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Lazio

largamente affacciata al mar Tirreno e compresa fra la Toscana, l'Umbria, le Marche, l'Abruzzo, il Molise e la Campania; 17.203 km²; 5.202.098 ab. (302 ab. per km²). È divisa in cinque province: Frosinone, Latina, Rieti, Roma, Viterbo. Capol. Roma.

Il confine regionale marittimo si snoda per circa 300 km, mentre quello terrestre si allunga per oltre 700 km, addentrandosi fra i monti dell'Appennino e del Preappennino; tuttavia solo raramente coincide con confini naturali. Il Lazio è infatti la regione italiana meno omogenea dal punto di vista fisico, e il suo territorio è costituito da rilievi di varia natura (monti calcarei, vulcanici, colline, pianure alluvionali). I rilievi dell'Appennino vero e proprio si stendono nella parte orientale della regione. I più antichi sono formati da calcari cretacei, caratterizzati dalla diffusione del fenomeno carsico (Monti Simbruini ed Ernici), mentre in altri si hanno calcari marnosi e arenacei, di formazione terziaria (monti della Laga, Monti Reatini). Qui si trovano le cime più alte della regione, con il pizzo di Sevo (2.422 m) e il monte Gorzano (2.455 m), nei monti della Laga, al confine con l'Abruzzo, dove si notano limitate tracce glaciali, il Terminillo (2.213 m), nei Monti Reatini e la Meta, nel gruppo omonimo (2.241 m). Più bassi e frazionati sono i rilievi dei Monti Sabini (1.368 m nel monte Pellecchia), mentre, pur essendo ancora di natura calcarea e presentando fenomeni carsici, come grotte e doline, i monti Lepini (1.536 m), Ausoni (1.102 m) e Aurunci (1.533 m) fanno parte più propriamente dell'Antiappennino. Propaggine isolata di questi rilievi è il promontorio del Circeo, che si affaccia al mare con coste a picco, ricche di grotte d'erosione marina.

Nella morfologia del Lazio dominano tuttavia quattro grandi complessi di apparati vulcanici, formati da trachiti, lave e tufi stratificati, risultanti dal deposito di enormi quantità di ceneri e altri materiali vulcanici; sono, da nord a sud, i monti Vulsini, Cimini, Sabatini e i Colli Albani o Laziali. Gli antichi crateri sono quasi sempre occupati da laghi (di Bolsena, di Vico, di Bracciano, di Albano e di Nemi), mentre i rilievi meno elevati sono stati sovente modellati dalle acque correnti. Che li hanno frazionati e isolati in piccoli colli costituenti l'aspetto più tipico della campagna romana. Tra i rilievi antiappenninici e la costa si interpone una fascia pianeggiante, ora più ampia, ora più ridotta; a nord la Maremma laziale, che si spinge fin presso Civitavecchia riallacciandosi alla Campagna romana, di natura alluvionale, percorsa dal Tevere, la più vasta; più a sud ancora l'Agro pontino e la piana di Fondi, antico golfo marino colmato dalle alluvioni dei torrenti che scendono dai rilievi circostanti. Già paludose, queste pianure sono state bonificate e sono oggi fertilissime. La costa appare unita, leggermente falcata, con spiagge sabbiose orlate da dune; principali sporgenze sono il promontorio del Circeo e la penisola di Gaeta, che delimita il golfo omonimo, prolungantesi in Campania. Appartengono al territorio laziale anche le Isole Ponziane, di natura vulcanica.

Per quanto riguarda l'idrografia, il Lazio comprende il corso medio e inferiore del Tevere che dapprima segna il confine con l'Umbria poi, dopo la confluenza della Nera, suo principale aflluente, attraversa il territorio laziale; anche i bacini dei suoi affluenti Aniene e Velino appartengono in tutto o in parte al Lazio; così pure il sistema del Garigliano, con il suo affluente Sacco, eccettuata la parte superiore del Liri, il bacino inferiore del fiume Fiora, e il fiume Marta, emissario del lago di Bolsena. Oltre ai laghi di origine vulcanica, il maggiore dei quali è quello di Bolsena (114,53 km²), una certa importanza hanno i laghi costieri, fra cui quelli di Fogliano, di Sabaudia, di Fondi.

