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Calabria

Occupante la parte estrema della penisola, tra il mar Tirreno e il mar Ionio, dal massiccio del Pollino allo stretto di Messina; 15.080 km²; 2.131.412 ab. (141 per km²). Comprende cinque province: Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio di Calabria, Vibo Valentia e 409 comuni. Capoluogo è dal 1971 Catanzaro, ove hanno sede la presidenza e la giunta regionale, mentre il consiglio regionale ha sede a Reggio di Calabria, con facoltà di convocarsi anche negli altri due capoluoghi di provincia. A questa soluzione di compromesso si è giunti dopo che nel 1970-71, con l'entrata in vigore dell'ordinamento regionale autonomo, una parte rilevante della popolazione di Reggio di Calabria, vecchio capoluogo e città più popolosa della regione, aveva manifestato a lungo e con violenza la propria ostilità all'insediamento di tutti gli organi elettivi di autogoverno a Catanzaro, meno decentrata ed economicamente più attiva.

Il territorio della Calabria è quasi completamente occupato da rilievi che in parte si riallacciano all'Appennino e in parte sono costituiti da entità indipendenti (massicci antichi, cristallini, granitici e gneissici della Sila e dell'Aspromonte). Dalle propaggini meridionali del massiccio del Pollino si stacca la cosiddetta Catena Costiera, che corre per circa 80 km lungo il versante tirrenico e culmina nel monte Cocuzzo (1.541 m). Presenta versanti molto ripidi soprattutto a occidente ed è separata dal mare per mezzo di una stretta fascia di terreno pianeggiante. La Sila costituisce il nucleo principale del rilievo: ha forma cupoleggiante e si innalza a 1.929 m nel monte Botte Donato; il suo versante occidentale è abbastanza ripido, mentre quelli orientale e sudorientale sono addolciti dalla presenza di una fascia di calcari, argille e arenarie che formano una zona di colline. A sud della Sila la regione calabrese si restringe tra i golfi di Sant'Eufemia e di Squillace distanti fra loro soltanto 80 km, lungo i quali si estendono due tratti di pianura: a ovest la piana di Sant'Eufemia e a est quella di Catanzaro. La dorsale montuosa calabrese continua a sud di questo restringimento con la catena delle Serre (1.420 m), che si raccorda all'altro massiccio antico, quello dell'Aspromonte. Esso culmina a 1.956 m nel Montalto, è solcato in tutte le direzioni da numerose fiumare e offre una serie di terrazzi marini a sud, a ovest e a NO. Tra l'Aspromonte e l'isolato massiccio di monte Poro (tra i golfi di Sant'Eufemia e di Gioia) si estende la piana di Palmi. In complesso dunque le pianure sono molto ristrette e limitate a brevi tratti compresi fra i rilievi e il mare; di recente sono state valorizzate con grandi lavori di bonifica e trasformazione agraria. Un'ampia valle fluviale è quella del Crati, il fiume che scorre per lungo tratto fra la Catena Costiera e la Sila e va a sfociare nello Ionio; nel tratto terminale esso forma la piana di Sibari. I fiumi in generale hanno regime assai irregolare (tipiche a tal proposito sono le fiumare. Il Crati è il fiume più lungo; quello che ha la maggiore portata è il Lao (circa 5 m³/s), che si getta nel Tirreno. Il clima della Calabria è tipicamente mediterraneo, ma con piogge abbondanti sui rilievi e nel versante tirrenico (più scarse invece in quello ionico). La stasi estiva è lunga e accentuata. La temperatura è ovunque mite, con medie annue di 17 ºC sulle coste (quasi 18 ºC presso lo stretto di Messina) e 10-11 ºC sui rilievi. La copertura vegetale è tuttora molto estesa sui rilievi calabresi e senz'altro superiore a quella di altre regioni meridionali italiane; prevale però la macchia, mentre il bosco, un tempo assai esteso, è ora limitato alle parti più elevate della Sila e dell'Aspromonte.

