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Basilicata

compresa tra la Campania a ovest, la Puglia a est e la Calabria a sud. È bagnata per un breve tratto dal Tirreno (golfo di Policastro) e per un ampio tratto dal mar Ionio (golfo di Taranto); 9.992 km²; 609.238 ab. (61 per km²). Comprende soltanto due province (Potenza e Matera); 131 comuni (100 comuni nella provincia di Potenza, 31 in quella di Matera). Capol. Potenza.

La Basilicata è una regione quasi completamente montuosa. I rilievi costituenti l'Appennino Lucano sono orientati per lo più in direzione NO-SE: notevoli sono il monte Li Foi di Picerno (1.350 m), sovrastante Potenza, il monte Volturino (1.836 m), i monti fra l'Agri e il Sinni e più a sud il grande massiccio del monte Pollino (2.271 m), che conserva alcune tracce di morfologia glaciale. Interessante è il rilievo vulcanico del Vulture (1.330 m), in cui si trovano i laghetti craterici di Monticchio. A oriente si estende una fascia di rilievi che formano la saldatura tra la catena appenninica e l'altopiano delle Murge. Solo sul golfo di Taranto si apre un'ampia pianura litoranea orlata da più cordoni paralleli di dune. Questi rilievi, prevalentemente terziari, costituiti da argille scagliose, da sabbie e soprattutto da argille plioceniche, fanno della Basilicata la regione più franosa d'Italia. La pianura litoranea sullo Ionio è costituita dalle alluvioni portate da ben cinque corsi d'acqua principali.

L'idrografia è abbastanza sviluppata, ma i fiumi hanno per lo più carattere torrentizio, in relazione sia con la morfologia sia con la natura delle rocce e col regime delle piogge; i più importanti sono quelli del versante ionico e cioè il Bradano (167 km) con l'affluente Basentello, il Basento, il Cavone, l'Agri e il Sinni; nel Tirreno si getta la fiumara La Noce, mentre l'Ofanto, che sfocia nell'Adriatico, interessa la Basilicata solo per un breve tratto. Il clima è mediterraneo, con inverni miti ed estati calde (oltre 25 °C); le piogge sono concentrate nel semestre autunno-inverno, ma naturalmente vi sono differenze fra le regioni elevate dell'interno e la pianura litoranea: a Metaponto pertanto si hanno 8 °C in gennaio e 26 °C in luglio, mentre a Potenza (819 m) i valori sono: 3,5 °C in gennaio e 22 °C in luglio. La quantità delle piogge varia dai 500 mm ca. di Metaponto ai 750 mm ca. di Potenza.

Il bilancio statistico demografico della regione ha registrato nel periodo fra l'immediato dopoguerra e la metà degli anni Ottanta uno sviluppo apparentemente contraddittorio, dovuto soprattutto all'irregolare andamento del movimento migratorio e, solo in parte trascurabile, alla dinamica naturale (644.297 ab. al censimento 1961; 603.064 ab. al censimento 1971; 610.186 ab. al censimento 1981). Negli ultimi quindici anni l'andamento demografico si è stabilizzato. Attualmente, con un tasso di natalità dell'8,8‰, la Basilicata è una delle regioni meno prolifiche del meridione. Tra il 1981 e il 1991 il saldo naturale, che si è comunque mantenuto positivo, è stato completamente assorbito dall'emigrazione. Significativo, inoltre, è lo spostamento degli abitanti dalle zone più montuose e meno industrializzate della provincia di Potenza a quelle più pianeggianti della provincia di Matera, favorite, oltre che dalla presenza di nuovi insediamenti industriali e da avanzate iniziative di ammodernamento agricolo, anche dallo sviluppo delle attività turistiche nelle aree costiere, che sono ricche di stazioni balneari e di attrattive archeologiche. Il livello economico della regione, pur essendo tuttora uno dei più bassi d'Italia, ha registrato negli ultimi decenni una notevole evoluzione quantitativa e, soprattutto, una rilevante diversificazione qualitativa. La Basilicata rimane, tuttavia, una delle regioni più povere d'Italia. L'agricoltura, che nell'immediato dopoguerra assorbiva ancora il 70% della popolazione attiva e forniva oltre il 50% del reddito, è scesa gradualmente a un livello che, pur restando superiore a quello medio nazionale, è pressoché analogo a quello delle regioni meridionali più arretrate: il 14,5% come impiego di manodopera con un contributo del 5,4% al PIL regionale. Questo radicale ridimensionamento si deve in parte allo sviluppo di iniziative industriali, in parte all'impetuosa espansione del settore terziario, non solo nei comparti tradizionali (pubblica amministrazione, commercio al minuto, credito e assicurazioni), ma anche in quelli più avanzati e ricchi di prospettive (turismo, sperimentazione elettronica nel controllo della produzione, ecc.). Nel settore agricolo, le colture principali restano, soprattutto nel Potentino, quelle dei cereali (avena, 9,8% della produzione nazionale). Questa agricoltura è stata l'unico mezzo di sostentamento per buona parte della popolazione della provincia di Potenza, colpita da un violento sisma (tra il 9° e il 10° grado della scala Mercalli) il 23 novembre 1980. Il terremoto, che ha interessato circa 30 comuni oltre al capoluogo e provocato più di 200 morti e 500 feriti, ha messo in ginocchio oltre 20.000 piccole aziende agricole e provocato ingenti danni al patrimonio zootecnico. Discretamente sviluppata è comunque la produzione zootecnica, non solo nei tradizionali settori ovino e caprino, ma anche nel settore bovino. Nel Materano, e soprattutto nella fascia costiera, prosperano le colture di primizie (ortaggi, frutta) destinate ai grandi mercati di consumo della costiera ionica (Taranto) e adriatica (Bari). Negli ultimi venticinque anni il settore industriale ha fatto segnare un sensibile incremento sia in termini di prodotto che di numero degli addetti (31,9%). L'industria interessa per lo più la provincia di Matera, dove la scoperta di giacimenti di metano ha favorito l'impianto di numerose industrie chimiche. Recentemente però, una serie di problemi, legati in parte al fallimento della Liquichimica, ha generato una grossa crisi che ha coinvolto i poli di Ferrandina e Pisticci. Un altro elemento di novità nell'economia lucana è costituito dallo stabilimento FIAT, sorto a Melfi nel 1994. In aumento l'energia elettrica, soprattutto di origine termica.

