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Liguria

la più piccola per superficie dopo la Valle d'Aosta e il Molise, largamente affacciata al Mar Ligure e compresa tra la Francia, il Piemonte, l'Emilia-Romagna, la Toscana; 5.416 km²; 1.658.513 ab. (305 per km²). È divisa in quattro province: Genova, Imperia, La Spezia, Savona. Capol. Genova.

La regione ha la forma di un sottile arco limitato a sud dal golfo di Genova e a nord da una serie di rilievi. Il confine politico nazionale a ovest non coincide esattamente con quello fisico, poiché esclude dall'amministrazione della Liguria l'alta valle della Roia e la valle del Varo, appartenenti alla Francia. Il territorio è quasi completamente montuoso o collinoso, dato che i rilievi, avvicinandosi al mare con ripide erte, impediscono la presenza di pianure di estensione considerevole. La costa, che ha uno sviluppo di 331 km, è quasi ovunque alta e frastagliata, con insenature orlate da spiagge brevi, prevalenti lungo la Riviera di Ponente, a ovest di Genova, mentre la Riviera di Levante, a est di Genova, appare più selvaggia e pittoresca, con promontori massicci e sporgenti. Il sistema montuoso è formato da due grandi blocchi, uno orientale (la parte iniziale della dorsale appenninica) e uno occidentale (la parte iniziale della catena alpina), i quali confluiscono nella zona compresa fra il colle di Cadibona e il passo dei Giovi; il limite convenzionale fra sistema alpino e sistema appenninico è però situato al colle di Cadibona. Il rilievo occidentale della Liguria è costituito dalle Alpi Liguri (dal confine francese al colle di Cadibona), dalle forme spesso cupoleggianti, in cui si trova la cima più alta della regione, il monte Saccarello, 2.200 m, nodo idrografico da cui hanno origine il Tanaro, l'Argentina e la Levenza (affluente della Roia); altri rilievi notevoli sono il monte Ceppo, 1.627 m; il monte Settepani, 1.386 m; il monte Carmo, 1.389 m. A est del colle di Cadibona ha inizio l'Appennino Ligure, il cui spartiacque corre vicinissimo al mare (anche solo 5 km) e che presenta un versante marittimo molto ripido rispetto al versante padano. La prima parte, fino al passo dei Giovi, formata da calcescisti e pietre verdi, si riconnette più alle Alpi che all'Appennino; in questo tratto la cima maggiore è il monte Beigua, 1.287 m. A est dei Giovi prevalgono le caratteristiche più proprie dell'Appennino: calcari marnosi, arenarie tipo macigno, argille scagliose e scisti, e più catene parallele si affiancano racchiudendo valli longitudinali. Principali cime sono i monti Antola (1.597 m), Penna (1.735 m), Maggiorasca (1.803 m) e Gottero (1.640 m). Dove prevalgono i terreni calcarei si incontrano fenomeni carsici e sono frequenti grotte e caverne, alcune delle quali note per insediamenti preistorici. Facilmente valicabili, le montagne della Liguria presentano passi di modesta altezza (dei Giovi, del Giovo, del Bracco, di Cadibona, del Turchino, di Nava, ecc.), solcati da strade, autostrade e ferrovie.

I corsi d'acqua che si gettano nel Mar Ligure hanno in genere un corso breve ma assai ripido, e regime torrentizio. I principali sono: a ovest, la Roia, che appartiene all'Italia solo nell'ultimo tratto del suo corso, la Nervia, l'Impero, la Centa; a est, l'Entella e la Vara, affluente della Magra, che è ligure nell'ultimo tratto. I fiumi del versante padano appartengono alla Liguria per breve tratto e talvolta solo nella regione sorgentifera: il Tanaro, il Tanarello, l'alta valle della Bormida, l'Orba, la Scrivia, la Trebbia, l'Aveto, oltre ad altri affluenti minori. Il clima della regione costiera, tipicamente marittimo, spicca per la mitezza della temperatura e la luminosità del cielo. La barriera montuosa delle Alpi e dell'Appennino rappresenta un riparo contro le correnti fredde del nord (Sanremo ha in gennaio una temperatura media di 10 °C circa e nello stesso mese nessuna località ha mediamente meno di 7 ºC). Le precipitazioni sono abbondanti, ma solo raramente nevose. Dove la barriera montuosa si deprime, nell'interno delle vallate e sui rilievi, le temperature diminuiscono notevolmente, più frequenti sono le piogge e più abbondanti le nevicate.

