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Lombardia

Compresa tra la Svizzera a nord, il Trentino-Alto Adige e il Veneto a est; l'Emilia-Romagna a sud, il Piemonte a ovest; 23.857 km²; 8.924.870 ab. (375 per km²). Comprende undici province: Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Pavia, Sondrio, Varese; 1.546 comuni. Capol. Milano.

La regione, che corrisponde alla parte centrale della pianura padana, è delimitata grosso modo dal Lago Maggiore e dal Ticino a ovest, dal medio corso del Po a sud, dal Mincio e dal lago di Garda a est, e dal crinale delle Alpi Centrali (Lepontine e Retiche) a nord. Il confine amministrativo tuttavia presenta alcune differenze rispetto a tali limiti geografici: a nord sono esclusi dal territorio lombardo il Canton Ticino, la Val Bregaglia e la Val Poschiavina, politicamente appartenenti alla Svizzera, mentre non appartengono alla regione lombarda, in senso geografico, le alte valli di Livigno (versante danubiano) e di Lei (versante renano), in provincia di Sondrio; sono invece compresi la Lomellina, sulla destra del Ticino; un tratto di territorio veneto, sulla sinistra del Mincio; tutto l'Oltrepò pavese e quello mantovano.

Il rilievo della Lombardia va digradando da nord (4.052 m nel Bernina) a sud (11 m d'alt. al Po), presentando una notevole varietà di paesaggi. Vi si distinguono tre zone: una montana, una collinare e una pianeggiante. La montagna lombarda comprende le catene alpine (Lepontine orientali e Retiche meridionali), formate da rocce dure, gneissico-cristalline, con numerose vette che superano i 3.000 m d'alt. (monte Disgrazia, Bernina, Ortles-Cevedale, Adamello); queste alte Alpi sono separate dalle più meridionali Alpi (o Prealpi) Orobie (pizzo di Coca, 3.052 m) mediante il marcato solco longitudinale della Valtellina, formata dal medio corso dell'Adda. Il versante meridionale delle Orobie digrada lentamente nelle Prealpi Lombarde (Presolana, pizzo Arera, Grigne e Resegone) dove l'alternanza di rocce di varia resistenza (calcari marnosi, dolomie, arenarie) crea suggestivi contrasti fra piani livellati e tormentate pareti a strapiombo. Lo sfruttamento delle risorse forestali e idroelettriche, l'allevamento e il turismo costituiscono le principali attività economiche della zona montana, mentre l'agricoltura si concentra nelle vallate: Valtellina, Val Camonica, Val Brembana, Val Seriana, Val Trompia, ecc. La zona delle colline, formate da ondulazioni coperte di boschi e colture, non costituisce una fascia continua, ma si allarga in corrispondenza delle fronti dei grandi ghiacciai quaternari, allo sbocco in pianura delle vallate alpine, ove si distinguono i grandi anfiteatri morenici del Varesotto, della Brianza, e delle zone a sud del lago d'Iseo e del lago di Garda.

Nel punto d'incontro delle Prealpi con la zona collinare o la pianura si trova la cosiddetta regione dei laghi: Maggiore, formato dal Ticino, di Lugano, di Como (Adda), d'Iseo (Oglio), di Garda (Sarca-Mincio), d'Idro (Chiese) e di Endine, oltre ai numerosi laghetti intermorenici (di Varese, Comabbio, Monate e Biandronno, nel Varesotto; di Montorfano, Pusiano, Annone e Alserio, nella Brianza) e alpini. La Lombardia è infatti la regione italiana più ricca di laghi.

Ma la parte economicamente più importante della Lombardia è la pianura. L'alta pianura, confinante con le colline, presenta terrazzamenti alluvionali (pianalti) brulli, aridi (groane, brughiere); è poco fertile (benché non priva, grazie all'irrigazione, di colture), ma ricca di centri industriali. Il terreno, costituito da materiali grossolani ciottolosi, è molto permeabile: le acque superficiali penetrano nel sottosuolo, per riaffiorare alcuni chilometri più a sud, lungo la linea dei fontanili o delle risorgive, con una serie di polle sorgentizie le cui acque, relativamente calde (10-12 °C in inverno) contribuiscono all'irrigazione dei prati permanenti (o marcite), dai quali si possono ricavare sette-otto tagli di foraggio all'anno. A sud di questa linea, la bassa pianura, costituita da materiali più fini, argillosi, è molto fertile e ottimamente irrigata da una complessa rete di canali, rogge e fossi d'irrigazione: Naviglio Grande, naviglio di Pavia, della Martesana, canale Villoresi (il più lungo: 86 km), naviglio di Bereguardo, canale della Muzza, canale Ritorto, Roggia Vailata ecc. Oltre ai fiumi che alimentano i laghi prealpini (Adda, Oglio, Mincio, Ticino), scorrono in Lombardia il Lambro, l'Olona, il Mella, anch'essi tributari del Po.

