La regione, che corrisponde alla parte centrale della pianura padana, è
delimitata grosso modo dal Lago Maggiore e dal Ticino a ovest, dal medio corso
del Po a sud, dal Mincio e dal lago di Garda a est, e dal crinale delle Alpi
Centrali (Lepontine e Retiche) a nord. Il confine amministrativo tuttavia
presenta alcune differenze rispetto a tali limiti geografici: a nord sono
esclusi dal territorio lombardo il Canton Ticino, la Val Bregaglia e la Val
Poschiavina, politicamente appartenenti alla Svizzera, mentre non appartengono
alla regione lombarda, in senso geografico, le alte valli di Livigno (versante
danubiano) e di Lei (versante renano), in provincia di Sondrio; sono invece
compresi la Lomellina, sulla destra del Ticino; un tratto di territorio veneto,
sulla sinistra del Mincio; tutto l'Oltrepò
pavese e quello mantovano. Il rilievo della Lombardia va digradando da nord (4.052 m
nel Bernina) a sud (11 m d'alt. al Po), presentando una notevole varietà di
paesaggi. Vi si distinguono tre zone: una montana, una collinare e una
pianeggiante. La montagna lombarda comprende le catene alpine (Lepontine
orientali e Retiche meridionali), formate da rocce dure, gneissico-cristalline,
con numerose vette che superano i 3.000 m d'alt. (monte Disgrazia, Bernina,
Ortles-Cevedale, Adamello); queste alte Alpi sono separate dalle più
meridionali Alpi (o Prealpi) Orobie (pizzo di Coca, 3.052 m) mediante il
marcato solco longitudinale della Valtellina, formata dal medio corso
dell'Adda. Il versante meridionale delle Orobie digrada lentamente nelle
Prealpi Lombarde (Presolana, pizzo Arera, Grigne e Resegone) dove
l'alternanza di rocce di varia resistenza (calcari marnosi, dolomie, arenarie)
crea suggestivi contrasti fra piani livellati e tormentate pareti a strapiombo.
Lo sfruttamento delle risorse forestali e idroelettriche, l'allevamento e il
turismo costituiscono le principali attività economiche della zona montana,
mentre l'agricoltura si concentra nelle vallate: Valtellina, Val Camonica, Val
Brembana, Val Seriana, Val Trompia, ecc. La zona delle colline, formate
da ondulazioni coperte di boschi e colture, non costituisce una fascia
continua, ma si allarga in corrispondenza delle fronti dei grandi ghiacciai
quaternari, allo sbocco in pianura delle vallate alpine, ove si distinguono i
grandi anfiteatri morenici del Varesotto, della Brianza, e delle zone a sud del
lago d'Iseo e del lago di Garda. Nel punto d'incontro delle Prealpi con la zona collinare o
la pianura si trova la cosiddetta regione dei laghi: Maggiore, formato
dal Ticino, di Lugano, di Como (Adda), d'Iseo (Oglio), di Garda (Sarca-Mincio),
d'Idro (Chiese) e di Endine, oltre ai numerosi laghetti intermorenici (di
Varese, Comabbio, Monate e Biandronno, nel Varesotto; di Montorfano, Pusiano,
Annone e Alserio, nella Brianza) e alpini. La Lombardia è infatti la regione
italiana più ricca di laghi. Ma la parte economicamente più importante della Lombardia è
la pianura. L'alta pianura, confinante con le colline, presenta
terrazzamenti alluvionali (pianalti) brulli, aridi (groane, brughiere); è poco
fertile (benché non priva, grazie all'irrigazione, di colture), ma ricca di
centri industriali. Il terreno, costituito da materiali grossolani ciottolosi,
è molto permeabile: le acque superficiali penetrano nel sottosuolo, per
riaffiorare alcuni chilometri più a sud, lungo la linea dei fontanili o
delle risorgive, con una serie di polle sorgentizie le cui acque,
relativamente calde (10-12 °C in inverno) contribuiscono all'irrigazione dei
prati permanenti (o marcite), dai quali si possono ricavare sette-otto tagli di
foraggio all'anno. A sud di questa linea, la bassa pianura, costituita
da materiali più fini, argillosi, è molto fertile e ottimamente irrigata da una
complessa rete di canali, rogge e fossi d'irrigazione: Naviglio Grande,
naviglio di Pavia, della Martesana, canale Villoresi (il più lungo: 86 km),
naviglio di Bereguardo, canale della Muzza, canale Ritorto, Roggia Vailata ecc.
