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Friuli-Venezia Giulia

Costituita nel 1947 è divenuta regione autonoma a statuto speciale nel 1963, comprende due parti ben distinte: il Friuli, che corrisponde alle province di Udine e di Pordenone, e i piccoli territori delle province di Trieste e di Gorizia, rimasti all'Italia dopo la seconda guerra mondiale; 7.847 km²; 1.188.897 ab. (152 per km²); 219 comuni.

La regione è in gran parte montuosa, ma vi sono anche estese aree collinari e di pianura. La zona montuosa è rappresentata dalle Alpi Carniche, che si elevano oltre i 2.000 m (monte Coglians, 2.781 m), e in parte dalle Alpi Giulie, costituite essenzialmente da rocce calcareo-dolomitiche (Jôf di Montasio, 2.754 m). Vi è poi una fascia prealpina costituita dalle Prealpi Carniche (monte Cavallo, altopiano del Cansiglio) e dalle Prealpi Giulie, separate tra loro dal corso del Tagliamento. La sezione sudorientale è formata da una vasta regione carsica (Carso Monfalconese e Carso Triestino), solcata da valli aride e cosparsa di doline. Le coste si estendono dalla foce del Tagliamento alla valle di San Bartolomeo, presso Muggia, e comprendono le lagune di Marano e di Grado.

I fiumi principali sono il Tagliamento (172 km), col suo affluente Fella, l'Isonzo, il cui alto corso si svolge in territorio sloveno, e il Timavo, noto per il suo lungo corso sotterraneo. Laghi principali quelli di Cavazzo e del Predil, oltre a laghetti alpini minori. Il clima è temperato, marittimo nella fascia costiera e continentale nelle zone interne e in montagna. Le piogge sono ovunque abbondanti e superano i 2.500 mm nelle zone più elevate.

Le aree più densamente popolate sono quelle di pianura, fertili e ricche di acque. Stagnante per qualche decennio, la popolazione del Friuli è in diminuzione: contro 1.234.000 ab. del censimento 1981, nel 1987 se ne sono registrati 1.210.000 e un ulteriore calo si è verificato negli anni Novanta (1.197.667 ab. al censimento 1991). La natalità relativamente alta degli scorsi decenni era compensata da una forte emigrazione. Negli anni Novanta il saldo naturale è diventato decisamente negativo: nel 1995, contro un tasso di natalità del 7,3‰ stava un tasso di mortalità del 12,2‰, pari a una diminuzione di quasi 7.000 unità annue. Nel frattempo l'emigrazione è venuta meno, anzi nel saldo migratorio il numero dei rientri ha superato quello delle partenze. La densità è di poco inferiore alla media nazionale, ma nella provincia di Trieste supera ampiamente i 1.000 ab. per km², con una concentrazione inferiore soltanto a quelle registrate a Napoli e a Milano. Prosegue ininterrotto il processo di spopolamento della fascia montana, a tutto vantaggio della pianura e delle zone costiere.

Con un'economia in buon progresso per tutto il dopoguerra, la regione ha saputo riprendersi rapidamente dai danni anche economici recati dal terremoto del 1976 (1.000 morti). Nella seconda metà degli anni Novanta il reddito regionale pro capite si è mantenuto superiore del 18% circa alla media nazionale. Con una popolazione pari al 2% del totale nazionale, il Friuli-Venezia Giulia fornisce l'1,9% della produzione agricola italiana, il 2,5% di quella industriale e il 2,7% del fatturato turistico. Le maggiori produzioni agricole sono costituite dal mais (10% della produzione nazionale), dall'orzo, dalle barbabietole da zucchero, dalle mele e dall'uva da vino. Interessanti sono anche le risorse forestali, l'allevamente bovino e suino, la produzione di bozzoli e la pesca. Differenziato, anche territorialmente, è l'apparato industriale della regione. Nel Friuli, oltre al gruppo Zanussi e agli stabilimenti chimici di Torviscosa, ci sono piccole e medie imprese appartenenti all'imprenditoria locale o legate a quella del Veneto (mobilifici, orologeria industriale, industria tessile e alimentare). Per fronteggiare la crisi che ha colpito la grande industria negli anni Ottanta, è stato incentivato lo sviluppo di industrie ad alto contenuto tecnologico. Importante, con iniziative di rilievo nazionale (assicurazioni), è il settore dei servizi della Venezia Giulia, anch'esso però nella sua componente pubblica sostenuto talora artificiosamente. Un notevole contributo all'economia della regione, anche per il cospicuo apporto di valuta straniera pregiata, danno le attività turistiche, grazie soprattutto allo sviluppo delle due stazioni balneari di Lignano e di Grado, che si collocano tra le più importanti d'Italia. Negli anni Ottanta è stata potenziata la rete viaria, mentre al porto di Trieste, che si è confermato ai primissimi posti nel paese per il traffico merci, si è affiancato, per importanza, il porto di Monfalcone. Notevole è il traffico di merci con le repubbliche ex iugoslavie.