Il clima è sostanzialmente di tipo mediterraneo, salvo le variazioni determinate dall'altimetria. L'andamento termico è piuttosto uniforme: 15º-16º di temperatura media annuale nelle regioni costiere, 13º-14º ai piedi dei rilievi appenninici, in corrispondenza dei quali le medie si abbassano. Le medie di gennaio in pianura variano fra gli 8º e i 6º mentre in luglio sulla costa e nelle pianure si hanno 24º-25 ºC. Per le precipitazioni i minimi si verificano lungo la fascia litoranea fino al monte Circeo (Anzio meno di 650 mm); ma tali valori aumentano nelle pianure interne fino a 1.000-1.500 mm, raggiungendo i 1.800- 2.000 mm in corrispondenza del Terminillo e dei Simbruini.

Il Lazio, che fu abitato sin da epoca antichissima, ha sempre presentato una distribuzione assai varia e fluttuante degli abitanti, poiché Roma rappresentava e rappresenta ancor oggi il polo di attrazione che accentra la parte preponderante della popolazione complessiva. Dopo l'annessione al regno d'Italia (1871) si avevano 837.000 ab. (dei quali 220.000 a Roma). Un secolo più tardi, al censimento del 1971, risultavano 4.689.482 ab., di cui più della metà concentrati a Roma, che aveva decuplicato la sua popolazione. Oltre che dall'incremento naturale, la forte crescita di questo periodo è stata determinata da una intensa immigrazione dalle regioni vicine. Successivamente, tanto il saldo naturale quanto l'attivo migratorio si sono via via ridotti: nel decennio 1971-1981 il numero degli abitanti è aumentato al ritmo di circa 30.000 unità l'anno, scese a 15-20.000 nel corso degli anni Ottanta, anche perchè la capitale, dopo essere arrivata a sfiorare i 3 milioni di abitanti, è entrata in una fase di lento declino demografico. Attualmente il saldo naturale è in perfetto equilibrio (natalità 9%, mortalità) mentre il saldo migratorio continua a essere nettamente positivo (4,1%).

La popolazione (5.202.098 ab.)vive prevalentemente (per l'80%) nei centri urbani, con enormi divari fra i singoli comuni per quanto si riferisce alla densità, in quanto via via che ci si allontana dai capoluoghi le densità diminuiscono notevolmente. (Se si esclude Roma, la densità della regione si abbassa da 302 a 148 ab. per km².) Ben popolate sono le zone costiere meridionali mentre la densità è bassa nelle zone collinari calcaree e nei rilievi al di sopra dei 600 m.

Attualmente la percentuale di popolazione attiva (di poco superiore al 49%) coincide con la media nazionale, mentre dalle stime relative al censimento del 1991 risulta che il tasso di disoccupazione è superiore alla media nazionale di circa 2 punti: per contro risultava nettamente discosta dai valori nazionali la distribuzione delle forze di lavoro nei diversi settori produttivi: con il 4,1% di occupati nell'agricoltura (contro il 8% dell'Italia), solo il 23,1% nell'industria (Italia 35,1%) e ben il 72,8% nel settore terziario (Italia 56,9%).

Poiché all'incremento demografico ha corrisposto un crescente sviluppo economico, soprattutto industriale, che è proprio all'origine del primo, nella regione si sono venute a formare due aree distinte: il Basso Lazio, caratterizzato da un discreto dinamismo economico-industriale che tende a sviluppare funzioni proprie e a sottrarsi all'orbita di Roma, e l'Alto Lazio, poco popolato, tagliato fuori dalle iniziative industriali, con un'economia contadina aiutata però da un discreto flusso turistico. Viterbo è infatti città di interesse storico- artistico e la sua provincia è ricca di importanti vestigia etrusche, mentre nella provincia di Rieti ha avuto un notevole impulso il turismo invernale (Terminillo). Il settore agricolo presenta una notevole differenziazione sia di struttura, annoverando piccole imprese contadine accanto a grandi complessi capitalistici, sia di sfruttamento del terreno, con zone brulle e incolte che si accompagnano ad aree ad altissima intensità di sfruttamento. Vanno riducendosi le produzioni cerealicole (anzitutto frumento, poi orzo e avena), mentre restano valide quelle ortofrutticole (pomodori, patate, uva) che in alcuni settori raggiungono livelli notevoli, come per le zucchine per la cui produzione il Lazio è al secondo posto dopo la Sicilia (il 15,2 della produzione nazionale), insalata, cavoli, nonché cocomeri (il 18,5% della produzione italiana), meloni e nocciole. Nell'allevamento, quanto a rilevanza economica prevale il ridotto patrimonio bovino, nettamente superato per numero di capi da quello ovino. Scarsa rilevanza ha la pesca. Le risorse minerarie sono minime, la produzione di energia è consistente ma inadeguata ai consumi.