Intensamente popolata, anche se in modo molto disomogeneo, la regione figura al terzo posto nel paese per densità di popolazione, dopo la Campania e la Lombardia. D'altra parte essa è stata la prima a concludere il ciclo di crescita e a iniziare, già nel 1979, un processo di contrazione del numero di abitanti che ha comportato, negli anni Ottanta, un calo di oltre 10.000 unità l'anno; negli ultimi dieci anni la tendenza è pressocché invariata, infatti, dal confronto tra i dati relativi al numero di abitanti di dieci anni fa e quelli attuali, emerge che la popolazione ligure nell'ultimo decennio è diminuita di circa 91.000unità. Il tasso di natalità, che si aggira intorno al 6,5‰, è il più basso d'Italia e uno dei più bassi del mondo, mentre il tasso di mortalità, superiore al 13,9‰, è il più alto del paese. Il saldo dell'interscambio migratorio registra un attivo molto contenuto.

Da cento genitori nascono meno di cinquanta figli: se la fecondità si stabilizzasse a questo livello, la popolazione si dimezzerebbe ogni 28 anni. Questa "rivoluzione delle culle vuote", se per i primi decenni sembra presentare solo vantaggi (minori costi per la famiglia e la collettività), apre a lungo termine prospettive drammatiche di squilibrio fra le classi di età e di lenta consumazione del corpo sociale.

Lo spazio ligure è caratterizzato da una netta frattura tra fascia urbanizzata costiera e zone rurali interne. I 73 comuni urbanizzati addensano sul 30% del territorio la quasi totalità della popolazione regionale. I 162 comuni collinari e montani dell'interno hanno una densità media di 60 ab. per km² (12% della popolazione sul 70% del territorio). La fortissima denatalità, che determina una diminuzione della popolazione anche nella zona costiera, sembra rendere ormai inevitabile una quasi totale "desertificazione" degli spazi interni, alla quale sfuggiranno solamente le zone di fondovalle meglio collegate alle coste.

In presenza di una situazione di invecchiamento della popolazione, la percentuale di forze di lavoro attive risulta la più bassa di tutto il centro-nord, sensibilmente inferiore alla media nazionale.

Abbastanza modesto il peso del settore primario che, con il 4,3% degli addetti, partecipa per il 2,3% alla formazione del reddito regionale. Notevole importanza rivestono però alcune produzioni specializzate, in particolare quelle dei fiori, degli ortaggi e della frutta. La coltivazione dei fiori, fatta soprattutto in serra, contribuisce con più del 50% alla produzione nazionale del settore e interessa particolarmente la provincia di Imperia, dove l'apporto del settore primario alla formazione del reddito è il più alto fra le province liguri. Di rilievo dal punto di vista qualitativo le produzioni di olio e di vino. Scarso è il patrimonio zootecnico, come pure molto modesta la produzione di pesce per una regione marina. La disattivazione, negli anni Ottanta, dei reparti chiave dello stabilimento siderurgico di Cornigliano è emblematica del processo di disindustrializzazione ancora in corso nella regione, la cui percentuale di occupati nel settore si è quasi dimezzata in un paio di decenni, attestandosi poco sopra il 20%. Soltanto grazie a un massiccio intervento del potere pubblico si è potuto evitare un tracollo dei settori principali dell'industria ligure coinvolti in una crisi molto pesante. La mancata riconversione dell'industria pesante e il soverchiante peso dato a quella petrolchimica hanno portato alla formazione di un'eccessiva specializzazione, anche in settori poco dinamici, con conseguenti gravi ripercussioni sull'economia regionale. L'industria cantieristica, in grave crisi nel settore delle grandi costruzioni, è invece in pieno sviluppo per quanto attiene le piccole e medie imbarcazioni, come pure attiva è l'edilizia in seguito alla costruzione di grandi opere pubbliche e all'espansione dell'edilizia collegata al turismo. Fondamentale rimane il settore terziario, dal punto di vista sia dell'occupazione (il 20% degli attivi) sia del reddito prodotto. Nel settore delle attività portuali Genova conserva un posto di primaria importanza a livello nazionale e mediterraneo, nonostante un lungo e difficile periodo di crisi, e ha operato notevoli ammodernamenti tecnologici per permettere il traffico dei container. I collegamenti con l'entroterra sono stati migliorati ma permangono gravemente deficitari quelli ferroviari. Grande importanza conserva il turismo (cui sono legati gravi fenomeni speculativi che deturpano le bellezze ambientali) nonostante il grave stato di inquinamento delle coste.

