Il confine regionale marittimo si snoda per circa 300 km, mentre quello
terrestre si allunga per oltre 700 km, addentrandosi fra i monti dell'Appennino
e del Preappennino; tuttavia solo raramente coincide con confini naturali. Il
Lazio è infatti la regione italiana meno omogenea dal punto di vista fisico, e
il suo territorio è costituito da rilievi di varia natura (monti calcarei,
vulcanici, colline, pianure alluvionali). I rilievi dell'Appennino vero e
proprio si stendono nella parte orientale della regione. I più antichi sono
formati da calcari cretacei, caratterizzati dalla diffusione del fenomeno
carsico (Monti Simbruini ed Ernici), mentre in altri si hanno calcari marnosi e
arenacei, di formazione terziaria (monti della Laga, Monti Reatini). Qui si
trovano le cime più alte della regione, con il pizzo di Sevo (2.422 m) e il
monte Gorzano (2.455 m), nei monti della Laga, al confine con l'Abruzzo, dove
si notano limitate tracce glaciali, il Terminillo (2.213 m), nei Monti Reatini
e la Meta, nel gruppo omonimo (2.241 m). Più bassi e frazionati sono i rilievi
dei Monti Sabini (1.368 m nel monte Pellecchia), mentre, pur essendo ancora di
natura calcarea e presentando fenomeni carsici, come grotte e doline, i monti
Lepini (1.536 m), Ausoni (1.102 m) e Aurunci (1.533 m) fanno parte più
propriamente dell'Antiappennino. Propaggine isolata di questi rilievi è il
promontorio del Circeo, che si affaccia al mare con coste a picco, ricche di
grotte d'erosione marina. Nella morfologia del Lazio dominano tuttavia quattro grandi
complessi di apparati vulcanici, formati da trachiti, lave e tufi stratificati,
risultanti dal deposito di enormi quantità di ceneri e altri materiali
vulcanici; sono, da nord a sud, i monti Vulsini, Cimini, Sabatini e i Colli
Albani o Laziali. Gli antichi crateri sono quasi sempre occupati da laghi (di
Bolsena, di Vico, di Bracciano, di Albano e di Nemi), mentre i rilievi meno
elevati sono stati sovente modellati dalle acque correnti. Che li hanno
frazionati e isolati in piccoli colli costituenti l'aspetto più tipico della
campagna romana. Tra i rilievi antiappenninici e la costa si interpone una
fascia pianeggiante, ora più ampia, ora più ridotta; a nord la Maremma laziale,
che si spinge fin presso Civitavecchia riallacciandosi alla Campagna romana, di
natura alluvionale, percorsa dal Tevere, la più vasta; più a sud ancora l'Agro
pontino e la piana di Fondi, antico golfo marino colmato dalle alluvioni dei
torrenti che scendono dai rilievi circostanti. Già paludose, queste pianure
sono state bonificate e sono oggi fertilissime. La costa appare unita,
leggermente falcata, con spiagge sabbiose orlate da dune; principali sporgenze
sono il promontorio del Circeo e la penisola di Gaeta, che delimita il golfo
omonimo, prolungantesi in Campania. Appartengono al territorio laziale anche le
Isole Ponziane, di natura vulcanica. Per quanto riguarda l'idrografia, il Lazio comprende il
corso medio e inferiore del Tevere che dapprima segna il confine con l'Umbria
poi, dopo la confluenza della Nera, suo principale aflluente, attraversa il
territorio laziale; anche i bacini dei suoi affluenti Aniene e Velino
appartengono in tutto o in parte al Lazio; così pure il sistema del Garigliano,
con il suo affluente Sacco, eccettuata la parte superiore del Liri, il bacino
inferiore del fiume Fiora, e il fiume Marta, emissario del lago di Bolsena.
Oltre ai laghi di origine vulcanica, il maggiore dei quali è quello di Bolsena
(114,53 km²), una certa importanza hanno i laghi costieri, fra cui quelli di
Fogliano, di Sabaudia, di Fondi. Il clima è sostanzialmente di tipo mediterraneo, salvo le
variazioni determinate dall'altimetria. L'andamento termico è piuttosto
uniforme: 15º-16º di temperatura media annuale nelle regioni costiere, 13º-14º
ai piedi dei rilievi appenninici, in corrispondenza dei quali le medie si
abbassano. Le medie di gennaio in pianura variano fra gli 8º e i 6º mentre in
luglio sulla costa e nelle pianure si hanno 24º-25 ºC. Per le precipitazioni i
minimi si verificano lungo la fascia litoranea fino al monte Circeo (Anzio meno
di 650 mm); ma tali valori aumentano nelle pianure interne fino a 1.000-1.500
mm, raggiungendo i 1.800- 2.000 mm in corrispondenza del Terminillo e dei
Simbruini. Il Lazio, che fu abitato sin da epoca antichissima, ha
sempre presentato una distribuzione assai varia e fluttuante degli abitanti,
poiché Roma rappresentava e rappresenta ancor oggi il polo di attrazione che
accentra la parte preponderante della popolazione complessiva. Dopo
l'annessione al regno d'Italia (1871) si avevano 837.000 ab. (dei quali 220.000
a Roma). Un secolo più tardi, al censimento del 1971, risultavano 4.689.482 ab.,
di cui più della metà concentrati a Roma, che aveva decuplicato la sua
popolazione. Oltre che dall'incremento naturale, la forte crescita di questo
periodo è stata determinata da una intensa immigrazione dalle regioni vicine.
