La regione è in gran parte
montuosa, ma vi sono anche estese aree collinari e di pianura. La zona montuosa
è rappresentata dalle Alpi Carniche, che si elevano oltre i 2.000 m (monte
Coglians, 2.781 m), e in parte dalle Alpi Giulie, costituite essenzialmente da
rocce calcareo-dolomitiche (Jôf di Montasio, 2.754 m). Vi è poi una fascia
prealpina costituita dalle Prealpi Carniche (monte Cavallo, altopiano del
Cansiglio) e dalle Prealpi Giulie, separate tra loro dal corso del Tagliamento.
La sezione sudorientale è formata da una vasta regione carsica (Carso
Monfalconese e Carso Triestino), solcata da valli aride e cosparsa di doline.
Le coste si estendono dalla foce del Tagliamento alla valle di San Bartolomeo,
presso Muggia, e comprendono le lagune di Marano e di Grado. I fiumi principali sono il Tagliamento (172 km), col suo
affluente Fella, l'Isonzo, il cui alto corso si svolge in territorio sloveno, e
il Timavo, noto per il suo lungo corso sotterraneo. Laghi principali quelli di
Cavazzo e del Predil, oltre a laghetti alpini minori. Il clima è temperato,
marittimo nella fascia costiera e continentale nelle zone interne e in
montagna. Le piogge sono ovunque abbondanti e superano i 2.500 mm nelle zone
più elevate. Le aree più densamente popolate sono quelle di pianura,
fertili e ricche di acque. Stagnante per qualche decennio, la popolazione del
Friuli è in diminuzione: contro 1.234.000 ab. del censimento 1981, nel 1987 se
ne sono registrati 1.210.000 e un ulteriore calo si è verificato negli anni
Novanta (1.197.667 ab. al censimento 1991). La natalità relativamente alta
degli scorsi decenni era compensata da una forte emigrazione. Negli anni
Novanta il saldo naturale è diventato decisamente negativo: nel 1995, contro un
tasso di natalità del 7,3‰ stava un tasso di mortalità del 12,2‰, pari a una
diminuzione di quasi 7.000 unità annue. Nel frattempo l'emigrazione è venuta
meno, anzi nel saldo migratorio il numero dei rientri ha superato quello delle
partenze. La densità è di poco inferiore alla media nazionale, ma nella
provincia di Trieste supera ampiamente i 1.000 ab. per km², con una
concentrazione inferiore soltanto a quelle registrate a Napoli e a Milano.
Prosegue ininterrotto il processo di spopolamento della fascia montana, a tutto
vantaggio della pianura e delle zone costiere. Con un'economia in buon progresso per tutto il dopoguerra, la regione ha
saputo riprendersi rapidamente dai danni anche economici recati dal terremoto
del 1976 (1.000 morti). Nella seconda metà degli anni Novanta il reddito
regionale pro capite si è mantenuto superiore del 18% circa alla media
nazionale. Con una popolazione pari al 2% del totale nazionale, il
Friuli-Venezia Giulia fornisce l'1,9% della produzione agricola italiana, il
2,5% di quella industriale e il 2,7% del fatturato turistico. Le maggiori
produzioni agricole sono costituite dal mais (10% della produzione nazionale),
dall'orzo, dalle barbabietole da zucchero, dalle mele e dall'uva da vino.
Interessanti sono anche le risorse forestali, l'allevamente bovino e suino, la
produzione di bozzoli e la pesca. Differenziato, anche territorialmente, è
l'apparato industriale della regione. Nel Friuli, oltre al gruppo Zanussi e
agli stabilimenti chimici di Torviscosa, ci sono piccole e medie imprese
appartenenti all'imprenditoria locale o legate a quella del Veneto (mobilifici,
orologeria industriale, industria tessile e alimentare). Per fronteggiare la
crisi che ha colpito la grande industria negli anni Ottanta, è stato
incentivato lo sviluppo di industrie ad alto contenuto tecnologico. Importante,
con iniziative di rilievo nazionale (assicurazioni), è il settore dei servizi
della Venezia Giulia, anch'esso però nella sua componente pubblica sostenuto
talora artificiosamente. Un notevole contributo all'economia della regione,
anche per il cospicuo apporto di valuta straniera pregiata, danno le attività
turistiche, grazie soprattutto allo sviluppo delle due stazioni balneari di
Lignano e di Grado, che si collocano tra le più importanti d'Italia. Negli anni
Ottanta è stata potenziata la rete viaria, mentre al porto di Trieste, che si è
confermato ai primissimi posti nel paese per il traffico merci, si è
affiancato, per importanza, il porto di Monfalcone. Notevole è il traffico di
merci con le repubbliche ex iugoslavie. Abitato in origine da popolazioni liguri e poi veneto-illiriche, intorno al
V sec. a.C. il Friuli fu invaso dai Celti.
