La regione ha la
forma di un sottile arco limitato a sud dal golfo di Genova e a nord da una
serie di rilievi. Il confine politico nazionale a ovest non coincide
esattamente con quello fisico, poiché esclude dall'amministrazione della
Liguria l'alta valle della Roia e la valle del Varo, appartenenti alla Francia.
Il territorio è quasi completamente montuoso o collinoso, dato che i rilievi,
avvicinandosi al mare con ripide erte, impediscono la presenza di pianure di
estensione considerevole. La costa, che ha uno sviluppo di 331 km, è quasi
ovunque alta e frastagliata, con insenature orlate da spiagge brevi, prevalenti
lungo la Riviera di Ponente, a ovest di Genova, mentre la Riviera di Levante, a
est di Genova, appare più selvaggia e pittoresca, con promontori massicci e
sporgenti. Il sistema montuoso è formato da due grandi blocchi, uno orientale
(la parte iniziale della dorsale appenninica) e uno occidentale (la parte
iniziale della catena alpina), i quali confluiscono nella zona compresa fra il
colle di Cadibona e il passo dei Giovi; il limite convenzionale fra sistema
alpino e sistema appenninico è però situato al colle di Cadibona. Il rilievo
occidentale della Liguria è costituito dalle Alpi Liguri (dal confine francese
al colle di Cadibona), dalle forme spesso cupoleggianti, in cui si trova la
cima più alta della regione, il monte Saccarello, 2.200 m, nodo idrografico da
cui hanno origine il Tanaro, l'Argentina e la Levenza (affluente della Roia);
altri rilievi notevoli sono il monte Ceppo, 1.627 m; il monte Settepani, 1.386
m; il monte Carmo, 1.389 m. A est del colle di Cadibona ha inizio l'Appennino
Ligure, il cui spartiacque corre vicinissimo al mare (anche solo 5 km) e che
presenta un versante marittimo molto ripido rispetto al versante padano. La
prima parte, fino al passo dei Giovi, formata da calcescisti e pietre verdi, si
riconnette più alle Alpi che all'Appennino; in questo tratto la cima maggiore è
il monte Beigua, 1.287 m. A est dei Giovi prevalgono le caratteristiche più
proprie dell'Appennino: calcari marnosi, arenarie tipo macigno, argille
scagliose e scisti, e più catene parallele si affiancano racchiudendo valli
longitudinali. Principali cime sono i monti Antola (1.597 m), Penna (1.735 m),
Maggiorasca (1.803 m) e Gottero (1.640 m). Dove prevalgono i terreni calcarei
si incontrano fenomeni carsici e sono frequenti grotte e caverne, alcune delle
quali note per insediamenti preistorici. Facilmente valicabili, le montagne
della Liguria presentano passi di modesta altezza (dei Giovi, del Giovo, del
Bracco, di Cadibona, del Turchino, di Nava, ecc.), solcati da strade,
autostrade e ferrovie. I corsi d'acqua che si gettano nel Mar Ligure hanno in
genere un corso breve ma assai ripido, e regime torrentizio. I principali sono:
a ovest, la Roia, che appartiene all'Italia solo nell'ultimo tratto del suo
corso, la Nervia, l'Impero, la Centa; a est, l'Entella e la Vara, affluente
della Magra, che è ligure nell'ultimo tratto. I fiumi del versante padano
appartengono alla Liguria per breve tratto e talvolta solo nella regione
sorgentifera: il Tanaro, il Tanarello, l'alta valle della Bormida, l'Orba, la
Scrivia, la Trebbia, l'Aveto, oltre ad altri affluenti minori. Il clima della
regione costiera, tipicamente marittimo, spicca per la mitezza della
temperatura e la luminosità del cielo. La barriera montuosa delle Alpi e
dell'Appennino rappresenta un riparo contro le correnti fredde del nord
(Sanremo ha in gennaio una temperatura media di 10 °C circa e nello stesso mese
nessuna località ha mediamente meno di 7 ºC). Le precipitazioni sono
abbondanti, ma solo raramente nevose. Dove la barriera montuosa si deprime,
nell'interno delle vallate e sui rilievi, le temperature diminuiscono
notevolmente, più frequenti sono le piogge e più abbondanti le nevicate. Intensamente popolata, anche se in modo molto disomogeneo,
la regione figura al terzo posto nel paese per densità di popolazione, dopo la
Campania e la Lombardia. D'altra parte essa è stata la prima a concludere il
ciclo di crescita e a iniziare, già nel 1979, un processo di contrazione del
numero di abitanti che ha comportato, negli anni Ottanta, un calo di oltre
10.000 unità l'anno; negli ultimi dieci anni la tendenza è pressocché
invariata, infatti, dal confronto tra i dati relativi al numero di abitanti di
dieci anni fa e quelli attuali, emerge che la popolazione ligure nell'ultimo
decennio è diminuita di circa 91.000unità. Il tasso di natalità, che si aggira
intorno al 6,5‰, è il più basso d'Italia e uno dei più bassi del mondo, mentre
il tasso di mortalità, superiore al 13,9‰, è il più alto del paese. Il saldo
dell'interscambio migratorio registra un attivo molto contenuto. Da cento genitori nascono meno di cinquanta figli: se la
fecondità si stabilizzasse a questo livello, la popolazione si dimezzerebbe
ogni 28 anni. Questa "rivoluzione delle culle vuote", se per i primi decenni
sembra presentare solo vantaggi (minori costi per la famiglia e la
collettività), apre a lungo termine prospettive drammatiche di squilibrio fra
le classi di età e di lenta consumazione del corpo sociale. Lo spazio ligure è caratterizzato da una netta frattura tra
fascia urbanizzata costiera e zone rurali interne. I 73 comuni urbanizzati
addensano sul 30% del territorio la quasi totalità della popolazione regionale.