Il clima della Lombardia è continentale umido, con notevole escursione termica annua: 20 °C circa. Più rigido nella fascia alpina, esso registra le più miti temperature nella zona dei grandi laghi prealpini. Le piogge sono distribuite in tutti i mesi dell'anno, con massime primaverili e autunnali; la piovosità aumenta dalla pianura (600 mm) alle Alpi (massima: oltre 2.000 mm).

L'accentuata umidità provoca afosità estiva e nebbiosità frequente e diffusa.

Con poco meno di 9 milioni di abitanti, la Lombardia è di gran lunga la più popolosa regione italiana, con una densità all'incirca doppia della media nazionale. Per diversi decenni, nel dopoguerra, l'aumento della popolazione è risultato molto forte, sia per l'attivo del saldo naturale, sia per quello, molto più consistente, determinato dall'intensa immigrazione di manodopera industriale proveniente soprattutto dalle regioni meridionali. In seguito l'entità del fenomeno immigratorio si è notevolmente ridimensionata, il tasso di natalità si è progressivamente contratto fino a raggiungere e a superare quello di mortalità, e il numero degli abitanti è rimasto sostanzialmente stabile.

Le aree forti industriali e urbane dello spazio lombardo costituiscono il 37% del territorio regionale: 663 comuni, 8.800 km², 7,3 milioni di ab., 830 ab. per km². Sono parametri che qualificano quella milanese come una regione urbana di livello europeo. Pur collocandosi a un gradino inferiore nella gerarchia delle grandi metropoli, Milano raggiunge una fascia dimensionale confrontabile con quella delle regioni urbane di Londra (10.000 km² e 11,5 milioni di ab.) e Parigi (9.000 km², 10 milioni di ab.). Quasi i due terzi dello spazio lombardo hanno livelli e strutture di popolamento di tipo non più agricolo- contadino, ma ancora rurale: bassa pianura ad agricoltura meccanizzata, comuni turistici dei laghi e della montagna. Sono rurali gli spazi a insediamento sparso, con bassa densità di popolamento e modesta dotazione di servizi. 212 comuni formano, ai margini della grande regione urbana, zone di campagne intermedie, ancora relativamente attive. Le "campagne profonde" si estendono su metà dello spazio lombardo, nelle zone più isolate della Bassa e nella vasta area di montagna, con una densità media che è un decimo di quella della regione urbana (88 ab. per km²). Tra le regioni italiane a forte dominanza metropolitana, la Lombardia si distingue da Piemonte, Lazio e Campania per la robusta rete di città medie.

La regione si colloca ai vertici della vita economica del paese, pur avendo perso la supremazia assoluta, non solo per l'alta concentrazione di attività produttive integrate fra di loro, ma anche e soprattutto per il fatto che ospita i massimi centri decisionali industriali, finanziari, della grande distribuzione, dei mezzi di informazione, nonché la principale borsa valori del paese. Ma negli anni recenti si sono manifestati con forza gli effetti negativi dell'estrema concentrazione territoriale dei fattori economici e dell'eccessivo carico umano, che hanno provocato una congestione di aree e di tipi di industria, oltre a crescenti costi collettivi (inquinamento, malattie da stress e da rumori, diseguaglianze economiche e sociali all'interno delle grandi città con conseguente degrado sociale, fenomeni di delinquenza, ecc.). All'alto tenore medio di vita, riscontrabile dagli indicatori sociali che sono generalmente più favorevoli di quelli medi nazionali, si accompagna un'elevata produzione culturale, da quella editoriale (quotidiani, riviste e libri) alla ricerca scientifica, dalle sedi universitarie (Milano, Pavia, Bergamo, Brescia) ai centri culturali (teatri, mostre artistiche, centri musicali, cinematografi, manifestazioni artistiche, ecc.).

