fiumi formano gole pittoresche, di cui le più note sono quelle del Furlo (fiume Candigliano, affluente del Metauro), di Serra San Quirico (fiume Esino), di San Severino (fiume Potenza), di Belforte (fiume Chienti), di Arquata (fiume Tronto). L'unico lago è quello di Pilato, fra le cime del monte Vettore, a 1.940 m, di origine glaciale.

Il clima della regione è favorevolmente influenzato dal grado di marittimità e dalla posizione dei rilievi appenninici: le minime temperature durante la stagione invernale raramente scendono sotto lo zero anche in molte località elevate delle zone montuose e le massime raggiungono i 30º con valori medi annui oscillanti fra 10º e 15º. Le precipitazioni registrano massimi di 1.250 mm nelle zone oltre i 1.000 m e circa 700 mm nelle regioni costiere.

Pur percorsa da fenomeni di migrazione interna (dalle zone montuose verso le città maggiori e i centri della costa), per altro di entità decrescente, la regione presenta una distribuzione della popolazione abbastanza equilibrata fra le varie province e senza processi di eccessiva concentrazione urbana. Il numero degli abitanti è lentamente ma costantemente cresciuto fra il censimento del 1961 (1.347.489 ab.) e quello del 1981 (1.412.404 ab.). In seguito il tasso di natalità è sceso di uno-due punti sotto quello di mortalità e la regione ha incominciato a far registrare un saldo naturale negativo di circa 2.000 unità l'anno. Il calo di nascite è stato compensato in parte dal saldo migratorio positivo (+32.000 unità dal 1981 al 1991); tale situazione ha prodotto un lieve calo demografico (1.429.205 ab. al censimento del 1991).

Lo spazio marchigiano è caratterizzato da un sempre più accentuato dualismo fra fascia costiera e aree interne collinari e montane. I comuni costieri si sono saldati fra loro formando una regione urbana lineare. Su un settimo del territorio si addensa il 50% della popolazione, con una densità media di 450 ab. per km². Vertice dell'organizzazione del territorio è l'area urbana di Ancona, che raggiunge i 150.000 ab. inglobando i comuni di Falconara Marittima e Chiaravalle. La zona di basse colline digradanti verso il mare forma una fascia intermedia, con città e borghi attivi. Le colline più interne e la montagna si estendono su metà del territorio regionale. La densità scende a poco più di un decimo di quella della fascia costiera.

Nonostante la recente forte crescita del settore industriale e del terziario, la regione mantiene un'importanza relativa superiore al suo peso demografico: con il 2,5% della popolazione italiana, essa fornisce infatti il 3,1% della produzione agricola nazionale. Tra le maggiori produzioni emergono quella del frumento (9% della produzione nazionale), dell'orzo (per la quale è al terzo posto tra le regioni italiane con una produzione pari all'8,7% di quella nazionale), del cavolfiore e del finocchio. Rilevante è il concorso della pesca all'economia regionale, con il 10% del totale nazionale, mentre per i molluschi e i crostacei la quota supera il 7%. Lo sviluppo del settore industriale, maturato solo in tempi recenti, è risultato ben adeguato ai tempi, e ha portato le imprese marchigiane a ritagliarsi uno spazio soddisfacente nel quadro generale delle esportazioni italiane e a mantenere in leggera crescita durante gli anni Ottanta e Novanta — in contrasto con la tendenza nazionale — la percentuale degli occupati nel settore. Poche le imprese di grandi dimensioni (stabilimenti navali e impianti petrolchimici) localizzate nell'area tra Pesaro e Ancona, mentre sono numerose quelle medie e piccole operanti nel settore meccanico (motociclo), calzaturiero, del vestiario e dell'abbigliamento e che si avvalgono in modo consistente del lavoro a domicilio. Tradizionali e rinomate sono le produzioni della carta (Fabriano), degli strumenti musicali (Castelfidardo) e la lavorazione della seta (lesi). Di non eccessivo rilievo le attività portuali, incentrate sul porto di Ancona. Le attività del settore terziario, in costante espansione, sono arrivate a occupare oltre la metà delle forze di lavoro complessive. Di particolare rilievo il settore turistico, che registra circa 1 milione di arrivi e circa 7 milioni di presenze annue. Il maggior richiamo è costituito dalle spiagge adriatiche, molto affollate durante la breve stagione estiva (Gabicce Mare, Pesaro, Marotta, Senigallia, Ancona, Numana, Porto Recanati, Civitanova Marche, Porto San Giorgio, Lido di Fermo, Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto), ma molteplici iniziative tendono a valorizzare il patrimonio turistico delle numerose cittadine dell'interno (Cagli, Arcevia, Camerino, Tolentino); i grandi centri storici di Urbino, Ascoli, Fano, Iesi; i suggestivi "balconi" delle Marche: Recanati, Osimo, Loreto (grande meta del turismo religioso), Cingoli e — per il turismo invernale — alcune zone d'alta montagna (Sibillini). Nel 1997 la regione, in particolare la provincia di Macerata, è stata colpita da innumerevoli e violente scosse di terremoto. Alcuni centri hanno subito ingenti danni.

