IL'Abruzzo
è prevalentemente montuoso; la sezione sudoccidentale è costituita
dall'Appennino Abruzzese, la più ampia, elevata e compatta massa montuosa della
penisola, che si svolge dal passo di Torrita o colle della Serra (1.013 m) alla
bocca di Forlì (891 m), con una serie di poderosi massicci calcarei e
dolomitici, di catene parallele, di conche carsiche (dette comunemente piani)
talmente vaste da far parlare di "altopiano abruzzese". Si distinguono tre
serie di massicci e catene: una sul versante adriatico, una mediana sulla quale
decorre lo spartiacque e una terza dal lato tirrenico. Nella prima e non nella
seconda si trovano le vette più elevate (anomalia frequente nell'Appennino),
tra le quali spicca la cima dolomitica del Corno Grande (2.914 m), nel gruppo
del Gran Sasso, massima vetta dell'Appennino, che sovrasta l'unico ghiacciaio
della catena (ma il modellamento operato dai ghiacciai quaternari scende fino a
1.800 m). Tra l'Appennino e l'Adriatico si stendono le colline arenacee e
argillose del Subappennino Abruzzese, dalle forme generalmente arrotondate, ma
spesso interrotte da imponenti fenomeni di erosione (ad es., i calanchi
[localmente detti scrimoni] di Atri). I fiumi principali (Aterno-Pescara 145 km, Tronto 93 km,
Sangro 115 km) presentano un tronco superiore in valle longitudinale, tra le
catene parallele, e uno inferiore in valle trasversale, raccordati quasi ad
angolo retto; se si esclude il lago di frana di Scanno, non esistono laghi
naturali, dato che quelli quaternari, che occupavano le conche carsiche, sono
ormai tutti asciutti (l'ultimo, il Fucino, fu prosciugato artificialmente e
definitivamente nel 1869). Un tipico clima di montagna, con frequenti precipitazioni
nevose, caratterizza i rilievi, mentre il clima delle conche è continentale e
quello del Subappennino è mediterraneo. A Chieti (330 m, presso il mare) la
temperatura media annua è di 15 °C, quella di gennaio di 5 °C, quella di luglio
di 25 °C; all'Aquila tali valori scendono rispettivamente a 12 °C, 2 °C e 22
°C, a Capracotta (1.421 m) a 8 °C, 0 °C e 18 °C. Ricchissime sono la flora e la fauna del parco nazionale
d'Abruzzo. La popolazione dell'Abruzzo, secondo il censimento del 1991,
è aumentata del 2,7% rispetto al 1981; tra il 1991 e il 1995 il tasso di
incremento è sceso all'1,7%. La densità media, pur non essendo elevata rispetto
alle altre regioni, è notevole se si considera la natura montuosa del terreno.
Sussistono comunque differenze notevoli tra le regioni costiere, in cui la
densità è superiore a 200 e in certi tratti anche a 300 ab. per km², e quelle
interne, in cui si raggiungono appena i 30-40 ab. per km²; una posizione
intermedia è occupata dalle valli fluviali e dalle principali conche
intermontane (in particolare è ben popolata la conca di Sulmona). La provincia
dell'Aquila, che è la più interna, ha la densità minore (60), mentre la densità
maggiore spetta a quella di Pescara (239). L'insediamento è essenzialmente
disperso (case sparse e piccoli villaggi) nel Subappennino, più accentrato sui
rilievi. La città più popolosa non è L'Aquila, capoluogo storico della regione,
situata in bella posizione a 721 m d'alt. (69.241 ab.), ma la moderna e
dinamica Pescara, che, favorita dalla posizione sul mare, ha superato i 100.000
ab. in pochi decenni (118.764); minore sviluppo hanno avuto Chieti (56.619 ab.)
e Teramo (52.099 ab.), che pure hanno un passato ricco di storia. La struttura
demografica attuale è caratterizzata dal crollo delle nascite e
dall'invecchiamento. Nel 1995 sono nati 11.250 bambini (tasso di natalità 8,5‰,
Campania 12,5‰). Le morti sono leggermente superiori alle nascite (tasso di
mortalità 9,9‰). Il flusso migratorio con l'estero si è però rovesciato: nel
1995 sono stati registrati 2.080 rimpatri contro 1.869 espatri. Anche dalle
altre regioni italiane si ha un numero di rientri superiore a quello dei nuovi
emigrati. Va ricordato però che rientrano soprattutto lavoratori anziani ormai
in pensione, mentre migliaia di giovani continuano ogni anno a lasciare
l'Abruzzo per Roma, l'Emilia-Romagna, la Lombardia. Il 16% della popolazione
abruzzese ha più di 64 anni. L'economia è basata sull'agricoltura, diffusa ovunque le
condizioni altimetriche lo permettono, ma particolarmente sviluppata nella
media e bassa parte delle valli, dove è praticata una notevole irrigazione.