Oltre ai fiumi che alimentano i laghi prealpini (Adda, Oglio, Mincio, Ticino),
scorrono in Lombardia il Lambro, l'Olona, il Mella, anch'essi tributari del Po. Il clima della Lombardia è continentale umido, con
notevole escursione termica annua: 20 °C circa. Più rigido nella fascia alpina,
esso registra le più miti temperature nella zona dei grandi laghi prealpini. Le
piogge sono distribuite in tutti i mesi dell'anno, con massime primaverili e
autunnali; la piovosità aumenta dalla pianura (600 mm) alle Alpi (massima:
oltre 2.000 mm). L'accentuata umidità provoca afosità estiva e nebbiosità
frequente e diffusa. Con poco meno di 9 milioni di abitanti, la Lombardia è di
gran lunga la più popolosa regione italiana, con una densità all'incirca doppia
della media nazionale. Per diversi decenni, nel dopoguerra, l'aumento della
popolazione è risultato molto forte, sia per l'attivo del saldo naturale, sia
per quello, molto più consistente, determinato dall'intensa immigrazione di
manodopera industriale proveniente soprattutto dalle regioni meridionali. In
seguito l'entità del fenomeno immigratorio si è notevolmente ridimensionata, il
tasso di natalità si è progressivamente contratto fino a raggiungere e a
superare quello di mortalità, e il numero degli abitanti è rimasto
sostanzialmente stabile. Le aree forti industriali e urbane dello spazio lombardo
costituiscono il 37% del territorio regionale: 663 comuni, 8.800 km², 7,3
milioni di ab., 830 ab. per km². Sono parametri che qualificano quella milanese
come una regione urbana di livello europeo. Pur collocandosi a un gradino
inferiore nella gerarchia delle grandi metropoli, Milano raggiunge una fascia
dimensionale confrontabile con quella delle regioni urbane di Londra (10.000
km² e 11,5 milioni di ab.) e Parigi (9.000 km², 10 milioni di ab.). Quasi i due
terzi dello spazio lombardo hanno livelli e strutture di popolamento di tipo
non più agricolo- contadino, ma ancora rurale: bassa pianura ad agricoltura
meccanizzata, comuni turistici dei laghi e della montagna. Sono rurali gli
spazi a insediamento sparso, con bassa densità di popolamento e modesta
dotazione di servizi. 212 comuni formano, ai margini della grande regione
urbana, zone di campagne intermedie, ancora relativamente attive. Le "campagne
profonde" si estendono su metà dello spazio lombardo, nelle zone più isolate
della Bassa e nella vasta area di montagna, con una densità media che è un
decimo di quella della regione urbana (88 ab. per km²). Tra le regioni italiane
a forte dominanza metropolitana, la Lombardia si distingue da Piemonte, Lazio e
Campania per la robusta rete di città medie. La regione si colloca ai vertici della vita economica del
paese, pur avendo perso la supremazia assoluta, non solo per l'alta
concentrazione di attività produttive integrate fra di loro, ma anche e
soprattutto per il fatto che ospita i massimi centri decisionali industriali,
finanziari, della grande distribuzione, dei mezzi di informazione, nonché la
principale borsa valori del paese. Ma negli anni recenti si sono manifestati
con forza gli effetti negativi dell'estrema concentrazione territoriale dei
fattori economici e dell'eccessivo carico umano, che hanno provocato una
congestione di aree e di tipi di industria, oltre a crescenti costi collettivi
(inquinamento, malattie da stress e da rumori, diseguaglianze economiche e
sociali all'interno delle grandi città con conseguente degrado sociale,
fenomeni di delinquenza, ecc.). All'alto tenore medio di vita, riscontrabile
dagli indicatori sociali che sono generalmente più favorevoli di quelli medi
nazionali, si accompagna un'elevata produzione culturale, da quella editoriale
(quotidiani, riviste e libri) alla ricerca scientifica, dalle sedi
