La
Basilicata è una regione quasi completamente montuosa. I rilievi costituenti
l'Appennino L'idrografia è abbastanza sviluppata, ma i fiumi hanno per
lo più carattere torrentizio, in relazione sia con la morfologia sia con la
natura delle rocce e col regime delle piogge; i più importanti sono quelli del
versante ionico e cioè il Bradano (167 km) con l'affluente Basentello, il
Basento, il Cavone, l'Agri e il Sinni; nel Tirreno si getta la fiumara La Noce,
mentre l'Ofanto, che sfocia nell'Adriatico, interessa la Basilicata solo per un
breve tratto. Il clima è mediterraneo, con inverni miti ed estati calde (oltre
25 °C); le piogge sono concentrate nel semestre autunno-inverno, ma
naturalmente vi sono differenze fra le regioni elevate dell'interno e la
pianura litoranea: a Metaponto pertanto si hanno 8 °C in gennaio e 26 °C in
luglio, mentre a Potenza (819 m) i valori sono: 3,5 °C in gennaio e 22 °C in
luglio. La quantità delle piogge varia dai 500 mm ca. di Metaponto ai 750 mm
ca. di Potenza. Il bilancio statistico demografico della regione ha
registrato nel periodo fra l'immediato dopoguerra e la metà degli anni Ottanta
uno sviluppo apparentemente contraddittorio, dovuto soprattutto all'irregolare
andamento del movimento migratorio e, solo in parte trascurabile, alla dinamica
naturale (644.297 ab. al censimento 1961; 603.064 ab. al censimento 1971;
610.186 ab. al censimento 1981). Negli ultimi quindici anni l'andamento
demografico si è stabilizzato. Attualmente, con un tasso di natalità dell'8,8‰,
la Basilicata è una delle regioni meno prolifiche del meridione. Tra il 1981 e
il 1991 il saldo naturale, che si è comunque mantenuto positivo, è stato
completamente assorbito dall'emigrazione. Significativo, inoltre, è lo
spostamento degli abitanti dalle zone più montuose e meno industrializzate
della provincia di Potenza a quelle più pianeggianti della provincia di Matera,
favorite, oltre che dalla presenza di nuovi insediamenti industriali e da
avanzate iniziative di ammodernamento agricolo, anche dallo sviluppo delle
attività turistiche nelle aree costiere, che sono ricche di stazioni balneari e
di attrattive archeologiche. Il livello economico della regione, pur essendo
tuttora uno dei più bassi d'Italia, ha registrato negli ultimi decenni una
notevole evoluzione quantitativa e, soprattutto, una rilevante diversificazione
qualitativa. La Basilicata rimane, tuttavia, una delle regioni più povere
d'Italia. L'agricoltura, che nell'immediato dopoguerra assorbiva ancora il 70%
della popolazione attiva e forniva oltre il 50% del reddito, è scesa
gradualmente a un livello che, pur restando superiore a quello medio nazionale,
è pressoché analogo a quello delle regioni meridionali più arretrate: il 14,5%
come impiego di manodopera con un contributo del 5,4% al PIL regionale. Questo
radicale ridimensionamento si deve in parte allo sviluppo di iniziative
industriali, in parte all'impetuosa espansione del settore terziario, non solo
nei comparti tradizionali (pubblica amministrazione, commercio al minuto,
credito e assicurazioni), ma anche in quelli più avanzati e ricchi di
prospettive (turismo, sperimentazione elettronica nel controllo della
produzione, ecc.). Nel settore agricolo, le colture principali restano,
soprattutto nel Potentino, quelle dei cereali (avena, 9,8% della produzione
nazionale). Questa agricoltura è stata l'unico mezzo di sostentamento per buona
parte della popolazione della provincia di Potenza, colpita da un violento
sisma (tra il 9° e il 10° grado della scala Mercalli) il 23 novembre 1980. Il
terremoto, che ha interessato circa 30 comuni oltre al capoluogo e provocato
più di 200 morti e 500 feriti, ha messo in ginocchio oltre 20.000 piccole
aziende agricole e provocato ingenti danni al patrimonio zootecnico.
Discretamente sviluppata è comunque la produzione zootecnica, non solo nei
tradizionali settori ovino e caprino, ma anche nel settore bovino. Nel Materano,
e soprattutto nella fascia costiera, prosperano le colture di primizie
(ortaggi, frutta) destinate ai grandi mercati di consumo della costiera ionica
(Taranto) e adriatica (Bari). Negli ultimi venticinque anni il settore
industriale ha fatto segnare un sensibile incremento sia in termini di prodotto
che di numero degli addetti (31,9%). L'industria interessa per lo più la
provincia di Matera, dove la scoperta di giacimenti di metano ha favorito
l'impianto di numerose industrie chimiche. Recentemente però, una serie di
problemi, legati in parte al fallimento della Liquichimica, ha generato una
grossa crisi che ha coinvolto i poli di Ferrandina e Pisticci. Un altro
elemento di novità nell'economia lucana è costituito dallo stabilimento FIAT,
sorto a Melfi nel 1994. In aumento l'energia elettrica, soprattutto di origine
termica. Abitata in origine dagli Enotri e, a partire dall' Nell'alto medioevo, la regione fu teatro delle lotte tra i Bizantini, i Goti
e i Longobardi; entrata, nell'847, a far parte del principato di Salerno, fu
poi conquistata dai Normanni, che posero la capitale a Melfi e che
ricostituirono la regione in unità relativamente autonoma (1130). Al 1175
risale il primo documento recante il nome di Basilicata (probabilmente
da basilikós, funzionario bizantino), riferito ai bacini dei fiumi che
sfociano nello Ionio. Passata agli Svevi, la regione si oppose a lungo, nella
seconda metà del
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001