I resti delle più remote culture preistoriche marchigiane sono stati rinvenuti sul monte Conero e sul greto dei fiumi Misa e Nevola, dove sono numerosi i manufatti riferibili al paleolitico. Cospicui sono anche i reperti neolitici, rinvenuti un po' dovunque e specialmente nelle grotte della gola di Frasassi, presso Genga ad Attiggio e ad Arcevia, dove sono interessanti i materiali attribuibili alle culture eneolitiche. Anche le culture dell'età del bronzo sono ben rappresentate, con ceramiche di tipo appenninico e subappenninico e alcuni ripostigli con oggetti bronzei. Le civiltà più rappresentate sono però quelle dell'età del ferro, alla quale sono riferibili varie necropoli come quelle di Novilara (presso Pesaro), di Numana e Sirolo, di Ripatransone, di Fabriano, di Monte Roberto, di Pianello di Genga e di Fermo, nelle quali si nota con evidenza la facies picena.

In età preromana il territorio corrispondente all'odierna regione delle Marche era abitato a sud dell'Esino dai Piceni (Piceno) e nella fascia costiera, tra l'Esino e Pesaro, dai Galli Senoni, che vi si erano insediati all'inizio del IV sec. a.C. (Ager gallicus). Alla stessa epoca risale anche la fondazione della colonia siracusana di Ancona. Nel corso della prima metà del III sec. la regione fu pressoché interamente assoggettata dai Romani, che vi fondarono numerose colonie (Sena Gallica, Senigallia; Pisaurum, Pesaro; Firmum Picenum, Fermo; ecc.), collegate a Roma con la Via Flaminia e la Via Salaria. Durante la seconda guerra punica i Romani riportarono sulle rive del Metauro la prima grande vittoria sui Cartaginesi (207 a.C.), mentre durante la guerra sociale Ascoli fu uno dei centri di resistenza degli Italici. Con il riordinamento augusteo dell'Italia l'Ager gallicus fu annesso alla VI regione (Umbria) e il Piceno costituì la v regione (Picenum). Nel 292 d.C. entrambi i territori furono riuniti a formare la provincia Aemilia et Picenum, che ben presto fu di nuovo smembrata in due parti: Flaminia et Picenum annonarium e Picenum suburbicarium. Le invasioni barbariche portarono a un frazionamento della regione: la parte meridionale fu sottomessa dai Longobardi, mentre quella settentrionale fu integrata nella Pentapoli soggetta all'Impero d'Oriente. Nel frattempo all'autorità statale s'andava sostituendo progressivamente la giurisdizione ecclesiastica che avocò a sé la tutela della popolazione, e anche questo sta a dimostrare che le controverse donazioni fatte alla Chiesa prima da re Pipino (752) e poi da Carlo Magno (774) non furono altro che il riconoscimento di una situazione di fatto già esistente. Gli imperatori germanici, a partire da Ottone I, confermarono in seguito il dominio della Chiesa sulla regione, compreso il Piceno, che tra il IX e il X sec. fu devastato da Ungari e Saraceni. Tra il IX e l' XI sec., si costituirono le prime marche di Camerino, di Fermo e Ancona: da queste, per estensione, il nome s'applicò poi a tutta la regione. Da quel momento, il particolarismo feudale, da