I 162 comuni collinari e montani dell'interno hanno una densità media di 60 ab.
per km² (12% della popolazione sul 70% del territorio). La fortissima
denatalità, che determina una diminuzione della popolazione anche nella zona
costiera, sembra rendere ormai inevitabile una quasi totale "desertificazione"
degli spazi interni, alla quale sfuggiranno solamente le zone di fondovalle
meglio collegate alle coste. In presenza di una situazione di invecchiamento della
popolazione, la percentuale di forze di lavoro attive risulta la più bassa di
tutto il centro-nord, sensibilmente inferiore alla media nazionale. Abbastanza modesto il peso del settore primario che, con il
4,3% degli addetti, partecipa per il 2,3% alla formazione del reddito
regionale. Notevole importanza rivestono però alcune produzioni specializzate,
in particolare quelle dei fiori, degli ortaggi e della frutta. La coltivazione
dei fiori, fatta soprattutto in serra, contribuisce con più del 50% alla
produzione nazionale del settore e interessa particolarmente la provincia di
Imperia, dove l'apporto del settore primario alla formazione del reddito è il
più alto fra le province liguri. Di rilievo dal punto di vista qualitativo le
produzioni di olio e di vino. Scarso è il patrimonio zootecnico, come pure
molto modesta la produzione di pesce per una regione marina. La disattivazione,
negli anni Ottanta, dei reparti chiave dello stabilimento siderurgico di
Cornigliano è emblematica del processo di disindustrializzazione ancora in
corso nella regione, la cui percentuale di occupati nel settore si è quasi
dimezzata in un paio di decenni, attestandosi poco sopra il 20%. Soltanto
grazie a un massiccio intervento del potere pubblico si è potuto evitare un
tracollo dei settori principali dell'industria ligure coinvolti in una crisi
molto pesante. La mancata riconversione dell'industria pesante e il
soverchiante peso dato a quella petrolchimica hanno portato alla formazione di
un'eccessiva specializzazione, anche in settori poco dinamici, con conseguenti
gravi ripercussioni sull'economia regionale. L'industria cantieristica, in
grave crisi nel settore delle grandi costruzioni, è invece in pieno sviluppo
per quanto attiene le piccole e medie imbarcazioni, come pure attiva è
l'edilizia in seguito alla costruzione di grandi opere pubbliche e
all'espansione dell'edilizia collegata al turismo. Fondamentale rimane il
settore terziario, dal punto di vista sia dell'occupazione (il 20% degli
attivi) sia del reddito prodotto. Nel settore delle attività portuali Genova
conserva un posto di primaria importanza a livello nazionale e mediterraneo,
nonostante un lungo e difficile periodo di crisi, e ha operato notevoli
ammodernamenti tecnologici per permettere il traffico dei container. I
collegamenti con l'entroterra sono stati migliorati ma permangono gravemente
deficitari quelli ferroviari. Grande importanza conserva il turismo (cui sono
legati gravi fenomeni speculativi che deturpano le bellezze ambientali)
nonostante il grave stato di inquinamento delle coste. La presenza dell'uomo in Liguria fin dai tempi paleolitici è
attestata dai rinvenimenti fatti in varie grotte: in alcune cavità del Finalese
sono venuti alla luce reperti dell'industria musteriana e del paleolitico
superiore; in particolare nella caverna delle Anticamente la Liguria comprendeva la zona tra il Po e il Tirreno, il Varo e
la Magra. Assieme a parte del Piemonte costituì la