Benché in via di ulteriore sviluppo, il comparto industriale resta proporzionalmente inferiore alla media nazionale. Sempre attivi sono i settori metalmeccanico, tessile, alimentare, cartotecnico e quello dell'edilizia. La regione ha perso il primato che aveva in campo cinematografico-televisivo, mentre stanno progredendo i settori ad alta tecnologia (elettronica, informatica, chimica fine, armamenti), stimolati dall'"effetto capitale", che attira sedi di rappresentanza, centri decisionali e investimenti, con forti stimoli anche per tutto il settore terziario. All'interno di quest'ultimo una grande risorsa è costituita dal turismo, circa 19 milioni di presenze annue, per oltre il 45% da parte di stranieri. Roma rimane la meta principale, con una capacità di attrazione esaltata dalla presenza nel territorio comunale della Città del Vaticano, ma importanti sono anche le località balneari e quelle termali. Tra i modesti porti emerge quello di Civitavecchia per la sua importante funzione di collegamento con la Sardegna. Fondamentale nell'economia laziale e italiana è invece l'attività dell'aeroporto internazionale di Fiumicino (Leonardo da Vinci).

La regione fu popolata fin dai tempi più remoti del pleistocene in cui abbondava una fauna di grandi mammiferi. Resti del paleolitico inferiore si sono rinvenuti specialmente a Torre in Pietra e a Pignataro Interamna, con numerose amigdale. Più numerosi i resti attribuibili al successivo paleolitico medio, cui appartengono, oltre agli strumenti litici rinvenuti in varie grotte costiere e assegnabili alla cosiddetta cultura musteriana di tipo pontiniano, anche i crani neandertaliani di Saccopastore sull'Aniene e quello proveniente dalla grotta Guattari al Circeo, presentante particolari mutilazioni attribuite a pratiche rituali. Ancor più numerosi sono i resti del paleolitico superiore venuti alla luce sia in grotte, sia in stazioni all'aperto: tra i primi vanno ricordati quelli della grotta Polesini lungo il corso dell'Aniene, che ha restituito migliaia di strumenti litici e alcune raffigurazioni di arte mobiliare. Relativamente poco abbondanti sono i resti attribuibili al neolitico, con le sepolture della grotta Patrizi a Sasso Furbara, e all'eneolitico con i reperti fittili della cosiddetta cultura di Rinaldone.

Con l'età del bronzo anche nel Lazio si diffuse quella civiltà detta appenninica, con stanziamenti per lo più a carattere temporaneo connessi con gli spostamenti richiesti da un'attività di tipo pastorale. Alla suddetta civiltà fece seguito quella subappenninica e infine quella dell'età del ferro, con le grandi necropoli protovillanoviane che sono state rinvenute a Tolfa, Allumiere e Palombara Sabina, nonché quelle della cultura laziale dei Colli Albani.

Col nome Latium, di etimologia incerta, si designò dapprima il territorio, di circa 2.300 km², abitato dai Latini e compreso fra il Tevere a nord, i Monti Cornicolani e Prenestini a est e il promontorio Circeo a sud. Su di esso sovrastavano i Colli Albani con il massiccio vulcanico del monte Albano, sede del culto di luppiter Latiaris. In seguito, con l'ampliarsi delle conquiste romane a mezzogiorno e a oriente, nel Lazio furono inclusi i paesi degli Ernici, degli Equi, degli Aurunci e dei Volsci, così che i confini vennero estesi fino ai Marsi, ai Sanniti e alla Campania. Si ebbe in tal modo un Latium novum o adiectum (la denominazione si usava in particolare per le terre lungo il Liri) accanto a un Latium vetus che indicava il Lazio nella sua primitiva estensione. Con l'ordinamento amministrativo dell'Italia a opera di Augusto, il Lazio, con esclusione del territorio a nord dell'Aniene, costituì insieme con la Campania la Iregione. (In tutto questo periodo la storia del Lazio si lega strettamente, fino a confondervisi, con quella di Roma, per cui v. alla voce R OMA, e anche L ATINI.)