L'agricoltura ha un peso limitato nell'economia regionale, sia come reddito prodotto sia come numero di occupati (108.000, il 2,7% della popolazione attiva) e nel settore permane ancora il dualismo fra l'agricoltura delle zone montane, poco meccanizzata e con bassa produttività, e quella della pianura, tecnologicamente molto sviluppata e con elevate rese per ettaro. Le produzioni di maggior rilevanza sono quelle del mais, del riso e dei foraggi e, in alcune zone (Valtellina e Oltrepò Pavese), quella del vino. Di notevole consistenza è il patrimonio zootecnico, per il quale la Lombardia è al primo posto in Italia per quanto riguarda il numero dei bovini (quasi 2 milioni di capi) e dei suini (oltre 3 milioni di capi).

Lo sviluppo industriale è stato favorito dall'importanza e dalla vicinanza delle fonti d'energia: la Lombardia fornisce circa un quinto della produzione nazionale (oltre 36 miliardi circa di kWh nel 1995). Le grandi centrali idroelettriche sono localizzate negli alti bacini dell'Adda, dell'Oglio, del Brembo e del Serio; le maggiori centrali termoelettriche, tutte alimentate dal metano, sono a Tavazzano, Turbigo e Cassano d'Adda. Le industrie lombarde più sviluppate sono le meccaniche e le metallurgiche, concentrate attorno a Milano (Sesto San Giovanni, Saronno, Monza, Bollate), e Lodi, a Varese, Dalmine, Lovere, Lecco, ecc., caratterizzate dalla varietà e dalla complessità della produzione: costruzioni ferroviarie e aeronautiche, cicli e motocicli, automobili, macchine da cucire, elettrodomestici, macchine utensili e agricole. Al secondo posto vengono le industrie tessili: cotoniera (due terzi degli impianti nazionali), della seta (Como), delle fibre tessili artificiali, della canapa e del lino. Importanza rilevante hanno pure le industrie di trasformazione dei prodotti lattiero- caseari, sviluppatissime nelle province di Milano, Pavia e Cremona; quelle molitorie e dolciarie (Milano, Cremona, Saronno), conserviere e della birra. Fra gli altri settori industriali, il calzaturificio (Vigevano, Milano, Parabiago, Varese, Tradate, Busto Arsizio), il mobilificio (Cantù, Lissone, ecc.), l'industria della carta, dei cementi (Bergamasco), delle ceramiche (Laveno, Milano), le industrie chimiche (Montedison), della gomma (Pirelli), farmaceutiche, petrolifere (oleodotti dalla costa ligure), poligrafiche ed editoriali (Milano, Bergamo).

Massima area metropolitana italiana, con quasi 4 milioni di ab., Milano ha sviluppato tutte le produzioni ad alta intensità di innovazione o di informazione (mutamento del gusto, mode). Lo conferma il dato della spesa per la ricerca industriale, di cui la Lombardia detiene circa il 40%.

La grande industria (siderurgia, meccanica, chimica) ha ridotto di oltre un decimo negli ultimi anni i suoi livelli di occupazione, ma questo calo è stato compensato dalla crescita della piccola industria e di un artigianato attrezzato con mezzi di produzione sempre più moderni e sofisticati.

Il settore terziario occupa oltre il 54% delle forze di lavoro attive. Notevole importanza hanno il commercio (in Lombardia sono localizzate un quinto delle imprese di commercio all'ingrosso) e il credito, i cui addetti costituiscono circa il 25% di quelli del settore nel paese. La rete stradale e autostradale è molto sviluppata, ma rimane irrisolto il grave problema del collegamento della Valtellina con le arterie di grande traffico dell'area centrale della regione (e del Milanese in particolare), collegamento che permetterebbe un pieno sviluppo delle potenzialità economiche e turistiche della provincia di Sondrio. I due aeroporti principali, la Malpensa e Milano-Linate, registrano un notevole traffico. Le bellezze artistiche delle città, i grandi laghi prealpini e le località montane richiamano ogni anno un ragguardevole flusso di turisti.