La presenza dell'uomo in Liguria fin dai tempi paleolitici è attestata dai rinvenimenti fatti in varie grotte: in alcune cavità del Finalese sono venuti alla luce reperti dell'industria musteriana e del paleolitico superiore; in particolare nella caverna delle Arene Candide si sono identificati livelli sovrapposti con resti dal paleolitico superiore all'età romana e bizantina. Cospicui depositi con manufatti del paleolitico si sono rinvenuti anche ai Balzi Rossi, presso il confine francese, dove son venuti alla luce anche vari scheletri umani, alcuni della razza di Cro-Magnon. Nella grotta della Basua, presso Loano, sono di eccezionale importanza le impronte lasciate dall'uomo di Neandertal nella parte più interna. Copiosi resti del neolitico si sono rinvenuti, oltre che nelle grotte del Finalese, anche in val Pennavaira; nelle stesse zone sono apparsi inoltre resti dell'età del bronzo e del ferro.

Anticamente la Liguria comprendeva la zona tra il Po e il Tirreno, il Varo e la Magra. Assieme a parte del Piemonte costituì la IX regione augustea che, agli inizi del IV sec. d.C., fu unita all'Emilia e, verso la fine dello stesso secolo, alla Transpadana. Riparata a nord dagli Appennini e a sud dal mare, la regione fu naturalmente difesa dalle prime invasioni barbariche. Caduta sotto i Bizantini che ne fecero la Provincia Maritima Italorum, fu quindi assoggettata dai Longobardi di Rotari (641 circa). Passata sotto i Franchi, subì le invasioni dei pirati saraceni e normanni, che provocarono un deflusso della popolazione dalla costa al retroterra; acquistarono allora importanza vari monasteri: San Venanzio di Ceparana, San Pietro di Portovenere, ecc. Diminuito il pericolo della pirateria, la Liguria, nel X sec., si divise in tre marche (l'Arduinica a ovest, l'Aleramica al centro e l'Obertenga a est) e, nell' XIe XII sec., si frazionò ulteriormente in vari feudi (marchesati di Cavi, Lavagna, Savona, Ventimiglia, contea di Nizza, Genova, ecc.). Indebolitosi il potere feudale e rafforzatosi quello vescovile, si vennero poi costituendo nelle maggiori città i Comuni, sui quali Genova, che fu la prima città a darsi un'organizzazione comunale, ebbe ben presto il predominio. La città, infatti, i cui possessi alla fine del XIV sec. erano delimitati a ovest da Nizza e a est da Portovenere, divenne il centro dominante e motore della storia ligure. Minacciata dapprima ( XIII sec.) dall'alleanza di Federico II di Svevia con i Comuni e i signori della Riviera di Ponente e poi da quella di Carlo d'Angiò con gli stessi Comuni e gli stessi signori, fu, alla morte (1313) di Arrigo VII di Lussemburgo, signore della città, teatro di lotte tra guelfi e ghibellini. Questi ultimi, espulsi dalla città (1317), si stabilirono a Savona, dove organizzarono il loro centro di resistenza. Istituitosi il dogato (1339) con l'elezione di Simone Boccanegra, Genova riprese le lotte contro i fuorusciti, riuscendo a sottomettere il marchese di Finale e i conti di Laigueglia e a riconquistare Oneglia e Porto Maurizio. Sottomessasi ai Visconti, dopo la guerra contro Venezia e Pietro IV di Aragona (1353) se ne liberò tre anni dopo, ma fu costretta dalla ribellione di Ventimiglia, Savona, Sassello e Finale (alleate dei Visconti) a riconoscersi tributaria dei signori di Milano. Dopo le tumultuose vicende del XIV e del XVsec., nel XVI Genova arrivò a sottomettere definitivamente Savona (1528). Ritornata la pace sulla Riviera, Genova e tutta la Liguria svolsero, sino alla fine del XVIII sec., una politica di stretta neutralità, godendo in confronto alle altre regioni italiane di una notevole prosperità economica. Dopo aver aderito al movimento rivoluzionario francese ed essere passata dal regime oligarchico a un governo democratico, la