Successivamente, tanto il saldo naturale quanto l'attivo migratorio si sono via
via ridotti: nel decennio 1971-1981 il numero degli abitanti è aumentato al
ritmo di circa 30.000 unità l'anno, scese a 15-20.000 nel corso degli anni
Ottanta, anche perchè la capitale, dopo essere arrivata a sfiorare i 3 milioni
di abitanti, è entrata in una fase di lento declino demografico. Attualmente il
saldo naturale è in perfetto equilibrio (natalità 9%, mortalità) mentre il
saldo migratorio continua a essere nettamente positivo (4,1%). La popolazione (5.202.098 ab.)vive prevalentemente (per
l'80%) nei centri urbani, con enormi divari fra i singoli comuni per quanto si
riferisce alla densità, in quanto via via che ci si allontana dai capoluoghi le
densità diminuiscono notevolmente. (Se si esclude Roma, la densità della
regione si abbassa da 302 a 148 ab. per km².) Ben popolate sono le zone
costiere meridionali mentre la densità è bassa nelle zone collinari calcaree e
nei rilievi al di sopra dei 600 m. Attualmente la percentuale di popolazione attiva (di poco
superiore al 49%) coincide con la media nazionale, mentre dalle stime relative
al censimento del 1991 risulta che il tasso di disoccupazione è superiore alla
media nazionale di circa 2 punti: per contro risultava nettamente discosta dai
valori nazionali la distribuzione delle forze di lavoro nei diversi settori
produttivi: con il 4,1% di occupati nell'agricoltura (contro il 8%
dell'Italia), solo il 23,1% nell'industria (Italia 35,1%) e ben il 72,8% nel
settore terziario (Italia 56,9%). Poiché all'incremento demografico ha corrisposto un
crescente sviluppo economico, soprattutto industriale, che è proprio
all'origine del primo, nella regione si sono venute a formare due aree
distinte: il Basso Lazio, caratterizzato da un discreto dinamismo
economico-industriale che tende a sviluppare funzioni proprie e a sottrarsi
all'orbita di Roma, e l'Alto Lazio, poco popolato, tagliato fuori dalle
iniziative industriali, con un'economia contadina aiutata però da un discreto
flusso turistico. Viterbo è infatti città di interesse storico- artistico e la
sua provincia è ricca di importanti vestigia etrusche, mentre nella provincia
di Rieti ha avuto un notevole impulso il turismo invernale (Terminillo). Il
settore agricolo presenta una notevole differenziazione sia di struttura,
annoverando piccole imprese contadine accanto a grandi complessi capitalistici,
sia di sfruttamento del terreno, con zone brulle e incolte che si accompagnano
ad aree ad altissima intensità di sfruttamento. Vanno riducendosi le produzioni
cerealicole (anzitutto frumento, poi orzo e avena), mentre restano valide
quelle ortofrutticole (pomodori, patate, uva) che in alcuni settori raggiungono
livelli notevoli, come per le zucchine per la cui produzione il Lazio è al
secondo posto dopo la Sicilia (il 15,2 della produzione nazionale), insalata,
cavoli, nonché cocomeri (il 18,5% della produzione italiana), meloni e
nocciole. Nell'allevamento, quanto a rilevanza economica prevale il ridotto
patrimonio bovino, nettamente superato per numero di capi da quello ovino.
Scarsa rilevanza ha la pesca. Le risorse minerarie sono minime, la produzione
di energia è consistente ma inadeguata ai consumi. Benché in via di ulteriore sviluppo, il comparto industriale
resta proporzionalmente inferiore alla media nazionale. Sempre attivi sono i
settori metalmeccanico, tessile, alimentare, cartotecnico e quello
dell'edilizia. La regione ha perso il primato che aveva in campo
cinematografico-televisivo, mentre stanno progredendo i settori ad alta
tecnologia (elettronica, informatica, chimica fine, armamenti), stimolati
dall'"effetto capitale", che attira sedi di rappresentanza, centri decisionali
e investimenti, con forti stimoli anche per tutto il settore terziario.