Come e più che in altre regioni meridionali, l'insediamento è stato sempre caratterizzato da un forte accentrarsi della popolazione nei tradizionali centri amministrativi e in grossi borghi quasi esclusivamente o prevalentemente rurali. Questo schema di popolamento è in graduale ma rapida evoluzione dalla fine della seconda guerra mondiale, col trasferimento di sempre maggiori aliquote di popolazione nei capoluoghi e in altri centri ove si è avuto un principio di industrializzazione, e soprattutto nelle località costiere, molte delle quali sorte recentemente per la valorizzazione delle risorse paesistiche e balneari nel quadro di un dinamico sviluppo delle attività turistiche. Il saldo del movimento demografico naturale è costantemente attivo, sia pure con una tendenza alla diminuzione nei tempi più recenti, ma, data la forte emigrazione, non sempre l'andamento ascensionale è confermato dai dati sulla popolazione residente, che infatti risulta scesa dai 2.045.047 ab. del censimento 1961 a 1.988.051 ab. del censimento 1971, in coincidenza col periodo di massima emigrazione verso i centri industriali dell'Italia settentrionale e verso i paesi della Comunità economica europea, per risalire poi, dopo il sostanziale arresto dell'emigrazione e il rientro di una parte degli emigrati, ai 2.061.182 del censimento 1981, con un ulteriore aumento del 3,4% fra questo censimento e la fine del 1985. L'economia calabrese è caratterizzata da una sovrabbondanza di manodopera non qualificata nell'agricoltura e da un grado di sviluppo assolutamente inadeguato dell'industria, cui si devono in gran parte gli altissimi livelli di disoccupazione e di sottoccupazione e un reddito per abitante che pone la regione all'ultimo posto in Italia. Quanto all'agricoltura, solo in tempi recenti è cominciato l'abbandono delle poco redditizie produzioni cerealicole e il settore assorbe ancora un'aliquota eccessiva delle forze di lavoro, ma il soddisfacente sviluppo di colture tradizionalmente prospere come quelle dell'olivo, della vite e degli agrumi (arancio, mandarino, pompelmo, bergamotto) e l'introduzione, nelle pianure costiere, di nuove colture di frutti subtropicali, nonché di primizie destinate ai mercati cittadini, hanno alquanto elevato il reddito delle categorie rurali. Altre produzioni di notevole importanza sono quelle dei fichi e delle mandorle. Poco sviluppati sono gli allevamenti; attivamente praticata la pesca e lo sfruttamento delle risorse forestali. L'industrializzazione, nonostante ingenti investimenti della Cassa per il Mezzogiorno, è ancora nello stadio iniziale e riguarda, per lo più, poche "isole" territoriali situate prevalentemente sulle coste, come Crotone (industrie metallurgiche e chimiche), Reggio di Calabria (materiale ferroviario), Praia a Mare e Cetraro (stabilimenti tessili). Un ben più ambizioso progetto dell'IRI per la creazione nella piana di Gioia Tauro, sulla costa tirrenica, di un grande centro siderurgico ha dovuto essere abbandonato quando, negli anni Settanta, sono state drasticamente revisionate le stime sul fabbisogno di acciaio e ghisa dell'industria nazionale e della CEE; cosicché è tuttora incerto l'impiego delle poderose infrastrutture portuali, energetiche e stradali costruite nel frattempo. Favorita dai recenti allacciamenti autostradali e stradali tanto in direzione N-S quanto in senso trasversale fra la costa tirrenica e quella ionica, si è notevolmente sviluppata negli ultimi anni l'attività turistica, sia nelle ormai numerosissime stazioni balneari sia nelle località climatiche di alta e mezza montagna della Sila e dell'Aspromonte. Il numero delle presenze annue negli esercizi alberghieri ed extra-alberghieri della regione, che intorno alla metà degli anni Sessanta era pari all'1% del totale nazionale, è salito verso la metà degli anni Ottanta al 2% del totale nazionale.