universitarie (Milano, Pavia, Bergamo, Brescia) ai centri culturali (teatri,
mostre artistiche, centri musicali, cinematografi, manifestazioni artistiche,
ecc.). L'agricoltura ha un peso limitato nell'economia regionale,
sia come reddito prodotto sia come numero di occupati (108.000, il 2,7% della
popolazione attiva) e nel settore permane ancora il dualismo fra l'agricoltura
delle zone montane, poco meccanizzata e con bassa produttività, e quella della
pianura, tecnologicamente molto sviluppata e con elevate rese per ettaro. Le
produzioni di maggior rilevanza sono quelle del mais, del riso e dei foraggi e,
in alcune zone (Valtellina e Oltrepò Pavese), quella del vino. Di notevole
consistenza è il patrimonio zootecnico, per il quale la Lombardia è al primo
posto in Italia per quanto riguarda il numero dei bovini (quasi 2 milioni di
capi) e dei suini (oltre 3 milioni di capi). Lo sviluppo industriale è stato favorito dall'importanza e
dalla vicinanza delle fonti d'energia: la Lombardia fornisce circa un quinto
della produzione nazionale (oltre 36 miliardi circa di kWh nel 1995). Le grandi
centrali idroelettriche sono localizzate negli alti bacini dell'Adda,
dell'Oglio, del Brembo e del Serio; le maggiori centrali termoelettriche, tutte
alimentate dal metano, sono a Tavazzano, Turbigo e Cassano d'Adda. Le industrie
lombarde più sviluppate sono le meccaniche e le metallurgiche, concentrate
attorno a Milano (Sesto San Giovanni, Saronno, Monza, Bollate), e Lodi, a
Varese, Dalmine, Lovere, Lecco, ecc., caratterizzate dalla varietà e dalla
complessità della produzione: costruzioni ferroviarie e aeronautiche, cicli e
motocicli, automobili, macchine da cucire, elettrodomestici, macchine utensili
e agricole. Al secondo posto vengono le industrie tessili: cotoniera (due terzi
degli impianti nazionali), della seta (Como), delle fibre tessili artificiali,
della canapa e del lino. Importanza rilevante hanno pure le industrie di
trasformazione dei prodotti lattiero- caseari, sviluppatissime nelle province
di Milano, Pavia e Cremona; quelle molitorie e dolciarie (Milano, Cremona,
Saronno), conserviere e della birra. Fra gli altri settori industriali, il
calzaturificio (Vigevano, Milano, Parabiago, Varese, Tradate, Busto Arsizio),
il mobilificio (Cantù, Lissone, ecc.), l'industria della carta, dei cementi (Bergamasco),
delle ceramiche (Laveno, Milano), le industrie chimiche (Montedison), della
gomma (Pirelli), farmaceutiche, petrolifere (oleodotti dalla costa ligure),
poligrafiche ed editoriali (Milano, Bergamo). Massima area metropolitana italiana, con quasi 4 milioni di
ab., Milano ha sviluppato tutte le produzioni ad alta intensità di innovazione
o di informazione (mutamento del gusto, mode). Lo conferma il dato della spesa
per la ricerca industriale, di cui la Lombardia detiene circa il 40%. La grande industria (siderurgia, meccanica, chimica) ha
ridotto di oltre un decimo negli ultimi anni i suoi livelli di occupazione, ma
questo calo è stato compensato dalla crescita della piccola industria e di un
artigianato attrezzato con mezzi di produzione sempre più moderni e
sofisticati. Il settore terziario occupa oltre il 54% delle forze di
lavoro attive. Notevole importanza hanno il commercio (in Lombardia sono
localizzate un quinto delle imprese di commercio all'ingrosso) e il credito, i
cui addetti costituiscono circa il 25% di quelli del settore nel paese. La rete
stradale e autostradale è molto sviluppata, ma rimane irrisolto il grave
problema del collegamento della Valtellina con le arterie di grande traffico
dell'area centrale della regione (e del Milanese in particolare), collegamento
che permetterebbe un pieno sviluppo delle potenzialità economiche e turistiche
della provincia di Sondrio. I due aeroporti principali, la Malpensa e