All'interno di quest'ultimo una grande risorsa è costituita dal turismo, circa
19 milioni di presenze annue, per oltre il 45% da parte di stranieri. Roma
rimane la meta principale, con una capacità di attrazione esaltata dalla
presenza nel territorio comunale della Città del Vaticano, ma importanti sono
anche le località balneari e quelle termali. Tra i modesti porti emerge quello
di Civitavecchia per la sua importante funzione di collegamento con la
Sardegna. Fondamentale nell'economia laziale e italiana è invece l'attività
dell'aeroporto internazionale di Fiumicino (Leonardo da Vinci). La regione fu popolata fin dai tempi più remoti del
pleistocene in cui abbondava una fauna di grandi mammiferi. Resti del
paleolitico inferiore si sono rinvenuti specialmente a Torre in Pietra e a
Pignataro Interamna, con numerose amigdale. Più numerosi i resti attribuibili
al successivo paleolitico medio, cui appartengono, oltre agli strumenti litici
rinvenuti in varie grotte costiere e assegnabili alla cosiddetta cultura
musteriana di tipo pontiniano, anche i crani neandertaliani di Saccopastore
sull'Aniene e quello proveniente dalla grotta Guattari al Circeo, presentante
particolari mutilazioni attribuite a pratiche rituali. Ancor più numerosi sono
i resti del paleolitico superiore venuti alla luce sia in grotte, sia in
stazioni all'aperto: tra i primi vanno ricordati quelli della grotta Polesini
lungo il corso dell'Aniene, che ha restituito migliaia di strumenti litici e
alcune raffigurazioni di arte mobiliare. Relativamente poco abbondanti sono i
resti attribuibili al neolitico, con le sepolture della grotta Patrizi a Sasso
Furbara, e all'eneolitico con i reperti fittili della cosiddetta cultura di
Rinaldone. Con l'età del bronzo anche nel Lazio si diffuse quella
civiltà detta appenninica, con stanziamenti per lo più a carattere temporaneo
connessi con gli spostamenti richiesti da un'attività di tipo pastorale. Alla
suddetta civiltà fece seguito quella subappenninica e infine quella dell'età
del ferro, con le grandi necropoli protovillanoviane che sono state rinvenute a
Tolfa, Allumiere e Palombara Sabina, nonché quelle della cultura laziale dei
Colli Albani. Col nome Latium, di etimologia incerta, si designò
dapprima il territorio, di circa 2.300 km², abitato dai Latini e compreso fra
il Tevere a nord, i Monti Cornicolani e Prenestini a est e il promontorio
Circeo a sud. Su di esso sovrastavano i Colli Albani con il massiccio vulcanico
del monte Albano, sede del culto di luppiter Latiaris. In seguito, con
l'ampliarsi delle conquiste romane a mezzogiorno e a oriente, nel Lazio furono
inclusi i paesi degli Ernici, degli Equi, degli Aurunci e dei Volsci, così che
i confini vennero estesi fino ai Marsi, ai Sanniti e alla Campania. Si ebbe in
tal modo un Latium novum o adiectum (la denominazione si usava in
particolare per le terre lungo il Liri) accanto a un Latium vetus che
indicava il Lazio nella sua primitiva estensione. Con l'ordinamento
amministrativo dell'Italia a opera di Augusto, il Lazio, con esclusione del
territorio a nord dell'Aniene, costituì insieme con la Campania la Il Lazio tornò ad avere una storia in certo grado autonoma
dopo la guerra gotica (535-553) e la conquista bizantina allorché il "ducato
romano", circoscrizione corrispondente sostanzialmente al territorio del Lazio
odierno, fu sottoposto alla sovranità dell'imperatore d'Oriente, che esercitava
il potere attraverso un dux, comandante delle truppe di stanza nella
regione. Ma, quando le necessità delle lunghe guerre combattute contro i
Longobardi dalla metà del L'azione di costruzione dello Stato per opera dei pontefici
ebbe una soluzione di continuità durante il periodo avignonese (1309-1376),
quando la lontananza del papa da Roma favorì una estensione del potere dei
signori feudali, ai quali si opposero le vivaci resistenze dei Comuni minori e
soprattutto di quello di Roma, che con Superati gli anni critici degli scismi d'Occidente e del
concilio di Basilea (1378-1449) — durante i quali tuttavia Bonifacio IX
sconfisse Onorato I Caetani conte di Fondi (1399-1400), il legato Giovanni
Vitelleschi sconfisse e fece decapitare Giacomo di Vico (1435), assestando poi
duri colpi alla potenza dei Savelli e dei Colonna (1436-1439) — la lotta del
potere centrale contro le forze particolaristiche riprese con rinnovato vigore,
costringendo gradatamente a piegarsi i Savelli, gli Anguillara, i Colonna, gli
Orsini. Dalla metà del
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001