L'Abruzzo realizza il 2,8% della produzione agricola nazionale. Le zone interne
producono specialmente barbabietole da zucchero, patate e foraggi, quelle
subappenniniche frumento, vino, olio e prodotti ortofrutticoli; per le carote
l'Abruzzo ha il secondo posto in Italia dopo la Sicilia (1.140.000 milioni di
q), per l'uva da tavola il terzo posto dopo la Puglia e la Sicilia (763.000 q
circa); notevoli le produzioni di tabacco e zafferano. Relativamente poco
sviluppato è l'allevamento bovino (103.000 capi) e suino (109.000):
rispettivamente 1,4% e 1,3% del totale nazionale. Maggiore è la consistenza
delle greggi di pecore: 468.000 capi, 4,3% del patrimonio ovino italiano. Negli
ultimi anni, però, si registra un aumento dell'allevamento bovino e un
decremento di quello ovino. Insieme con la coltivazione della vite, delle carote e degli
altri ortaggi, la pesca (con base soprattutto a Pescara) è uno dei settori
qualificanti dell'economia primaria dell'Abruzzo. Nei porti abruzzesi sbarcano
ogni anno circa 48.500 pesci, altre 13.600 molluschi e circa 8.000 crostacei. Le risorse minerarie comprendono petrolio (Alanno),
alluminio (Marsica e monte Velino), roccia asfaltica e marmo. Il grado di industrializzazione è modesto rispetto a quello
dell'Alta Italia (Nord, Toscana, Marche), ma superiore a quello delle altre
regioni del Sud. L'Abruzzo realizza l'1,9% della produzione industriale
nazionale. Nel panorama industriale coesistono grandi gruppi nazionali (FIAT,
ENI e Montedison) e industrie tradizionali (alimentari, tessili, ecc.) L'Abruzzo è una regione a forte specializzazione turistica,
realizza, infatti il 2,2% del fatturato turistico nazionale. Le forze di lavoro
sono costituite da 499.000 unità, di cui 451.000 occupati e 48.000 persone
disoccupate o in cerca di prima occupazione (tasso di disoccupazione: 9,6%).
40.000 sono gli occupati in agricoltura (8,8%), 150.000 nell'industria (33,2%)
e 261.000 nel terziario (57,8%). I più antichi resti preistorici nel territorio abruzzese,
rinvenuti soprattutto nella valle della Vibrata e sulla Maiella, sono
costituiti da strumenti litici del paleolitico inferiore (amigdale abbevilliane
e acheuleane e scheggioni clactoniani), da manufatti del paleolitico medio (musteriani
e levalloisiani) e da lame e raschiatoi risalenti al paleolitico superiore. Numerose sono le vestigia del neolitico, anch'esse
abbondanti nella valle della Vibrata (cultura di Ripoli); mentre a epoche più
tarde appartengono i resti della cultura di Conelle-Ortucchio (eneolitico) e di
quella appenninica (età del bronzo). All'età del ferro sono riferibili vaste
necropoli (Alfedena, Capestrano). Agli inizi della storia della penisola italica, l'Abruzzo
era abitato da varie tribù, indipendenti tra loro e di origine diversa: Vestini,
Marsi, Marrucini, Peligni, Frentani, ecc. Venuti in urto con i Romani e vinti
definitivamente nel 304 a.C., dopo molte e sanguinose guerre, entrarono in
alleanza con loro (301), con notevole beneficio demografico ed economico.
Tuttavia essi, e specialmente i Marsi, furono i promotori della guerra sociale
(90 a.C.) e offrirono una delle loro località più importanti, Corfinio, come
capitale dell'improvvisato Stato federale. Ottenuta la cittadinanza, le loro
sorti si confusero con quelle dell'Italia romana, facendo parte dapprima della
quarta regione augustea (Sabina Samnium) e, molto più tardi, della
provincia Valeria. La regione venne presto evangelizzata e vi fiorì un
monachesimo probabilmente autoctono ( V
sec.). I Longobardi, dopo averla devastata, l'aggregarono al ducato di Spoleto
(572), mentre l'antico Sannio (corrispondente a quello che più tardi si sarebbe
chiamato Molise) fece parte del ducato di Benevento. Quando il ducato di Spoleto fu conquistato dai Franchi,
l'Abruzzo ebbe una nuova organizzazione in contee e con la regione interna
centrale venne formato il comitato autonomo della Marsia o Marsica (843), con
sede a Celano. Infeudato nel XII sec. dal
papa Adriano IV al sovrano normanno Guglielmo I, l'Abruzzo entrò a far parte
del regno di Sicilia, passando quindi alla casa di Svevia. Federico II ne fece
una sola provincia (giustizierato), con capoluogo a Sulmona, e fondò
L'Aquila, destinata a primeggiare sugli altri centri della zona. Nelle lotte fra Federico II e la Chiesa (XIII
sec.), l'Abruzzo ebbe parte importante e qui, presso Tagliacozzo nella Marsica
(1268), si concluse anche l'estremo e sfortunato tentativo di Corradino di
Svevia contro Carlo d'Angiò. Sotto gli Angioini la regione fu annessa come
provincia al regno di Napoli, passando poi agli Aragonesi, in un seguito di
lotte turbinose (assedio dell'Aquila da parte di Fortebraccio di Montone). Alla calata di Carlo VIII e nelle successive guerre tra Francesi e Spagnoli,
l'Abruzzo si schierò con i Francesi, ma dovette infine sottomettersi alla
dominazione spagnola, dal XVI al
XVIII sec. Al principio del 1700 L'Aquila fu
devastata da un terremoto e per breve tempo, durante le lotte fra Austria e
Spagna per la successione spagnola, il paese fu occupato dagli Austriaci,
passando nel 1734 ai Borboni che lo tennero, tranne il breve periodo
napoleonico, fino al 1860. Da notare la resistenza opposta nel 1798-1799
dall'Abruzzo alle truppe francesi di Championnet, e la guerriglia che ne seguì
allorché venne proclamata la Repubblica Partenopea. Dopo l'unità ebbe uno dei
suoi focolai in Abruzzo il grave fenomeno del brigantaggio politico, stroncato
solo dopo una lunga campagna (assedio di Civitella).
bibliografia: Enciclopedia Rizzoli-Larousse 2001