Scarse e incerte sono le tracce della presenza umana del paleolitico, mentre abbondanti sono quelle relative al neolitico e in particolare alla cultura detta della Lagozza; fondi di capanne neolitiche sono stati scoperti anche nel Cremonese. Un vasto sepolcreto eneolitico è venuto alla luce nel Bresciano a Remedello, da cui ha preso nome un aspetto culturale presente anche in altre località lombarde. Alla successiva età del bronzo appartengono copiosi materiali, sia della cosiddetta cultura di Polada, tipica della zona del Garda, sia di culture palafitticole e terramaricole venuti in luce in zone lacustri o lungo corsi d'acqua. Alla tarda età del bronzo appartiene la necropoli di Canegrate, mentre all'età del ferro sono riferibili i copiosi reperti tratti dalla vastissima necropoli di Golasecca e da quella della Ca' Morta, presso Como. Riferibili all'età del bronzo e del ferro sono infine le numerosissime incisioni rupestri della Val Camonica, raffiguranti animali, armi, capanne e altre figure.

Lo storico romano Livio riferisce che al tempo del re Tarquinio Prisco (principio del VI sec. a.C.) la regione corrispondente all'attuale Lombardia fu invasa da popolazioni celtiche, che vi fondarono, tra l'altro, Brescia. Gli storici moderni, alla luce di copioso materiale archeologico, ritengono che tale invasione sia invece da datare tra la fine del Vsec. e l'inizio del IV sec. Fra le principali tribù erano i Galli Cenomani e i Galli Insubri, i quali, scacciati gli Etruschi e i Liguri, si stabilirono i primi nella zona tra Brescia, Mantova, Cremona e i secondi nella pianura (che da essi prese il nome di Insubria) tra il Ticino e il Po, con centro a Mediolanum(Milano). Della rivalità esistente tra queste due forti tribù si avvantaggiarono i Romani, per conquistare il territorio degli Insubri, battendoli nel 222 a Clastidium (Casteggio) e domandone la ribellione scoppiata nel 218 all'arrivo di Annibale. La regione fece quindi parte della provincia della Gallia Cisalpina, e con il riordinamento augusteo dell'Italia fu divisa tra la X (Venetia) e l' XI regione (Transpadana). Profondamente romanizzata, percorsa dalle principali vie che collegavano Roma al Nord dell'Impero, e costellata di numerose e importanti città come Milano, Cremona, Como, Brescia, Lodi, Pavia, ecc., raggiunse un elevato livello economico, grazie allo sviluppo dell'industria, del commercio e dell'agricoltura, ed ebbe sempre grande importanza politica e militare come base di romanizzazione delle terre dell'Europa settentrionale. In età medievale i territori dell'attuale Lombardia subirono le dominazioni barbariche di Odoacre ( V sec.) e degli Ostrogoti (secc. V-VI); passarono ai Bizantini dopo la guerra greco-gotica, per finire conquistati dai Longobardi, che posero la loro capitale a Pavia e dai quali derivò il nome di Longobardia o Langobardia (da cui Lombardia) dato all'insieme delle regioni da loro occupate. Nel VII sec., però, la denominazione di Longobardia finì per localizzarsi al Nord, venendo a designare il territorio sino all'Adda. Alla dominazione longobarda subentrò quella franca (resa di Desiderio a Carlo Magno in Pavia, 774), che sostituì ai duchi longobardi i conti franchi, introducendo il sistema del feudalesimo.

Quando l'Italia si staccò dall'Impero (888) l'area corrispondente al Piemonte e alla Lombardia si frazionò in due marche, quella d'Ivrea, fino al Ticino, e quella di Lombardia, con le terre fra il Ticino, le Alpi, il Sarca- Mincio e le sorgenti del Panaro-Trebbia. Mentre le città (Milano, Pavia, Lodi, Cremona, Bergamo ecc.), sedi di comitati, continuavano a costituire i cardini delle circoscrizioni politico-amministrative, andava crescendo la potenza della Chiesa (e soprattutto di quella ambrosiana), che accrebbe continuamente il suo patrimonio territoriale e della quale Ottone I, quando scese in Italia (961), fece il suo sostegno nella lotta contro la feudalità laica. Successivamente dalle varie vicende che contrapposero i vescovi, i signori feudali e i nuovi ordini e ceti cittadini emerse e si consolidò l'istituto del Comune, che caratterizzò la vita politica e sociale lombarda dall'inizio del XII sec. Tra i Comuni di Lombardia andò gradatamente ampliando la sfera della sua influenza Milano, così che quando Federico Barbarossa calò in Italia per riaffermare i diritti imperiali poté in un primo momento valersi delle preoccupazioni suscitate dall'espansione milanese per isolare la città. Ma la coscienza del pericolo contribuì a far superare le gelosie e le discordie e si arrivò alla costituzione della Lega lombarda (1167), alla battaglia di Legnano (1176) e alla pace di Costanza (1183), che rappresentò la base dell'autonomia dei Comuni italiani.