una parte, e le nascenti autonomie comunali, dall'altra, cominciarono a scalzare il potere ecclesiastico; l'autorità laica andò sempre più affermandosi e già nel XII sec. il libero Comune di Ancona fu in grado di contrapporsi sia a Venezia sia all'imperatore Federico Barbarossa. Intanto in molte città s'andavano affermando signorie autonome, fatto che contribuì ad accentuare il processo di disgregazione che divenne imponente al tempo della cattività avignonese ( XIVsec.). Fu così che le Marche si vennero spezzettando in vari staterelli autonomi con l'affermarsi del dominio dei Malatesta a Fano e a Pesaro, dei Montefeltro e poi dei Della Rovere a Urbino, dei da Varano a Camerino e dei Chiavelli a Fabriano. Ma nel 1354 la Chiesa, decisa a non tollerare oltre lo stato di disordine che regnava nelle Marche, incaricò il cardinale Egidio Albornoz di restaurarvi la sua autorità. Questi intraprese con energia l'opera di riconquista e di pacificazione nelle Marche, e a Fano nel 1357 fece accogliere dall'assemblea generale dei rappresentanti degli Stati della Chiesa le Constitutiones aegidianae , che sancivano la nuova sistemazione politica della regione e rimasero in vigore fino al 1816. La situazione tuttavia non si stabilizzò e la Chiesa dovette spesso frenare le velleità dei feudatari ribelli, ai quali s'aggiunse Francesco Sforza, futuro duca di Milano, che per oltre un decennio (1433-1444) riuscì a sottomettere quasi tutta la regione, ritornata poi al papato. All'inizio del XVIsec. Cesare Borgia, figlio del pontefice Alessandro VI, tentò di costituire una signoria personale al centro dell'Italia. La sua azione, che portò all'eliminazione dei signori locali e delle autonomie comunali, non poté essere consolidata per la morte del papa, seguita dalla rovina del figlio; ma la Chiesa si trovò la regione sgombra da tutti gli impedimenti che avevano limitato la sua espansione. Infatti Ancona le cedette (1532), attraverso il cardinale Accolti, Camerino, che, dopo essere stata data in signoria a Ottavio Farnese dal papa Paolo III (1540), passò alle dirette dipendenze della Chiesa (1545). La stessa sorte seguì il ducato d'Urbino, quando s'estinse la dinastia dei Della Rovere (1631). Ormai, dopo quasi tre secoli di lotte, la Chiesa dominava tutta la regione e la tenne senza contrasti nei secc. XVII e XVIII. Nel 1797 i Francesi, che avevano occupato lo Stato Pontificio, estesero le loro conquiste alle Marche e permisero la costituzione della repubblica di Ancona che poi con Fano, Senigallia e Ascoli venne unita alla Repubblica Romana (1798-1799). Ritornata in possesso della Chiesa, fu annessa da Napoleone al Regno Italico (1808-1813). Dopo l'occupazione di Gioacchino Murat (1813-1815), le Marche ritornarono sotto il dominio pontificio e vi rimasero fino a quando, dopo la battaglia di Castelfidardo (settembre 1860), furono occupate dall'esercito piemontese e annesse al regno d'Italia col plebiscito del 4 novembre 1860.

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001