Il Lazio tornò ad avere una storia in certo grado autonoma dopo la guerra gotica (535-553) e la conquista bizantina allorché il "ducato romano", circoscrizione corrispondente sostanzialmente al territorio del Lazio odierno, fu sottoposto alla sovranità dell'imperatore d'Oriente, che esercitava il potere attraverso un dux, comandante delle truppe di stanza nella regione. Ma, quando le necessità delle lunghe guerre combattute contro i Longobardi dalla metà del VI sec. alla metà dell' VIIIcostrinsero l'esarca di Ravenna a sguarnire di milizie il territorio intorno a Roma e soprattutto dopo che l'exercitus nel 727 si ribellò all'imperatore, il vescovo di Roma, che possedeva già nella regione ampi "patrimoni", fu in grado di rafforzare il suo potere politico territoriale attraverso un processo che ebbe le sue tappe principali nella cessione di Sutri da parte del re longobardo Liutprando a papa Gregorio II (728) e di Bomarzo, Amelia, Orte a papa Zaccaria (742) e negli accordi conclusi dai papi Stefano II (III) e Adriano I con i re franchi Pipino (754-756) e Carlo Magno (774). Parallelamente però il rafforzarsi dell'aristocrazia laica ed ecclesiastica (sia la nobiltà di più antica origine, sia l'aristocrazia locale dei nobili di più recente formazione), che aveva la sua base nel grande possesso fondiario, e le tendenze particolaristiche affermantisi in Roma e nei municipi minori dell'antico ducato, determinarono quella situazione caratterizzata da una pluralità di poteri in reciproca concorrenza che si espresse in una serie di lunghe e confuse lotte tra il vescovo di Roma, le famiglie aristocratiche (Annibaldi, Frangipane, Colonna, Caetani, Orsini, Savelli, ecc.), e i Comuni (Viterbo, Corneto, Magliano, Rieti, Tivoli, Velletri, Terracina, ecc.), che si prolungò sino alla metà del XVI sec. Nel tentativo dei papi di rafforzare concretamente i propri poteri sovrani sulla regione, si distinsero in particolare Innocenzo III (1198-1216), che cercò di affermare la sua autorità sulle province della Tuscia, Campagna e Marittima attraverso suoi funzionari (rettori), Gregorio X (1271-1276) e Bonifacio VIII (1294-1303), che si adoperò con successo per abbattere la potenza dei Colonna.

L'azione di costruzione dello Stato per opera dei pontefici ebbe una soluzione di continuità durante il periodo avignonese (1309-1376), quando la lontananza del papa da Roma favorì una estensione del potere dei signori feudali, ai quali si opposero le vivaci resistenze dei Comuni minori e soprattutto di quello di Roma, che con Cola di Rienzo tese a presentarsi anche come antagonista del potere ecclesiastico. La restaurazione dell'autorità pontificia avvenne grazie all'azione abile ed energica del cardinale Albornoz, che fu tra il 1353 ed il 1367 legato in Italia del papa Innocenzo VI, al quale recuperò il Lazio e il resto degli Stati Pontifici, provvedendo anche al riordinamento sia amministrativo che legislativo delle terre riconquistate.

Superati gli anni critici degli scismi d'Occidente e del concilio di Basilea (1378-1449) — durante i quali tuttavia Bonifacio IX sconfisse Onorato I Caetani conte di Fondi (1399-1400), il legato Giovanni Vitelleschi sconfisse e fece decapitare Giacomo di Vico (1435), assestando poi duri colpi alla potenza dei Savelli e dei Colonna (1436-1439) — la lotta del potere centrale contro le forze particolaristiche riprese con rinnovato vigore, costringendo gradatamente a piegarsi i Savelli, gli Anguillara, i Colonna, gli Orsini.

Dalla metà del XVI sec., terminate con la vittoria del potere pontificio le lotte secolari che avevano caratterizzato la vita della regione, la storia del Lazio perdette la sua autonomia, confondendosi con quella degli Stati Pontifici, nel quale formava le province del Patrimonio di San Pietro (con un governatore a Viterbo) e di Marittima e Campagna (con un governatore a Frosinone). Dopo le parentesi della Repubblica Romana del 1798-1799 e dell'annessione alla Francia di Napoleone I come dipartimento di Roma (1808-1814), il Lazio tornò a far parte degli Stati Pontifici, con un nuovo ordinamento amministrativo, che divideva il territorio nella "comarca di Roma" (distretti di Roma, Tivoli e Subiaco) e nelle delegazioni di Velletri, Viterbo, Civitavecchia e Frosinone. La regione fu riunita al regno d'Italia nel 1870 quando, dopo che le truppe francesi ebbero lasciato Roma, il generale Cadorna entrò in territorio pontificio (12 settembre), occupando Roma il 20 settembre.

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001