Accanto ai resti di fauna fossile, adatta al clima caldo, sono state ritrovate suppellettili musteriane (grotta di Talao, presso Scalea); ciò prova che la regione fu sicuramente abitata fin dal paleolitico. Nel neolitico la Calabria era occupata da una popolazione di stirpe mediterranea: numerose tombe, con ricca suppellettile, ritrovate nei dintorni di Catanzaro, testimoniano della sua cultura. Scarsi, invece, i resti dell'età del bronzo, molto più numerosi quelli della prima età del ferro (necropoli di Torre del Mordillo): a popolazioni di ceppo ibero-ligure sono attribuibili alcune strutture murarie megalitiche di questa età. Iniziatasi nell' VIII sec. a.C. la colonizzazione greca del Mediterraneo, i nuovi venuti si fusero con le popolazioni locali. Sorsero fiorentissime colonie, quali Reggio, Sibari, Crotone (v. MAGNA GRECIA ). Nella prima metà del IV sec. la regione fu occupata dai Bruzi, da cui prese il nome di Bruzio* mentre il termine Calabria designò per tutta l'età classica la Penisola Salentina. Nelle guerre sostenute dai Romani contro Pirro, quindi contro Annibale, le popolazioni locali si schierarono contro Roma; dopo la seconda guerra punica, caddero completamente sotto il suo dominio. Roma vi fondò colonie, tracciando, nel 132 a.C., la strada Capua-Reggio, e incluse il territorio nella III regione augustea (Lucania et Bruttium). Dopo la fine dell'Impero romano d'Occidente, trovò una certa tranquillità e benessere sotto Teodorico (494-526) e nel Vivarium*fondato da Cassiodoro ebbe uno dei primi centri monastici dell'Occidente; mantenne poi la sua unità sotto i Bizantini, all'epoca dei quali ( VII sec.) assunse l'attuale nome di Calabria. I Longobardi, conquistando la regione di Cosenza e annettendola al ducato di Benevento (poi al principato di Salerno, 840), distrussero l'unità della Calabria. Nell'885 il generale bizantino Niceforo Foca cacciava dalla Calabria Longobardi e Saraceni, che vi si erano a loro volta stanziati, ridando alla regione (Thema Calabria) quell'unità che l'imperatore Niceforo II Foca seppe mantenere, annullando i tentativi di conquista dell'imperatore Ottone I e rendendo più profonda l'ellenizzazione della regione, la quale progredì soprattutto per la diffusione del monachesimo basiliano. L'oppressivo sistema fiscale greco-bizantino finì tuttavia con lo stremare la Calabria, già duramente vessata dalle ininterrotte incursioni saracene. Un'energica ripresa si ebbe coi Normanni, che, ultimata la conquista della regione nel 1060, favorirono, soprattutto ai fini della loro politica antibizantina, la latinizzazione delle gerarchie ecclesiastiche. Prospera anche sotto gli Svevi, la Calabria sotto gli Angioini soffrì una grave depressione per il diffondersi di esose tassazioni e del latifondo a struttura feudale francese: solo Cosenza ebbe nel XIVsec. prosperità e una certa autonomia, e, più tardi (XVI sec.), una notevole vita culturale. Lo sfruttamento fiscale degli Angioini fu continuato dagli Aragonesi, causando gravi rivolte (fra cui quella del 1459, ferocemente repressa da Ferdinando d'Aragona) e la congiura di Tommaso Campanella (1599). Il governo spagnolo lasciò poi gradatamente il predominio ai baroni locali, gli abusi di potere e le prepotenze dei quali provocarono una forte involuzione reazionaria e legittimistica della stremata popolazione, radicando in essa una mistica fede nel re, considerato il difensore del popolo contro i baroni. Ciò costituisce una ragione del notevole contributo dato dalla Calabria alle bande legittimiste del cardinale Ruffo contro le forze della Repubblica Partenopea (1799), dell'accanita resistenza agli occupanti francesi (1806-1810) e del fallimento di imprese come quelle del Murat (1815) e dei fratelli Bandiera (1844). Notevole fu, d'altra parte, anche la diffusione della carboneria e, in minor misura, del mazzinianesimo; dopo il 15 maggio 1848 si ebbe in Calabria un'insurrezione antiborbonica a cui ne seguì un'altra allorché Garibaldi sbarcò, il 20 agosto 1860, a Melito di Porto Salvo, impadronendosi rapidamente di tutta la regione. La Calabria, seguendo le sorti del regno di Napoli, fu così unita all'Italia, ma i Borboni lasciarono la triste eredità di un'economia povera e arretrata, causa di complessi problemi non ancora risolti (v. M EZZOGIORNO [questione del]). Nel 1862 fu ancora la Calabria il teatro della sfortunata operazione garibaldina dell'Aspromonte, quindi la regione ebbe ancora poche volte occasione di far parlare di sé fino al terribile terremoto del 28 dicembre 1908, che fece innumerevoli vittime (40.000 nella sola Reggio). La catastrofe faceva seguito ad altri disastrosi movimenti sismici che già avevano colpito la Calabria rendendola, in questo campo, tristemente famosa: quelli del febbraio-marzo 1783, del luglio 1804, del novembre 1894, del settembre 1905 e dell'ottobre 1907. Il 2-3 settembre 1943 le forze alleate (Americani e Canadesi) sbarcavano dalla Sicilia in Calabria, occupando Villa San Giovanni, Reggio, Melito di Porto Salvo e quindi l'intera regione, che ebbe perciò a soffrire relativamente poco nella seconda guerra mondiale. Da notare che in epoca borbonica la Calabria era divisa nelle tre province di Calabria Citeriore (Cosenza), Ulteriore I (Reggio), Ulteriore II (Catanzaro): per questo si parla talvolta, sebbene impropriamente, di Calabrie al plurale.

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001