Verso la fine del III sec. si iniziò la
conquista romana consolidata dalla deduzione di colonie, fra cui Aquileia (181
a.C.), che divenne ben presto uno dei centri più importanti d'Italia. Con
Augusto il Friuli fu annesso alla X regione
(Venetia). Durante il declino dell'Impero romano, il Friuli costituì la
porta d'accesso alla penisola per le popolazioni barbariche provenienti da
nord-est e come tale subì in modo particolarmente feroce le loro devastazioni.
Caduta l'autorità imperiale, devastato dagli Unni (452) il vescovado (poi
patriarcato) di Aquileia, che si era ribellato all'imperatore bizantino signore
della parte meridionale della regione, il Friuli vide affermarsi la romana
Forum Iulii (poi Cividale); i Longobardi si stanziarono sul territorio tra
il 568 e il 570 e vi esercitarono il loro potere sino al 776; elessero Cividale
capitale di un ducato che, per la sua politica accentratrice, entrò in
contrasto coi patriarcati di Aquileia prima e di Grado poi. Ma lentamente la
conversione degli invasori al cattolicesimo determinò un riavvicinamento del
potere politico all'autorità religiosa, che favorì la comune opposizione a
Bisanzio. Gravemente devastato dagli Avari, che agli inizi del
VII sec. distrussero la capitale e fecero
strage degli abitanti, il Friuli fu retto ancora dai Longobardi sino
all'avvento dei Franchi. Carlo Magno, repressa duramente la rivolta del duca
Rotgaudo, annesse la regione alla marca d'Austria (o Marca Orientale o del
Friuli), di cui il capoluogo fu Cividale, ribattezzato Civitas Austriae,
ampliata inoltre dei territori dell'Istria (797), della Carinzia, Stiria e
Carniola (che unite formarono la Carantania) e della parte sudorientale del
Tirolo (796). Nuovamente teatro di gravi devastazioni da parte degli Ungari, la
Marca fu suddivisa nell'828 nei quattro margraviati di Verona (o del Friuli,
comprendente anche Treviso, Trento, Gorizia e Gradisca), Istria- Carniola,
Carinzia e Bassa Pannonia. L'imperatore Ottone I operò ulteriori mutamenti
politici che portarono il vasto margraviato di Verona prima sotto il dominio
della marca di Baviera (952), poi della Carinzia (976); il governo effettivo
del margraviato veronese fu esercitato dal 1077 sino al 1420 dai patriarchi di
Aquileia cui gli Ottoni riconobbero un gran numero di diritti e privilegi.
Negli anni a cavallo tra il XIV e il
XV sec. Venezia, approfittando dei contrasti
sorti dall'indebolimento dell'autorità imperiale e dall'affermarsi di
battagliere signorie, iniziò l'espansione sulla terraferma, conquistando nel
1420 Aquileia e la parte nordorientale del margraviato. Per quasi quattro
secoli il Friuli fu sottoposto alla dominazione della repubblica di Venezia e
ne seguì la sorte anche durante la prima campagna d'Italia quando, conquistato
da Bonaparte, fu assieme a Venezia ceduto col trattato di Campoformio (1797)
all'Austria che lo tenne sino al 1805. Parte del Regno Italico (1805-1814),
tornò con la Restaurazione all'Austria e fu incorporato al Regno
lombardo-veneto (1814). Con la terza guerra d'Indipendenza fu annesso (1866) al
regno d'Italia; ne rimase esclusa la provincia di Gorizia unita all'Italia alla
fine della prima guerra mondiale.
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001