Abitato in origine da popolazioni liguri e poi veneto-illiriche, intorno al V sec. a.C. il Friuli fu invaso dai Celti. Verso la fine del III sec. si iniziò la conquista romana consolidata dalla deduzione di colonie, fra cui Aquileia (181 a.C.), che divenne ben presto uno dei centri più importanti d'Italia. Con Augusto il Friuli fu annesso alla X regione (Venetia). Durante il declino dell'Impero romano, il Friuli costituì la porta d'accesso alla penisola per le popolazioni barbariche provenienti da nord-est e come tale subì in modo particolarmente feroce le loro devastazioni. Caduta l'autorità imperiale, devastato dagli Unni (452) il vescovado (poi patriarcato) di Aquileia, che si era ribellato all'imperatore bizantino signore della parte meridionale della regione, il Friuli vide affermarsi la romana Forum Iulii (poi Cividale); i Longobardi si stanziarono sul territorio tra il 568 e il 570 e vi esercitarono il loro potere sino al 776; elessero Cividale capitale di un ducato che, per la sua politica accentratrice, entrò in contrasto coi patriarcati di Aquileia prima e di Grado poi. Ma lentamente la conversione degli invasori al cattolicesimo determinò un riavvicinamento del potere politico all'autorità religiosa, che favorì la comune opposizione a Bisanzio. Gravemente devastato dagli Avari, che agli inizi del VII sec. distrussero la capitale e fecero strage degli abitanti, il Friuli fu retto ancora dai Longobardi sino all'avvento dei Franchi. Carlo Magno, repressa duramente la rivolta del duca Rotgaudo, annesse la regione alla marca d'Austria (o Marca Orientale o del Friuli), di cui il capoluogo fu Cividale, ribattezzato Civitas Austriae, ampliata inoltre dei territori dell'Istria (797), della Carinzia, Stiria e Carniola (che unite formarono la Carantania) e della parte sudorientale del Tirolo (796). Nuovamente teatro di gravi devastazioni da parte degli Ungari, la Marca fu suddivisa nell'828 nei quattro margraviati di Verona (o del Friuli, comprendente anche Treviso, Trento, Gorizia e Gradisca), Istria- Carniola, Carinzia e Bassa Pannonia. L'imperatore Ottone I operò ulteriori mutamenti politici che portarono il vasto margraviato di Verona prima sotto il dominio della marca di Baviera (952), poi della Carinzia (976); il governo effettivo del margraviato veronese fu esercitato dal 1077 sino al 1420 dai patriarchi di Aquileia cui gli Ottoni riconobbero un gran numero di diritti e privilegi. Negli anni a cavallo tra il XIV e il XV sec. Venezia, approfittando dei contrasti sorti dall'indebolimento dell'autorità imperiale e dall'affermarsi di battagliere signorie, iniziò l'espansione sulla terraferma, conquistando nel 1420 Aquileia e la parte nordorientale del margraviato. Per quasi quattro secoli il Friuli fu sottoposto alla dominazione della repubblica di Venezia e ne seguì la sorte anche durante la prima campagna d'Italia quando, conquistato da Bonaparte, fu assieme a Venezia ceduto col trattato di Campoformio (1797) all'Austria che lo tenne sino al 1805. Parte del Regno Italico (1805-1814), tornò con la Restaurazione all'Austria e fu incorporato al Regno lombardo-veneto (1814). Con la terza guerra d'Indipendenza fu annesso (1866) al regno d'Italia; ne rimase esclusa la provincia di Gorizia unita all'Italia alla fine della prima guerra mondiale.

 

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001