Abitata in origine dagli Enotri e, a partire dall' VIII sec. a.C. colonizzata dai Greci nelle zone costiere, nel V sec. la regione fu occupata dai Lucani, che si impadronirono anche delle colonie elleniche di Posidonia, Pissunte e Lao. Nella loro crescente espansione i Lucani si scontrarono con la Lega italiota di Sibari sul Traente e di Crotone, che sconfissero a Lao nel 390-389 a.C. Dopo aver combattuto a lungo contro Taranto, nel 298 si allearono con i Romani, contro i quali tuttavia si schierarono durante la guerra di Pirro e quella annibalica. La ricomparsa della malaria e le stragi compiute da Silla durante la guerra sociale provocarono la decadenza della Lucania che, in seguito, costituì con il Bruzio la III regione augustea. I Lucani erano organizzati in comunità indipendenti, che si univano sotto un comando unico in caso di pericolo, ed ebbero come centri principali, oltre alle città greche conquistate, Grumentum (presso Grumento Nova) e Potentia (Potenza). Pur attraverso i contrasti con le colonie elleniche subirono fortemente l'influsso della loro civiltà.

Nell'alto medioevo, la regione fu teatro delle lotte tra i Bizantini, i Goti e i Longobardi; entrata, nell'847, a far parte del principato di Salerno, fu poi conquistata dai Normanni, che posero la capitale a Melfi e che ricostituirono la regione in unità relativamente autonoma (1130). Al 1175 risale il primo documento recante il nome di Basilicata (probabilmente da basilikós, funzionario bizantino), riferito ai bacini dei fiumi che sfociano nello Ionio. Passata agli Svevi, la regione si oppose a lungo, nella seconda metà del XIII sec., alla conquista angioina e fornì poi agli Aragonesi il principale fautore della loro politica antiangioina, Ruggiero di Lauria. Centro di conflitti tra la monarchia e i signori feudali anche nel XVI sec., sotto il dominio spagnolo, alimentò una ribellione antispagnola ai tempi di Masaniello (1647-1648). Patria, nel XVIII sec., di M. Pagano e del giansenista G. A. Serrao, fu alla fine del secolo, durante il periodo giacobino, teatro di rivendicazioni popolari contro le usurpazioni dei signori feudali e l'eccessiva tassazione. Fiorente centro di società segrete, già sorte frequentemente nel periodo napoleonico, percorsa poi da varie rivolte tra il 1820-1821 e il 1848, spesso più economiche che propriamente politiche, la Basilicata entrò a far parte del regno d'Italia dopo la liberazione da parte di Garibaldi (1860). Ma fu allora ch'essa vide esplodere tutti i suoi antichi e violenti contrasti sociali nel fenomeno del brigantaggio, spesso fomentato dai Borboni spodestati; la repressione cruenta del 1861-1865 non venne in alcun modo accompagnata da provvedimenti atti a risanare la situazione ulteriormente aggravatasi, forse più che altrove nel Mezzogiorno, per la concorrenza del Nord industriale. Soltanto nel 1904 una legge speciale per la Basilicata tentò di far fronte ad alcuni dei più urgenti problemi della regione, tradizionalmente in coda allo sviluppo economico, del reddito pro capite, dell'istruzione pubblica. Ma soprattutto dall'emigrazione, che spopolò alcune zone, riuscirono a trarre beneficio le popolazioni della Basilicata, la quale nel 1932 riprese il vecchio nome classico di Lucania, conservandolo fino al 1945. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, fu tra le prime regioni italiane occupate, quasi senza colpo ferire, dagli Alleati.

 

bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001