Il
territorio della Calabria è quasi completamente occupato da rilievi che in
parte si riallacciano all'Appennino e in parte sono costituiti da entità
indipendenti (massicci antichi, cristallini, granitici e gneissici della Sila e
dell'Aspromonte). Dalle propaggini meridionali del massiccio del Pollino si
stacca la cosiddetta Catena Costiera, che corre per circa 80 km lungo il
versante tirrenico e culmina nel monte Cocuzzo (1.541 m). Presenta versanti
molto ripidi soprattutto a occidente ed è separata dal mare per mezzo di una
stretta fascia di terreno pianeggiante. La Sila costituisce il nucleo
principale del rilievo: ha forma cupoleggiante e si innalza a 1.929 m nel monte
Botte Donato; il suo versante occidentale è abbastanza ripido, mentre quelli
orientale e sudorientale sono addolciti dalla presenza di una fascia di
calcari, argille e arenarie che formano una zona di colline. A sud della Sila
la regione calabrese si restringe tra i golfi di Sant'Eufemia e di
Squillace distanti fra loro soltanto 80 km, lungo i quali si estendono due
tratti di pianura: a ovest la piana di Sant'Eufemia e a est quella di
Catanzaro. La dorsale montuosa calabrese continua a sud di questo
restringimento con la catena delle Serre (1.420 m), che si raccorda
all'altro massiccio antico, quello dell'Aspromonte. Esso culmina a 1.956 m nel
Montalto, è solcato in tutte le direzioni da numerose fiumare e offre una serie
di terrazzi marini a sud, a ovest e a NO. Tra l'Aspromonte e l'isolato
massiccio di monte Poro (tra i golfi di Sant'Eufemia e di Gioia) si estende la
piana di Palmi. In complesso dunque le pianure sono molto ristrette e
limitate a brevi tratti compresi fra i rilievi e il mare; di recente sono state
valorizzate con grandi lavori di bonifica e trasformazione agraria. Un'ampia
valle fluviale è quella del Crati, il fiume che scorre per lungo tratto fra la
Catena Costiera e la Sila e va a sfociare nello Ionio; nel tratto terminale
esso forma la piana di Sibari. I fiumi in generale hanno regime assai
irregolare (tipiche a tal proposito sono le Come e più che in altre regioni meridionali, l'insediamento
è stato sempre caratterizzato da un forte accentrarsi della popolazione nei
tradizionali centri amministrativi e in grossi borghi quasi esclusivamente o
prevalentemente rurali. Questo schema di popolamento è in graduale ma rapida
evoluzione dalla fine della seconda guerra mondiale, col trasferimento di
sempre maggiori aliquote di popolazione nei capoluoghi e in altri centri ove si
è avuto un principio di industrializzazione, e soprattutto nelle località
costiere, molte delle quali sorte recentemente per la valorizzazione delle
risorse paesistiche e balneari nel quadro di un dinamico sviluppo delle
attività turistiche. Il saldo del movimento demografico naturale è
costantemente attivo, sia pure con una tendenza alla diminuzione nei tempi più
recenti, ma, data la forte emigrazione, non sempre l'andamento ascensionale è
confermato dai dati sulla popolazione residente, che infatti risulta scesa dai
2.045.047 ab. del censimento 1961 a 1.988.051 ab. del censimento 1971, in
coincidenza col periodo di massima emigrazione verso i centri industriali
dell'Italia settentrionale e verso i paesi della Comunità economica europea,
per risalire poi, dopo il sostanziale arresto dell'emigrazione e il rientro di
una parte degli emigrati, ai 2.061.182 del censimento 1981, con un ulteriore
aumento del 3,4% fra questo censimento e la fine del 1985. L'economia calabrese
è caratterizzata da una sovrabbondanza di manodopera non qualificata
nell'agricoltura e da un grado di sviluppo assolutamente inadeguato
dell'industria, cui si devono in gran parte gli altissimi livelli di
disoccupazione e di sottoccupazione e un reddito per abitante che pone la
regione all'ultimo posto in Italia. Quanto all'agricoltura, solo in tempi
recenti è cominciato l'abbandono delle poco redditizie produzioni cerealicole e
il settore assorbe ancora un'aliquota eccessiva delle forze di lavoro, ma il
soddisfacente sviluppo di colture tradizionalmente prospere come quelle
dell'olivo, della vite e degli agrumi (arancio, mandarino, pompelmo,
bergamotto) e l'introduzione, nelle pianure costiere, di nuove colture di
frutti subtropicali, nonché di primizie destinate ai mercati cittadini, hanno
alquanto elevato il reddito delle categorie rurali. Altre produzioni di
notevole importanza sono quelle dei fichi e delle mandorle. Poco sviluppati
sono gli allevamenti; attivamente praticata la pesca e lo sfruttamento delle
risorse forestali. L'industrializzazione, nonostante ingenti investimenti della
Cassa per il Mezzogiorno, è ancora nello stadio iniziale e riguarda, per lo
più, poche "isole" territoriali situate prevalentemente sulle coste, come
Crotone (industrie metallurgiche e chimiche), Reggio di Calabria (materiale
ferroviario), Praia a Mare e Cetraro (stabilimenti tessili). Un ben più
ambizioso progetto dell'IRI per la creazione nella piana di Gioia Tauro, sulla
costa tirrenica, di un grande centro siderurgico ha dovuto essere abbandonato
quando, negli anni Settanta, sono state drasticamente revisionate le stime sul
fabbisogno di acciaio e ghisa dell'industria nazionale e della CEE; cosicché è
tuttora incerto l'impiego delle poderose infrastrutture portuali, energetiche e
stradali costruite nel frattempo. Favorita dai recenti allacciamenti
autostradali e stradali tanto in direzione N-S quanto in senso trasversale fra
la costa tirrenica e quella ionica, si è notevolmente sviluppata negli ultimi
anni l'attività turistica, sia nelle ormai numerosissime stazioni balneari sia
nelle località climatiche di alta e mezza montagna della Sila e
dell'Aspromonte. Il numero delle presenze annue negli esercizi alberghieri ed
extra-alberghieri della regione, che intorno alla metà degli anni Sessanta era
pari all'1% del totale nazionale, è salito verso la metà degli anni Ottanta al
2% del totale nazionale. Accanto ai resti di fauna fossile, adatta al clima caldo, sono state
ritrovate suppellettili musteriane (grotta di Talao, presso Scalea); ciò prova
che la regione fu sicuramente abitata fin dal paleolitico. Nel neolitico la
Calabria era occupata da una popolazione di stirpe mediterranea: numerose
tombe, con ricca suppellettile, ritrovate nei dintorni di Catanzaro,
testimoniano della sua cultura. Scarsi, invece, i resti dell'età del bronzo,
molto più numerosi quelli della prima età del ferro (necropoli di Torre del
Mordillo): a popolazioni di ceppo ibero-ligure sono attribuibili alcune
strutture murarie megalitiche di questa età. Iniziatasi nell'
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001