I decenni seguenti furono contraddistinti dall'inasprirsi dei contrasti sociali e politici all'interno dei singoli Comuni (con l'alterna prevalenza dei guelfi e dei ghibellini), che contribuirono ad accelerare la disgregazione del regime comunale favorendo l'instaurazione di quello signorile (Della Torre a Milano, Colleoni e Suardi a Bergamo, Cavalcabò a Cremona, Bonacolsi a Mantova, ecc.). Successivamente l'affermarsi a Milano dei Visconti, capi della parte nobiliare, vittoriosi su Napo Della Torre (1277), diede l'avvio alla formazione di un grande Stato, impegnato nel superamento del particolarismo feudale e in una politica di espansione territoriale che mirava ben al di là dei confini della Lombardia vera e propria. Inoltre la regione continuò a progredire, specie nel campo agrario, superando indenne o con minor danno delle altre regioni la grande depressione economica del XIVsec. Dopo che Matteo Visconti ebbe ottenuta la nomina a vicario imperiale di tutta la Lombardia (1294) e Azzone il titolo di "dominus generalis" dal consiglio generale (1330), Gian Galeazzo (1378-1402), creato da Venceslao duca di Milano (1395) e duca di Lombardia (1397), diede la massima estensione ai domini viscontei, portandoli fino a Bologna e a Belluno.

La crisi apertasi alla morte di Gian Galeazzo ridimensionò lo Stato visconteo, che perdette il Bergamasco e il Bresciano, passati nel 1428 a Venezia (alla quale restarono sino al 1797), mentre furono annesse le valli dell'Ossola e del Ticino. L'opera di Francesco I Sforza (1450-1466), genero di Filippo Maria Visconti, riuscì però a rinsaldare temporaneamente la compagine del ducato di Milano che, alla pace di Lodi (1454), si trovava a comprendere, oltre all'attuale Lombardia (senza Bergamo, Brescia e Mantova), la sponda occidentale del Lago Maggiore, la Valsesia, il Novarese, Vigevano, l'Oltrepò pavese, l'Alessandrino, Piacenza, Parma e Bobbio, la val d'Ossola e il Ticino.

Conteso tra Francia e Spagna durante le guerre d'Italia, il ducato di Milano rimase definitivamente alla Spagna dal 1535, privato però di Bellinzona e dei "baliaggi" del Ticino passati alla Svizzera (rispettivamente nel 1503 e nel 1516), della Valtellina, annessa ai Grigioni (1512), di Parma e Piacenza, passate prima allo Stato Pontificio e poi ai Farnese. Si apriva così un periodo di decadenza nella storia lombarda (forse però, anche questa volta, minore rispetto a quella delle altre regioni italiane), caratterizzato dal malgoverno spagnolo (fiscalismo, decadenza delle industrie tessili e dell'agricoltura, stagnazione culturale), dal clima della Controriforma (che espresse però le forti personalità di Carlo e Federico Borromeo) e dalla generale depressione economica che colpì l'Italia nel XVII sec. Passato all'Austria in seguito alla guerra di Successione spagnola, e ingrandito nel 1707 del Mantovano (la cui amministrazione dal 1737 dipese direttamente da Milano), il ducato perdette però tutte le terre a occidente del Ticino, trasferite ai Savoia in più riprese (1713, 1735-1748). Nel Settecento, sotto il dominio illuminato di Maria Teresa, Giuseppe II e Leopoldo II, la Lombardia austriaca conobbe una vigorosa ripresa sia nel campo economico (creazione di manifatture, sviluppo della gelsibachicoltura e della tessitura serica, progressi dell'azienda capitalistica nella pianura irrigua) sia in quello culturale (l'Accademia dei Pugni, Il Caffè, l'opera di Beccaria, dei Verri, del Parini, ecc.). Parte integrante ed essenziale della Repubblica Cisalpina e poi del regno d'Italia, la Lombardia, dopo la Restaurazione del 1815 formò, con Venezia, il Regno lombardo-veneto. Entrata a far parte del regno d'Italia dopo la guerra del 1859 (Mantova dopo quella del 1866), la Lombardia ha condiviso da allora le vicende dello Stato unitario italiano.

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001