Milano-Linate, registrano un notevole traffico. Le bellezze artistiche delle
città, i grandi laghi prealpini e le località montane richiamano ogni anno un
ragguardevole flusso di turisti. Scarse e incerte sono le tracce della presenza umana del paleolitico, mentre
abbondanti sono quelle relative al neolitico e in particolare alla cultura
detta della Lo storico romano Livio riferisce che al tempo del re
Tarquinio Prisco (principio del Quando l'Italia si staccò dall'Impero (888) l'area
corrispondente al Piemonte e alla Lombardia si frazionò in due marche, quella
d'Ivrea, fino al Ticino, e quella di Lombardia, con le terre fra il Ticino, le
Alpi, il Sarca- Mincio e le sorgenti del Panaro-Trebbia. Mentre le città
(Milano, Pavia, Lodi, Cremona, Bergamo ecc.), sedi di comitati, continuavano a
costituire i cardini delle circoscrizioni politico-amministrative, andava
crescendo la potenza della Chiesa (e soprattutto di quella ambrosiana), che
accrebbe continuamente il suo patrimonio territoriale e della quale Ottone I,
quando scese in Italia (961), fece il suo sostegno nella lotta contro la
feudalità laica. Successivamente dalle varie vicende che contrapposero i
vescovi, i signori feudali e i nuovi ordini e ceti cittadini emerse e si
consolidò l'istituto del Comune, che caratterizzò la vita politica e sociale
lombarda dall'inizio del I decenni seguenti furono contraddistinti dall'inasprirsi
dei contrasti sociali e politici all'interno dei singoli Comuni (con l'alterna
prevalenza dei guelfi e dei ghibellini), che contribuirono ad accelerare la
disgregazione del regime comunale favorendo l'instaurazione di quello signorile
(Della Torre a Milano, Colleoni e Suardi a Bergamo, Cavalcabò a Cremona,
Bonacolsi a Mantova, ecc.). Successivamente l'affermarsi a Milano dei Visconti,
capi della parte nobiliare, vittoriosi su Napo Della Torre (1277), diede
l'avvio alla formazione di un grande Stato, impegnato nel superamento del
particolarismo feudale e in una politica di espansione territoriale che mirava
ben al di là dei confini della Lombardia vera e propria. Inoltre la regione
continuò a progredire, specie nel campo agrario, superando indenne o con minor
danno delle altre regioni la grande depressione economica del La crisi apertasi alla morte di Gian Galeazzo ridimensionò
lo Stato visconteo, che perdette il Bergamasco e il Bresciano, passati nel 1428
a Venezia (alla quale restarono sino al 1797), mentre furono annesse le valli
dell'Ossola e del Ticino. L'opera di Francesco I Sforza (1450-1466), genero di
Filippo Maria Visconti, riuscì però a rinsaldare temporaneamente la compagine
del ducato di Milano che, alla pace di Lodi (1454), si trovava a comprendere,
oltre all'attuale Lombardia (senza Bergamo, Brescia e Mantova), la sponda
occidentale del Lago Maggiore, la Valsesia, il Novarese, Vigevano, l'Oltrepò
pavese, l'Alessandrino, Piacenza, Parma e Bobbio, la val d'Ossola e il Ticino. Conteso tra Francia e Spagna durante le guerre d'Italia, il ducato di Milano
rimase definitivamente alla Spagna dal 1535, privato però di Bellinzona e dei
"baliaggi" del Ticino passati alla Svizzera (rispettivamente nel 1503 e nel
1516), della Valtellina, annessa ai Grigioni (1512), di Parma e Piacenza,
passate prima allo Stato Pontificio e poi ai Farnese. Si apriva così un periodo
di decadenza nella storia lombarda (forse però, anche questa volta, minore
rispetto a quella delle altre regioni italiane), caratterizzato dal malgoverno
spagnolo (fiscalismo, decadenza delle industrie tessili e dell'agricoltura,
stagnazione culturale), dal clima della Controriforma (che espresse però le
forti personalità di Carlo e Federico Borromeo) e dalla generale depressione
economica che colpì l'Italia nel
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001